Il blog scritto solo da consulenti finanziari indipendenti

7 07 2009

Vi annuncio che è nato “Il blog di nafop… Bussola per il risparmiatore navigante”.

Uno spazio per approfondimenti, opinioni e commenti sul mondo dei risparmi e degli investimenti scritti esclusivamente da consulenti finanziari indipendenti iscirtti alla Nafop.

Ecco i miei primi articoli su questo nuovo blog (dal più recente al più vecchio):

- Care banche, siete pronte a fare l’asta per trovare nuovi clienti?

- Deflazione ed inflazione: dove siamo diretti?

- Madoff condannato!  E il resto della piramide?

- Obama (ci) salverà (dal)la finanza?

- ETF: attenzione ad immettere gli ordini di acquisto o vendita

- Occhio ai mercati sotto l’ombrellone





Banche estere in Italia: anche loro hanno capito come gira!

24 05 2009

Stralcio tratto da un’interessante articolo del Sole24Ore (leggete bene il finale!):

Le banche estere pagano lo sbilanciamento sull’investment banking, corporate e le aggregazioni imposte dalla crisi tagliano queste attività. Con riflessi occupazionali. Infatti non sono in discussione tutte le importanti realtà retail acquisite da Bnp Paribas, Credit Agricole, per citarne due, o le attività retail online come Ing e altri. L’aggancio al retail permette alle banche italiane di resistere meglio all’estero dove solo le big, in verità, avevano investito in modo consistente. Le aggregazioni vengono da lontano e si riflettono in Italia come in altri paesi. Le banche estere hanno portato in questi anni molta innovazione finanziaria, project financing, emissioni e tanto altro. Sarebbe un peccato se una piazza come Milano perdesse queste presenze. Forse hanno portato anche prodotti nocivi finiti nei portafogli di clienti….
Certo, nei tanti prodotti sfornati dall’innovazione finanziaria alcuni erano troppo rischiosi. Non è però giusto dimenticare le tante proposte che invece hanno funzionato bene e per tutti.





La solidità delle banche italiane? Parliamone!

23 05 2009

Dopo tanti mesi di crisi finanziaria e bancaria vengono ancora snocciolati dati sulla solidità delle banche italiane rispetto a quelle straniere: in realtà una discussione più inutile che altro. Ditemi voi se Unicredit è una banca italiana! Ha più di metà delle sua attività dislocate all’estero.
Un interessante articolo del Sole24Ore ci ricorda come le banche itlaiane invetano molto meno nelle attvità finanziarie e speculative, eessendo maggiormente presenti nel campo più classico dei finanziamenti (i cosiddetti “impieghi”), rispetto ai quali si potrebbero fare tanti discorsi rispetto all’attuale situazione. Un’analisi interessante, ma siamo sicuri che sia tutto lì? La vera risorsa sono i clienti privati, i depositanti, da cui le banche, specie se italiane, hanno imparato a trarre grandi profitti (vedi fondi, polizze, obbligazioni strutturate, ecc.).

I risparmiatori se ne sono accorti? Ovviamente no….. tranne quelli iscritti al nostro gruppo Facebook!





Riflettiamo…..

29 04 2009

Intanto molti Stati stanno pompando denaro dei contribuenti per sostenere le banche, e il livello del debito pubblico lievita: arriveremo a un punto in cui i titoli di Stato saranno emessi ma non troveranno compratori?
Questo non accadrà. Tuttavia ho suggerito al Tesoro Usa di emettere titoli di Stato a 100 anni, con un piano di ammortamento a partire dal 50° anno: a un certo punto della vita del titolo lo Stato inizia a pagare una quota capitale assieme agli interessi.

tratto da articolo del Sole24Ore del 29/04/2008

Il Sig. Fisher, a cui si deve questa risposta dimentica che un titolo di Stato a così lunga scadenza (in realtà irredimibile) esiste già, almeno da quando è sparita la convertibilità in oro…… e si chiama: MONETA! (pensateci bene!)





Facebook: la forza del web e dei risparmiatori consapevoli

25 04 2009

Cresce sempre di più il gruppo Facebook “Io vado dal consulente finanziario indipendente”.

Entra anche tu nel gruppo…. o continui a fidarti della tua banca?





Che Banca: scendono i rendimenti?

