Un nuovo nome, un restyling al logo e una campagna pubblicitaria con un solo obiettivo: rassicurare. Questa la strategia di molte banche e finanziarie americane per recuperare la fiducia dei clienti, finita ai minimi storici per via della crisi finanziaria. Tra le società più colpite dagli scandali, diverse hanno scelto di «mettere in candeggina» la propra immagine, cambiando nome e logo, coniando nuovi slogan allo scopo di rendersi rassicurante agli occhi degli investitori. Il New York Times, in un lungo articolo, ha preso in esame diversi casi. Come ad esempio quello di Ally bank, un tempo conosciuta come Gmac Bank, braccio finanziario di General Motors (il colosso dell’auto Usa recentemente finito in bancarotta). Nel mese di maggio si è scelta il nuovo nome («Banca Alleata» cioè «una banca amica»), un nuovo logo, un nuovo slogan («Facciamo i soldi con te, non senza di te») e una campagna di spot televisivi per promuovere il nuovo brand (eccone un esempio). C’è poi Bank of America che dopo aver acquistato Countrywide Financial ha pensato bene di cancellare definitivamente il nome della finanziaria specializzata in mutui immobiliari (diventata un simbolo della crisi subprime). Basta aprire Countrywide.com per accorgersene. Il sito rimanda direttamente quello della controllante. Altro caso emblematico è quello di Aig (il colosso delle assicurazioni salvato dal crac grazie a 85 miliardi dei contribuenti americani) e il suo nuovo brand Aiu (American International Underwriters). C’è poi la RedneckBank, divisione online della Bank of the Wichitas. Redneck (la banca sudista) cerca un contatto diretto e leggero col cliente. Ha una mascotte (un cavallo), un sito internet decisamente insolito per un istituto di credito e uno slogan assolutamente originale: «Ecco a voi la banca divertente». «Prima è arrivato il salvataggio, adesso arriva la messa a lucido» commenta sarcastico il New York Times, che sottolinea l’importanza di un rilancio pubblicitario del marchio, troppo legato a vicende disastrose per molti investitori. Ben 10 banche sono state autorizzate dal Tesoro a restituire gli aiuti pubblici del Tarp (il piano salva-banche del Governo americano). Ma questo non basta per ripulire un’immagine ormai distorta. Secondo alcune stime ci vorranno almeno 20 anni prima che si dissipi la rabbia popolare e lo scetticismo nei confronti degli istituti di credito statunitensi. Funzionari della Casa Bianca hanno citato la mancanza di fiducia del pubblico come un problema centrale per l’industria. Studi di marketing hanno confermato che è crollato il valore di alcuni marchi bancari. È difficile per le banche sapere esattamente quanto si stia spostando l’umore del pubblico. Nel mese di gennaio, per esempio, Bank of America ha mandato in onda uno spot televisivo chiamato «andare avanti». Nello spot si aprono diverse porte: su un fienile, una cabina di pilotaggio di un aereo, ascensori, fabbriche. Un simbolo di come cambia il mondo e di come la banca può essere un’alleata nelle diverse scelte della vita. Altri giganti, come Citigroup, puntano sul basso profilo: meno pubblicità, maggiori investimenti in iniziative filantropiche e migliori relazioni con i media.
tratto da articolo del Sole24Ore del 10/06/2009
Ecco cosa succede quando, di fronte alla crisi bancaria più feroce di tutti i tempi, chi di dovere non ha il coraggio di muovere uno spillo. In tanti mesi neanche l’ombra di una riforma bancaria, ma solo tanta tanta moneta stampata dalle banche centrali. Finchè dura….. Grazie Bernanke
Un bell’articolo del
Moody’s ha tagliato l’outlook sulle banche italiane da stabile a negativo in seguito al dilagare della crisi finanziaria sull’economia reale con conseguenze negative sulla qualità degli asset e sulla redditività degli istituti di credito. «Il sistema bancario italiano, l’ultimo fra i big europei cui è stato attribuito un outlook negativo, si è dimostrato inizialmente più resistente alla crisi rispetto a quello di altri paesi grazie alla minor esposizione verso asset tossici e attività di investment banking e capital market. Tuttavia la crisi finanziaria adesso si è trasferita all’economia reale e, come conseguenza, gli indicatori delle banche italiane relativi alla qualità degli asset e alla redditività si sono deteriorati nel 2008 e probabilmente peggioreranno ulteriormente nel 2009 e nel 2010», ha dichiarato Carlo Gori, vice presidente e senior analyst di Moody’s. Nonostante Moody’s abbia rilevato che i fondamentali finanziari delle banche italiane siano peggiorati e potrebbero farlo ancora, l’agenzia di rating non prevede sarà necessario un forte intervento governativo nel sistema, come è invece stato fatto in altri Paesi europei. Comunque, sottolinea Moody’s, nonostante il cambio di outlook a negativo, il sistema bancario italiano resta uno dei settori finanziari in Europa meno colpito dall’attuale crisi.
Ve ne parlavo giusto qualche giorno fa in un mio
«Sulle
I contendenti di 
Dopo tanti mesi di crisi finanziaria e bancaria vengono ancora snocciolati dati sulla solidità delle banche italiane rispetto a quelle straniere: in realtà una discussione più inutile che altro. Ditemi voi se Unicredit è una banca italiana! Ha più di metà delle sua attività dislocate all’estero.

Banche italiane osservate speciali? Obama sbrigati a fare pulizia!
19 06 2009Circa metà delle banche e delle istituzioni finanziarie italiane (21, per la precisione) tenute sotto osservazione dall’agenzia di rating Moody’s rischiano di essere declassate, mentre per altri venti istituti di credito l’agenzia ha confermato i rating a lungo termine e sulla solidità finanziaria già assegnati. Due banche (Credito Valtellinese e Bancaperta) sono sotto osservazione per un possibile “upgrade”. Tra gli istituti sotto osservazione, Banca Monte dei Paschi e Banca Popolare di Milano, Banca Nazionale Del Lavoro, Banco Popolare, Banca CR Firenze. Ubi e Unicredit sono sotto osservazione solo per il rating di solidità finanziaria Bfsr. Confermati i giudizi su Intesa Sanpaolo.
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