Banche italiane osservate speciali? Obama sbrigati a fare pulizia!

19 06 2009

Ma la crisi non era finita?! Forse qualcuno sta cominciando a scovare la polvere sotto il tappeto…… e mentre Obama decide di fare una riforma del sistema (la vedremo col tempo, meglio tardi che mai), ecco quindi la notizia su Moody’s che mette sotto osservazione diverse banche italiane.

Circa metà delle banche e delle istituzioni finanziarie italiane (21, per la precisione) tenute sotto osservazione dall’agenzia di rating Moody’s rischiano di essere declassate, mentre per altri venti istituti di credito l’agenzia ha confermato i rating a lungo termine e sulla solidità finanziaria già assegnati. Due banche (Credito Valtellinese e Bancaperta) sono sotto osservazione per un possibile “upgrade”. Tra gli istituti sotto osservazione, Banca Monte dei Paschi e Banca Popolare di Milano, Banca Nazionale Del Lavoro, Banco Popolare, Banca CR Firenze. Ubi e Unicredit sono sotto osservazione solo per il rating di solidità finanziaria Bfsr. Confermati i giudizi su Intesa Sanpaolo.





Le banche si salvano, cambiano nome….. tanto paga pantalone!

11 06 2009

Un nuovo nome, un restyling al logo e una campagna pubblicitaria con un solo obiettivo: rassicurare. Questa la strategia di molte banche e finanziarie americane per recuperare la fiducia dei clienti, finita ai minimi storici per via della crisi finanziaria. Tra le società più colpite dagli scandali, diverse hanno scelto di «mettere in candeggina» la propra immagine, cambiando nome e logo, coniando nuovi slogan allo scopo di rendersi rassicurante agli occhi degli investitori. Il New York Times, in un lungo articolo, ha preso in esame diversi casi. Come ad esempio quello di Ally bank, un tempo conosciuta come Gmac Bank, braccio finanziario di General Motors (il colosso dell’auto Usa recentemente finito in bancarotta). Nel mese di maggio si è scelta il nuovo nome («Banca Alleata» cioè «una banca amica»), un nuovo logo, un nuovo slogan («Facciamo i soldi con te, non senza di te») e una campagna di spot televisivi per promuovere il nuovo brand (eccone un esempio).  C’è poi Bank of America che dopo aver acquistato Countrywide Financial ha pensato bene di cancellare definitivamente il nome della finanziaria specializzata in mutui immobiliari (diventata un simbolo della crisi subprime). Basta aprire Countrywide.com per accorgersene. Il sito rimanda direttamente quello della controllante. Altro caso emblematico è quello di Aig (il colosso delle assicurazioni salvato dal crac grazie a 85 miliardi dei contribuenti americani) e il suo nuovo brand Aiu (American International Underwriters). C’è poi la RedneckBank, divisione online della Bank of the Wichitas. Redneck (la banca sudista) cerca un contatto diretto e leggero col cliente. Ha una mascotte (un cavallo), un sito internet decisamente insolito per un istituto di credito e uno slogan assolutamente originale: «Ecco a voi la banca divertente».  «Prima è arrivato il salvataggio, adesso arriva la messa a lucido» commenta sarcastico il New York Times, che sottolinea l’importanza di un rilancio pubblicitario del marchio, troppo legato a vicende disastrose per molti investitori. Ben 10 banche sono state autorizzate dal Tesoro a restituire gli aiuti pubblici del Tarp (il piano salva-banche del Governo americano). Ma questo non basta per ripulire un’immagine ormai distorta. Secondo alcune stime ci vorranno almeno 20 anni prima che si dissipi la rabbia popolare e lo scetticismo nei confronti degli istituti di credito statunitensi.  Funzionari della Casa Bianca hanno citato la mancanza di fiducia del pubblico come un problema centrale per l’industria. Studi di marketing hanno confermato che è crollato il valore di alcuni marchi bancari. È difficile per le banche sapere esattamente quanto si stia spostando l’umore del pubblico. Nel mese di gennaio, per esempio, Bank of America ha mandato in onda uno spot televisivo chiamato «andare avanti». Nello spot si aprono diverse porte: su un fienile, una cabina di pilotaggio di un aereo, ascensori, fabbriche. Un simbolo di come cambia il mondo e di come la banca può essere un’alleata nelle diverse scelte della vita. Altri giganti, come Citigroup, puntano sul basso profilo: meno pubblicità, maggiori investimenti in iniziative filantropiche e migliori relazioni con i media.

tratto da articolo del Sole24Ore del 10/06/2009

Ecco cosa succede quando, di fronte alla crisi bancaria più feroce di tutti i tempi, chi di dovere non ha il coraggio di muovere uno spillo. In tanti mesi neanche l’ombra di una riforma bancaria, ma solo tanta tanta moneta stampata dalle banche centrali. Finchè dura….. Grazie Bernanke





Derivati…. in Comune

4 06 2009

Un bell’articolo del Sole24Ore in tema di derivati ed Enti Locali.