5 03 2009

In ribasso i rendimenti dei conti depositi. Che Banca! e ING Direct in prima fila nella riduzione dei tassi. Quelli base dei due rispettivi conto scendono rispettivamente al 2,60% e al 2% lordo. Come era prevedibili arrivano i ribassi dei tassi dei conti deposito. Nonostante le pubblicità continuano a promettere tassi allettanti i correntisti dei conti deposito ricevono comunicazioni riguardo al calo dei rendimenti dei conti sottoscritti. Nella fattispecie CheBanca! ha comunicato che a partire dal 13 marzo le condizioni saranno differenti e che il tasso base sarà del 2,60% lordo e che il tanto reclamizzato tasso del 4,70% per depositi vincolati a 12 mesi passerà, a partire dal 13 marzo, al 4,10%. In calo anche i rendimenti sui depositi vincolati a 3 e 6 mesi i cui tassi passeranno rispettivamente dal 3,60 al 3,10% e dal 4 al 3,50%. Ma la banca guidata da Christian Miccoli non è di certo l’unica a compiere tale operazione. Anche ING Direct, portata in auge proprio dallo stesso Miccoli, aveva già avviato una revisione al ribasso, infatti il tasso base a decorrere dal 22 febbraio era passato dal 3,00% al 2,50% lordo (dal 2,190% al 1,825% netto). E ora procederà a una nuova revisione. Infatti la società guidata da Bernd Geilen ha comunicato che viste le significative riduzioni dei tassi di riferimento in Europa dal 3 aprile 2009 il tasso base del Conto Arancio passera’ dall’attuale 2,50% al 2,00% lordo, escludendo i tassi promozionali. Insomma anche dai conti-depositi non ci si può aspettare un granché.

tratto da articolo di BlueRating del 4/3/2009.

Si tratta comunque di tassi piuttosto alti. Ma in verità c’è da cheidersi: “Se Mediobanca ci offre più del 4%, come può investire il denaro raccolto guadagnandoci? Forse foraggiando l’altra controllata “Compass” che fa prestiti personali?”. (It’s your money, stupid!)





