Inutile illudersi. Anche se in Germania l’inflazione sembre allentare leggermente la morsa nell’Eurozona per adesso «non ci sono spazi per tagliare i tassi di interesse». Lo ha detto Axel Weber, presidente della Bundesbank (la Banca centrale tedesca) e consigliere della Banca centrale europea, all’agenzia Bloomberg, spiegando che la politica monetaria dell’Eurozona «è nel complesso dove dovrebbe essere e la discussione su un calo dei tassi in Europa è prematura». Anzi, l’orientamento della Bce, inoltre, è su basi «più accomodanti che non neutrali». Se le prospettive economiche, infatti, migliorassero un po’ verso la fine di quest’anno «o nel 2009 – ha detto Weber – che è anche la mia previsione, vedremo se sarà necessario agire». Il che significa che il falco di Francoforte preferisce lasciare balenare l’ipotesi che la Bce possa aumentare ancora il costo del danaro piuttosto che abbassarlo, una volta passata la nottata della bassa crescita di Eurolandia. La preoccupazione numero uno dei banchieri centrali, infatti, è stata e resta l’inflazione, che viaggia su valori doppi rispetto a quel fatidico 2% che corrisponde alla definizione accettata di stabilità dei prezzi. «Non sappiamo nemmeno – ha avvertito in conclusione Weber – se l’inflazione tornerà sotto il 2% nel 2010». Del resto un taglio ai tassi d’interesse da parte della Bce in questa fase delicatissima avrebbe l’effetto indesiderato di stimolare l’inflazione dell’Eurozona, ha confermato il membro italiano del Consiglio direttivo della Bce Lorenzo Bini Smaghi: «Se la banca centrale decidesse di stimolare l’economia abbassando i tassi d’interesse, questo avrebbe l’effetto di incrementare l’inflazione. Siamo sicuri di volerlo?», ha sottolineato Bini Smaghi in un’intervista, rilasciata a metà luglio, al periodico Conservatori Contemporanei di agosto-settembre. Bini Smaghi ha affermato che l’aumento del tasso d’interesse della Bce fissato a luglio al 4,25% era «la decisione da noi considerata più giusta per riportare l’inflazione al di sotto della soglia del 2%, come un anno e mezzo fa». Ed ha aggiunto che «non c’erano alternative, se si voleva evitare l’avvitamento della spirale dei prezzi. Non vogliamo ripetere gli errori del passato, in cui a pagare il costo dell’aggiustamento allo shock petrolifero sono stati i piccoli risparmiatori e i disoccupati. I cittadini sono scontenti dell’aumento della rata dei mutui, e avremmo di certo evitato di provocarla se fosse stato possibile. Ma se si lasciava aumentare l’inflazione, i tassi sarebbero poi aumentati ancora di più.». Il banchiere ha poi sottolineato che se «il tasso d’interesse è così basso, in confronto a precedenti esperienze storiche, soprattutto di fronte a uno shock come quello attuale, è grazie alla reputazione che si è conquistata la Bce. La gente tende a dimenticarsene, ma in occasione dei due precedenti shock petroliferi l’inflazione salì in modo drammatico e i risparmiatori vennero colpiti malamente». La sfida più importante che l’Eurotower dovrà fronteggiare nei prossimi anni? «Continuare ad assicurare la stabilità dei prezzi in un contesto economico globale difficile, in un’Europa in divenire che incontra crescenti difficoltà nel proseguire il processo di integrazione, allargandosi ai nuovi paesi. Ma se si guarda indietro a quello che è stato fatto in questi anni, non si può che esserne fieri. Fuori dall’Europa gli altri ci ammirano. Noi europei tendiamo ad essere sempre pessimisti e a non renderci conto dei nostri successi».
tratto da articolo del Sole24Ore del 27/08/2008
Altro che taglio dei tassi! La BCE non si fida delle quotazioni del petrolio e continua per la sua strada, nonostante le pressioni politiche. Indipendentemente dai cenni storici fatti da Bini Smaghi, vedremo alla fine chi dimostrerà di aver avuto ragione. Il fatto non è di poco conto, perchè la BCE, investita di un importante potere, si trova di fronte alla prima vera crisi a cui far fronte. Se avrà ragione, la sua credibilità ne sarà fortemente rafforzata. Diversamente, esiste il rischio che il suo ruolo in futuro possa cambiare o essere ridimensionato.
Timori inflazionistici soffiano sull’Euribor
27 05 2009Dopo quasi otto mesi di discesa praticamente ininterrotta che ha portato i tassi interbancari ai minimi storici, cinque sedute consecutive di risalita dei tassi interbancari sono un segnale da non sottovalutare. Due gli ordini di fattori che stanno deteminando questo cambio di rotta. «Si fa più concreto – spiega al Sole 24Ore.com Angelo Drusiani, responsabile gestioni di Banca Albertini Syz – il timore di un aumento dell’inflazione nei prossimi mesi, causato dalla forte immissione di liquidità nel sistema finanziario. Una ripresa dell’economia verso fine anno spingerebbe le quotazioni del petrolio e quindi anche l’indice dei prezzi». Punto numero due: «Il mercato – continua Drusiani – inizia a scontare il fatto che la Banca centrale europea potrebbe cambiare idea rispetto alle recenti analisi esposte dal presidente Trichet, secondo il quale i tassi all’1% potevano non essere il limite minimo». Secondo le previsioni di Aritma I.F. per il Sole24ore.com sui tassi a medio-lungo termine peserà la massa di debito pubblico che i governi hanno accumulato per fronteggiare la crisi.
Si, insomma… notizie non tanto carine per la futura rata del mutuo degli Italiani, soprattutto con l’aria che tira.
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