Ci sono quelli che hanno smesso di pagare e punto, come il comune di Acqui Terme. Ci sono quelli che hanno imboccato la strada della denuncia alla magistratura, ed è il caso dell’amministrazione di Milano. Altre vittime del più micidiale attacco alla finanza locale dell’ultimo decennio – ovvero il bombardamento di derivati venduti dalle banche di cui sono vittima i bilanci del 10% dei Comuni italiani oltre a una foltissima schiera di Province e Regioni (a fine marzo le perdite potenziali, complice il rialzo dei tassi a lungo termine, sono salite a oltre 47 miliardi di euro, fonte Bankitalia) – stanno traendo forza dalle deliberazioni della Corte dei Conti prodotte negli ultimi mesi. Va premesso che la Consob lo ha sostenuto a marzo in commissione al Senato: non tutti, ma certamente molti dei contratti firmati dagli enti con finalità di copertura dal rischio dei tassi erano utili soprattutto alle banche, che ne traevano vantaggi milionari in commissioni. Eppure un conto è sapere di avere ragione, altro è dimostrarlo. Nella giungla di possibili controffensive percorribili sul piano legale, perlopiù mirate a dimostrare la totale assenza di convenienza dei temibili interest rate swap per le amministrazioni locali, sembra farsi largo la tesi che un grimaldello potente sia la presenza di opzioni digital all’interno dei contratti. «La presenza di criticità all’interno dei contratti swap – spiega Marco Delzio, partner di Martingale Risk, società di consulenza indipendente – che siano le opzioni digital o più in generale le clausole che ne configurano la natura speculativa, rendono gli stessi incoerenti rispetto al principio di contenimento dei rischi finanziari dell’ente. Tali criticità possono costituire una leva importante che i Comuni possono azionare verso le banche per ottenere eventualmente l’annullamento delle posizioni in essere o comunque trarre una posizione di vantaggio verso una transazione». Le digital, in particolare, non sono previste dalla legge: sono state bollate come illegittime dalla Corte dei Conti (è il caso della deliberazione n.17/2008, riguardante il Comune di Pozzuoli), in quanto non previste dall’art.3 del D.M. 389/2003 e dalla successiva Circolare del Ministero dell’Economia del 27/05/2004. La magistratura contabile ha comunque richiamato più volte gli stessi amministratori locali, i quali rischiano di pagare di tasca propria, responsabili di avere intrapreso consapevolmente o meno un percorso avventuroso con denari dei contribuenti. «Non so se la sola presenza di digital possa portare in sé all’azzeramento dei contratti – spiega Paolo Bonolis, partner di Cms Adonnino Ascoli & Cavasola Scamoni, legal e tax firm esperta in derivati – . Nell’ottica più generale del contenzioso con la banca si deve far leva anche su aspetti come la falsa rappresentazione delle caratteristiche del contratto oppure sul fatto che spesso l’istituto che ha fatto da advisor ha poi concluso il contratto stesso. Ci sono poi le violazioni delle regole fissate dalla Consob e dal Testo unico della finanza». Di sicuro «le digital sono contra legem: i derivati, che di per sé non sono buoni o cattivi, non dovrebbero andare oltre la copertura di determinati rischi: la presenza delle opzioni digital ha spinto l’asticella troppo in alto». È accaduto così che dopo avere scambiato indebitamenti a tasso fisso con la Cassa depositi e prestiti (a rischio finanziario zero) con una forma di debito a tasso variabile (gli Interest rate swap, appunto) le amministrazioni pubbliche si siano esposte a fluttuazioni insospettabili. Passando, ad esempio, da pagamenti cedolari in migliaia di euro a emorragie da decine di milioni con rischi ipotetici di perdite per centinaia di milioni di qui a venti o trent’anni. «Abbiamo riscontrato – racconta Delzio – che molti contratti venduti dalle maggiori banche italiane contenevano opzioni digitali, sia nella forma di digital cap che di digital floor , anche successivamente al D.M. 389/2003. Le ingenti perdite, realizzate e potenziali, di alcuni enti locali sono effettivamente spiegabili attraverso la presenza di tali opzioni». Capaci, per dire, di vanificare le evoluzioni favorevoli del mercato come l’attuale calo dei tassi d’interesse Bce (Refi) e interbancari (Euribor). Una buona notizia, anche se nel quadro generale può sembrare un pannicello caldo, c’è: negli ultimi mesi molte amministrazioni hanno potuto rifiatare. «Il contenzioso – dice Bonolis – si è ridotto perché le banche non chiedono il pagamento dell’ultima cedola, quella di dicembre 2008, gravata dal picco dell’Euribor di un anno fa: hanno sospeso l’incasso in quanto aspettano una cedola più favorevole, grazie al calo dei tassi a breve, il prossimo 30 giugno. Forse chiederanno la differenza». Ma le amministrazioni non dovrebbero commettere l’errore di abbassare la guardia, accontentandosi di essere in attivo sulle cedole semestrali (che nulla hanno a che vedere con il mark-to-market, ovvero il costo di uscita a scadenza). «Un esame meticoloso dei prodotti – avverte Bonolis – sarebbe utile, andrebbero comunque sostituiti per chiudere o vendere la posizione». E la conferma arriva da casi concreti: «Il monitoraggio costante delle posizioni di alcuni comuni – conclude Delzio – come Telese Terme (Bn), Valledoria (Ss)e Recanati (Mc) ha permesso di estinguere alcuni contratti swap a costo zero oppure a costi assolutamente sopportabili, approfittando di situazioni di momentaneo ribasso delle curve forward e quindi di miglioramento del mark-to-market ».