Investire ed essere guardinghi

2 03 2009

Primo consiglio per evitare le truffe finanziarie: essere sempre guardinghi. “In molti casi alla base del raggiro c’è l’amicizia. E, sempre, c’è un rapporto di fiducia tra la vittima e il truffatore” racconta l’avvocato Roberto Vassalle di Mantova, uno dei legali più noti in Italia nel campo della difesa del risparmio. “A volte i promotori e i funzionari di banca infedeli sono addirittura parenti dei truffati. A Reggio Emilia mi sto occupando di tre clienti che hanno perso un totale di 1,5 milioni di euro fidandosi di un funzionario di banca che era un loro vicino di casa. Alla base della truffa c’era un rapporto di fiducia andato avanti per anni”. Proprio come nel caso Madoff? “Sì. Spesso vengono prodotti estratti conto falsi, mentre quelli veri sono domiciliati presso la banca e occultati al cliente” avverte Vassalle. Seconda avvertenza: non prendere per garantiti nemmeno i consigli, mai disinteressati, delle banche. Agli sportelli in molti casi vengono proposte forme di investimento complicate e rischiose, prodotti finanziari che di sua iniziativa il cliente non comprerebbe mai. Per esempio le obbligazioni strutturate, le polizze unit e index linked o i derivati per le imprese. Tutti strumenti che servono anzitutto a far guadagnare chi li vende.Terzo punto: occorre avere un’idea chiara di quello che si compra. “Attenzione agli ingredienti, bisogna sempre sapere quali titoli contiene il fondo o la polizza in cui s’investe” interviene l’avvocato Antonio Tanza di Lecce, vicepresidente nazionale dell’Adusbef, associazione di difesa degli utenti bancari. “Altrimenti si scopre magari che i prodotti sono titoli di stato travestiti. Per esempio, è composta per l’84 per cento da titoli di stato la polizza Scudo 42, offerta per risarcire i clienti che avevano titoli Lehman Brothers da parte dell’Unicredit Banca di Roma”. E quali sono le dimensioni delle truffe vere e proprie? Gli importi sono molto variabili, da 100 mila euro fino a 5 milioni. In molti casi si tratta di ammanchi provocati da promotori finanziari. Nel 2008 la Consob, la commissione che controlla le società e la borsa, ha radiato 45 promotori dall’albo, mentre per altri 43 ha adottato una sospensione sanzionatoria (da un minimo di un mese a un massimo di quattro). Inoltre in 31 casi la Consob ha segnalato all’autorità giudiziaria un’attività illecita da parte dei promotori. Comunque nel 2008 le truffe finanziarie sembrano leggermente diminuite dato che nel 2007 le radiazioni di promotori decise dalla Consob erano state 64, le sospensioni cautelari 25 e le sospensioni sanzionatorie 44. Tanza in questo senso consiglia di “accertarsi che si abbia a che fare effettivamente con un promotore, facendogli esibire il tesserino, e poi controllare sui siti della Banca d’Italia e della Consob che non sia stato sospeso o radiato”. Va aggiunto che, per fortuna, la legge italiana tutela i risparmiatori truffati: la banca risponde in solido del comportamento fraudolento di promotori finanziari e funzionari infedeli. “Certo, è rarissimo che la banca si faccia carico spontaneamente della perdita. In genere paga dopo l’iniziativa di un legale” avverte Vassalle, che ha ottenuto centinaia di sentenze favorevoli in cause per investimenti finanziari: è stato il primo avvocato in Italia a vincere in Cassazione sul caso dell’anatocismo (cioè gli interessi sugli interessi, giudicati illegittimi) e sull’uso di piazza (un altro sistema con cui le banche tosavano i clienti applicando tassi più alti). Ha pure ottenuto, nel 2004, la prima condanna di un istituto di credito costretto a rimborsare i tango bond argentini. Per quanto riguarda le truffe orchestrate da promotori e funzionari, secondo Vassalle “metà delle cause si risolve con transazioni, mentre nel 50 per cento dei casi si deve arrivare a sentenza. E se è provata la responsabilità del promotore o del funzionario, la banca perde sempre”.Attenzione, però, a quelle che Tanza definisce “le truffe più pericolose, perché organizzate con la complicità dei direttori delle filiali bancarie che presentano promotori esterni, spesso proponendo prodotti completamente inadeguati”. Ma quali sono i tipi di truffa orchestrati dai piccoli Madoff all’italiana? I metodi sono due: il primo è il più semplice, con il promotore che si appropria il denaro versato dal risparmiatore facendosi dare contanti o assegni intestati a lui anziché alla banca. Il secondo sistema, ed è il più ricorrente, è quello in cui il promotore per occultare le perdite architetta nuove operazioni sempre più a rischio, in genere dando ai clienti estratti conto falsi.Non sono solo i promotori a truffare gli investitori. Racconta Vassalle: “Ho avuto un caso a Firenze in cui l’infedeltà era da parte dei funzionari della banca e ho già ottenuto tre sentenze favorevoli, per diversi clienti, con obbligo della banca a restituire complessivamente oltre 1 milione di euro. Per la stessa vicenda ci sono ulteriori cause in corso”. In definitiva, quali sono i consigli per evitare brutte sorprese? Tanza raccomanda: “Non bisogna mai firmare subito il contratto, ma farsi consegnare il prospetto e studiarselo con calma a casa. E poi, nel modulo che si compila per verificare che il rischio sia adeguato, un trucco per evitare fregature è indicare sempre un profilo molto cautelativo. In questo modo sarà lo stesso computer della banca a evitare i prodotti più rischiosi”. Vassalle consiglia di “rivolgersi a consulenti indipendenti che non eseguono direttamente gli investimenti”. Insomma, per non cadere in trappola meglio distinguere i ruoli di chi consiglia e di chi opera sul mercato.

tratto da articolo di Panorama del 2/3/2009

La consulenza finanziaria indipendente è sempre più una realtà, anche nella tutela dei risparmiatori da eventuali truffe.

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Gli ETF? Alle banche piacciono!