Agenzie di rating: hanno ancora il coraggio di parlare

28 05 2009

Moody’s ha tagliato l’outlook sulle banche italiane da stabile a negativo in seguito al dilagare della crisi finanziaria sull’economia reale con conseguenze negative sulla qualità degli asset e sulla redditività degli istituti di credito. «Il sistema bancario italiano, l’ultimo fra i big europei cui è stato attribuito un outlook negativo, si è dimostrato inizialmente più resistente alla crisi rispetto a quello di altri paesi grazie alla minor esposizione verso asset tossici e attività di investment banking e capital market. Tuttavia la crisi finanziaria adesso si è trasferita all’economia reale e, come conseguenza, gli indicatori delle banche italiane relativi alla qualità degli asset e alla redditività si sono deteriorati nel 2008 e probabilmente peggioreranno ulteriormente nel 2009 e nel 2010», ha dichiarato Carlo Gori, vice presidente e senior analyst di Moody’s. Nonostante Moody’s abbia rilevato che i fondamentali finanziari delle banche italiane siano peggiorati e potrebbero farlo ancora, l’agenzia di rating non prevede sarà necessario un forte intervento governativo nel sistema, come è invece stato fatto in altri Paesi europei. Comunque, sottolinea Moody’s, nonostante il cambio di outlook a negativo, il sistema bancario italiano resta uno dei settori finanziari in Europa meno colpito dall’attuale crisi.

Il Sole24Ore ci ricorda come la solidità delle banche italiane abbia fatto registrare un peggioramento secondo le società di rating. Si, quelle stesse società di rating che tuttavia dovrebbe guardare un pò più alla Casa Bianca. Avranno mai il coraggio di mettere un outlook negativo sul debito pubblico americano?!?!? Con tutti i debiti che hanno gli Americani chiediamoci pure come fanno a mantenere la tripla A. Forse le agenzie di rating mettono già in conto il potere purificante dell’inflazione?





Timori inflazionistici soffiano sull’Euribor

27 05 2009

Ve ne parlavo giusto qualche giorno fa in un mio post…. ora ne parla anche il Sole24Ore (chissà se leggono questo blog?!).

Dopo quasi otto mesi di discesa praticamente ininterrotta che ha portato i tassi interbancari ai minimi storici, cinque sedute consecutive di risalita dei tassi interbancari sono un segnale da non sottovalutare. Due gli ordini di fattori che stanno deteminando questo cambio di rotta. «Si fa più concreto – spiega al Sole 24Ore.com Angelo Drusiani, responsabile gestioni di Banca Albertini Syz – il timore di un aumento dell’inflazione nei prossimi mesi, causato dalla forte immissione di liquidità nel sistema finanziario. Una ripresa dell’economia verso fine anno spingerebbe le quotazioni del petrolio e quindi anche l’indice dei prezzi». Punto numero due: «Il mercato – continua Drusiani – inizia a scontare il fatto che la Banca centrale europea potrebbe cambiare idea rispetto alle recenti analisi esposte dal presidente Trichet, secondo il quale i tassi all’1% potevano non essere il limite minimo». Secondo le previsioni di Aritma I.F. per il Sole24ore.com sui tassi a medio-lungo termine peserà la massa di debito pubblico che i governi hanno accumulato per fronteggiare la crisi.

Si, insomma… notizie non tanto carine per la futura rata del mutuo degli Italiani, soprattutto con l’aria che tira.





Le banche che finanziano….. Fiat e le proprie speculazioni?

26 05 2009

«Sulle banche c’è ancora molto da fare. Molti dati indicano un ritorno alla finanza fine a se stessa: aumenta la raccolta ma non aumentano gli impieghi per l’industria e le imprese, mentre crescono gli impieghi nel settore finanziario. Questo deve essere oggetto di un’ulteriore considerazione da parte di tutti noi». Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, intervenendo all’assemblea nazionale di Confcooperative.

Queste le parole di Tremonti sul Sole24Ore , proprio quando nella lotteria Opel le nostre care banche non vogliano far mancare la loro partecipazione: in quel caso gli interessa dare i finanziamenti (forse che ci vedano anche un interesse non propriamente economico?!?!).

P.S.: ma non dovevano finanziare l’economia reale in cambio dei Tremonti-bond?





Opel: la grande partita a poker…. con la vita dei dipendenti

25 05 2009

I contendenti di Opel cominciano a scoprire le carte (e gli scheletri negli armadi)? Da uno stralcio del Sole24Ore, prima mossa al Dott. Marchionne che parte con 2.000 esuberi (si, magari!).

Alla Bild am Sonntag l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha dichiarato che il Lingotto conta di mantenere almeno 23 mila dei 25 mila posti di lavoro Opel in Germania; «nel caso peggiore sarebbero al massimo 2 mila posti di lavoro a essere colpiti da un’integrazione di Opel in un gruppo unitario libero da debiti con la Fiat». Inoltre con le sinergie tra i due gruppi si avrebbe la possibilità di risparmiare 1,5 miliardi di euro che «consentiranno di restituire le garanzie statali entro 5 anni».





Euribor: finita la discesa?

25 05 2009

Ecco un buon motivo per stare all’erta: l’Euribor rimbalza…. un primo avvertimento sui rischi inflazionistici o semplicemente un rimbalzo tecnico? Ovviamente si tratta di un rilazo molto lieve. Comunque okkio alla rata del mutuo, soprattutto quando il mondo del lavoro è messo in un certo modo!





Banche estere in Italia: anche loro hanno capito come gira!

24 05 2009

Stralcio tratto da un’interessante articolo del Sole24Ore (leggete bene il finale!):

Le banche estere pagano lo sbilanciamento sull’investment banking, corporate e le aggregazioni imposte dalla crisi tagliano queste attività. Con riflessi occupazionali. Infatti non sono in discussione tutte le importanti realtà retail acquisite da Bnp Paribas, Credit Agricole, per citarne due, o le attività retail online come Ing e altri. L’aggancio al retail permette alle banche italiane di resistere meglio all’estero dove solo le big, in verità, avevano investito in modo consistente. Le aggregazioni vengono da lontano e si riflettono in Italia come in altri paesi. Le banche estere hanno portato in questi anni molta innovazione finanziaria, project financing, emissioni e tanto altro. Sarebbe un peccato se una piazza come Milano perdesse queste presenze. Forse hanno portato anche prodotti nocivi finiti nei portafogli di clienti….
Certo, nei tanti prodotti sfornati dall’innovazione finanziaria alcuni erano troppo rischiosi. Non è però giusto dimenticare le tante proposte che invece hanno funzionato bene e per tutti.





La solidità delle banche italiane? Parliamone!

23 05 2009

Dopo tanti mesi di crisi finanziaria e bancaria vengono ancora snocciolati dati sulla solidità delle banche italiane rispetto a quelle straniere: in realtà una discussione più inutile che altro. Ditemi voi se Unicredit è una banca italiana! Ha più di metà delle sua attività dislocate all’estero.
Un interessante articolo del Sole24Ore ci ricorda come le banche itlaiane invetano molto meno nelle attvità finanziarie e speculative, eessendo maggiormente presenti nel campo più classico dei finanziamenti (i cosiddetti “impieghi”), rispetto ai quali si potrebbero fare tanti discorsi rispetto all’attuale situazione. Un’analisi interessante, ma siamo sicuri che sia tutto lì? La vera risorsa sono i clienti privati, i depositanti, da cui le banche, specie se italiane, hanno imparato a trarre grandi profitti (vedi fondi, polizze, obbligazioni strutturate, ecc.).

I risparmiatori se ne sono accorti? Ovviamente no….. tranne quelli iscritti al nostro gruppo Facebook!