16 02 2009

Quotato a Wall Street, non necessariamente di un’emittente Yankee e specializzato sugli indici Usa ma anche sui mercati emergenti. E’ questo l’identikit degli Etf che piacciono agli investitori istituzionali mondiali. E che quelli italiani stanno riscoprendo. La fotografia emerge da una ricerca condotta da Barclays Global Investors a livello mondiale, sull’utilizzo dei replicanti trattati in Usa. Se alla fine del 1997 solo quattro fondi tricolore avevano inserito questi strumenti all’interno delle loro strategie, a settembre dell’anno scorso erano 15. Il dato del 2008, tuttavia, non rappresenta il massimo storico. Fra la fine del 2000 e dicembre 2003 il numero dei gestori italiani che ha utilizzato Etf quotati in Usa è salito progressivamente fino a 25, per poi calare in corrispondenza dell’avvicinarsi e dell’esplodere dell’attuale crisi dei mercati. E se, come in passato, il Belpaese seguirà l’esempio Usa (dove negli ultimi mesi l’utilizzo di questo prodotto è aumentato), allora il numero potrebbe crescere ancora. Per quanto riguarda l’analisi a livello globale, negli ultimi 12 anni il numero di investitori istituzionali che ha deciso di utilizzare Etf quotati in America è cresciuto del 1.389%. Nei primi nove mesi del 2008, 2.457 professionisti dei mercati hanno inserito uno o più replicanti trattati a Wall Street nei loro portafogli. “Molti investitori istituzionali hanno accettato l’idea che gli Etf siano uno strumento utile e versatile per investire in azioni, avere un nocciolo duro di asset e fare delle allocation strategiche”, spiega lo studio Barclays Global Investors. “Sono spesso una valida alternativa all’uso dei future. Sono utilizzati per avere esposizione sull’equity, ma anche su comparti, mercati e indici particolari”. Nel terzo trimestre dell’anno scorso i maggiori fruitori di Etf quotati a Wall Street (l’89% del totale) si trovavano in Usa (1.876), Gran Bretagna (95), Canada (85), Spagna (62) e Svizzera (59). Gli italiani si sono piazzati al 15esimo posto, dietro Lussemburgo e Cile. I consulenti sono stati la categoria più numerosa di acquirenti (72%). La crescita, negli ultimi 12 anni, è stata del 26,1%. E’ aumentato anche l’interesse da parte degli hedge fund. I fondi speculativi sono attualmente al secondo posto fra i più interessati agli Etf Usa (16% e +36,81 all’anno dal 1997). “La crescita nell’uso dei replicanti è stata spinta soprattutto da investitori che non vogliono avere a che fare con i rischi specifici delle azioni come la trasparenza dei bilanci e la crescita degli utili”, continua lo studio. “Ma anche da coloro che cercano un’alternativa di investimento a basso costo”.

tratto dal sito di Morningstar del 9/2/2009

Ma se alle banche piace tanto investire in ETF, come mai non consigliano frequentemente questo strumento anche ai loro clienti? Ovviamente non voglio fare di tutte le erbe un fascio; comunque molti risparmiatori non sanno ancora cosa sono.





Poste Vita sotto accusa a “Mi Manda Rai3″

16 02 2009

Diffidare anche dei consigli della Posta? Bancoposta è come la banca?

A voi ogni giudizio!





Profumo, JP Morgan e l’interesse dei loro clienti

2 02 2009

Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit dal World Economic Forum di Davos a proposito della funzione delle banche: «la cosa importante è vendere il giusto rischio al giusto cliente». «Siamo come le industrie farmaceutiche, solo che non c’è il dottore che prescrive il prodotto e siamo noi stessi che abbiamo anche questo ruolo». Lo dice Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit parlando della funzione delle banche. «Qualsiasi prodotto una banca vende, sta vendendo del rischio. La cosa importante è vendere il giusto rischio al giusto cliente», sottolinea parlando al World Economic Forum di Davos da dove respinge l’idea che le banche possano diventare utility. «Per definizione noi gestiamo il rischio. Non possiamo essere utility perchè il nostro business è molto più complicato». E «se le banche fossero nazionalizzate e diventassero una public utility si distruggerebbe molto del loro valore nella società». Per chiarire la metafora tra industria farmaceutica e banche con queste ultime che rivestono anche la funzione di medico, Profumo precisa: «è chiaro che tra questi due ruoli, ci sono elementi di grigio, regolati dal Mifid», cioè dalla direttiva europea che fissa i criteri che gli operatori finanziari devono seguire nel collocare i prodotti. La supervisione globale? Secondo l’amministratore delegato di Unicredit è difficile da attuare. «In Europa -spiega – dobbiamo fare un passo in avanti e più sforzi per integrare le attività di supervisione del sistema bancario, che non deve essere di ogni paese ma europea. Muoversi su un piano più vasto, come quello globale, credo invece che sia impossibile, perchè non ci sono contribuenti globali, mentre può esserci un contribuente europeo». Alessandro Profumo ha poi sottolineato come il suo istituto, con presenza per l’80% in Italia, Germania, Austria e Polonia sia una «banca europea, non italiana».

tratto da articolo del Sole24Ore del 02/02/2009.

Certo che è davvero imbarazzante, che, ancora oggi, si debba ascoltare il parere di un banchiere quando si tratta di discutere del futuro dell’economia mondiale e di come si fa consulenza ai risparmiatori. Intanto, si è appreso in questi giorni come la grande banca americana JPMorgan abbia liquidato le proprie posizioni nei fondi Madoff, senza aver consigliato i propri clienti di fare altrettanto: leggete qui!