Il blog scritto solo da consulenti finanziari indipendenti

7 07 2009

Vi annuncio che è nato “Il blog di nafop… Bussola per il risparmiatore navigante”.

Uno spazio per approfondimenti, opinioni e commenti sul mondo dei risparmi e degli investimenti scritti esclusivamente da consulenti finanziari indipendenti iscirtti alla Nafop.

Ecco i miei primi articoli su questo nuovo blog (dal più recente al più vecchio):

- Care banche, siete pronte a fare l’asta per trovare nuovi clienti?

- Deflazione ed inflazione: dove siamo diretti?

- Madoff condannato!  E il resto della piramide?

- Obama (ci) salverà (dal)la finanza?

- ETF: attenzione ad immettere gli ordini di acquisto o vendita

- Occhio ai mercati sotto l’ombrellone





Banche italiane osservate speciali? Obama sbrigati a fare pulizia!

19 06 2009

Ma la crisi non era finita?! Forse qualcuno sta cominciando a scovare la polvere sotto il tappeto…… e mentre Obama decide di fare una riforma del sistema (la vedremo col tempo, meglio tardi che mai), ecco quindi la notizia su Moody’s che mette sotto osservazione diverse banche italiane.

Circa metà delle banche e delle istituzioni finanziarie italiane (21, per la precisione) tenute sotto osservazione dall’agenzia di rating Moody’s rischiano di essere declassate, mentre per altri venti istituti di credito l’agenzia ha confermato i rating a lungo termine e sulla solidità finanziaria già assegnati. Due banche (Credito Valtellinese e Bancaperta) sono sotto osservazione per un possibile “upgrade”. Tra gli istituti sotto osservazione, Banca Monte dei Paschi e Banca Popolare di Milano, Banca Nazionale Del Lavoro, Banco Popolare, Banca CR Firenze. Ubi e Unicredit sono sotto osservazione solo per il rating di solidità finanziaria Bfsr. Confermati i giudizi su Intesa Sanpaolo.





Intanto qualcuno scommette sull’inflazione per fare grandi guadagni

16 06 2009

E’ il caso di South36, hedge fund la cui strategia consiste nello sfruttare eventi rari a proprio favore: dopo aver fatto già in passato importanti performance, ora puntano sull’iperinflazione. Ecco l’articolo!

36 South Investment Managers Ltd., whose Black Swan Fund gained 234 percent in 2008, is raising money for a new hedge fund, betting that government efforts to pump money into economies could result in hyperinflation. The Excelsior Fund targets returns that will be five times the average annual rate of inflation of the Group of Five economies — France, Germany, Japan, the U.K. and the U.S. — should the rate exceed 5 percent, Jerry Haworth, co-founder of the firm, said yesterday. Raising $100 million for the fund would be a “good” amount, he said. “There is a sharply increased risk of greater than 5 percent inflation starting from now,” Haworth said in a telephone interview from London. “We are in the lag period between when the seeds of inflation are sown and when their off- spring, that is higher prices, are evident for all to see.” U.S. President Barack Obama is selling record amounts of debt to try to end the steepest U.S. recession in 50 years, while Japanese Prime Minister Taro Aso has unveiled three stimulus packages worth 25 trillion yen ($261 billion) since taking office in September. Governments around the world selling record amounts of debt may devalue currencies against assets and spark inflation. Most investors are underestimating the risk of inflation, Haworth said. Consumer prices in the U.S., the world’s largest economy, are set to rise 1.7 percent next year, following a 0.6 percent decline this year, according to the median of 70 economists surveyed by Bloomberg.

Inflation Risk. “There is certainly talk about inflation but people might think of inflation at 5 percent or 6 percent,” Zimbabwean-born Haworth said. “We’re talking 5, 10, 15, 20 percent or more.” Investor Marc Faber said on May 27 he was “100 percent sure” that U.S. prices may increase at rates “close to” Zimbabwe’s gains, and the U.S. economy will enter “hyperinflation” because the Federal Reserve will be reluctant to raise interest rates. Zimbabwe’s inflation rate reached 231 million percent in July, the last annual rate published by the statistics office. Universa Investments LP, the hedge-fund firm advised by “Black Swan” author Nassim Taleb, is also adding a strategy betting that stimulus efforts won’t prevent deflation or could result in hyperinflation. Inflation will likely be “very low” through 2010, said Alvin Liew, an economist at Standard Chartered Plc in Singapore. There will only be “a risk of very high inflation” starting in 2011 if governments fail to rein in “those excesses that they did to stimulate the economy in the near future,” he said. “For now, I will be more concerned about how sustainable the growth recovery path is,” Liew said. “When we move into the later part of 2010, investors should pay more attention to inflation.”

Options.36 South’s Excelsior Fund will buy long-dated options it considers cheap and that “stand a good chance of outperforming in an inflationary environment,” Haworth said. Options are contracts to buy or sell a security by a certain date at a specific price. The fund will wager on an increase in commodity and equity prices, bond yields and increased currency volatility. “It’s a very high-risk, high-return fund,” said Haworth, who has been trading derivatives for more than 20 years as the former head of equity derivatives at Johannesburg-based Investec Ltd., and co-founder of Peregrine Holdings Ltd., a South African money manager and stockbroker. The firm will be marketing the fund in the next three months. 36 South has closed its Black Swan Fund, which bet on risk- aversion events, and returned the money to investors after profiting from last year’s global markets rout. Returns on the inflation fund “could be even higher than the Black Swan Fund though the likelihood is smaller as options are more expensive than they were when the Black Swan positions were bought,” Haworth said.





Marchionne la sa lunga

22 05 2009

Sergio Marchionne è indubbiamente un manager di grande intelligenza, e soprattutto, sembra conoscere i meccanismi della finanza, quelli veri, non certo quelli che si studiano sui banchi polverosi dell’università.

Essì, perchè il Dott. Marchionne è forse consapevole della grande difficoltà del momento. Il settore automobilistico, fondando la propria attività sull’utilizzo di grandi e costosi impianti non può reggere a gravi shock della domanda, nonostante la possibilità di usare la cassa integrazione e nonostante il progresso tecnologico che ha reso più “flessibili” gli stessi impianti.

In una crisi come questa molti hanno compreso come il problema vero stia nell’entità della domanda, anche di automobili. Del resto non ci saranno tutti gli anni incentivi alla rottamazione e quindi sarà più difficile vendere nuove macchine nei prossimi anni, anche se ci fosse una grande ripresa economica: quanti di voi vogliono comprarsi una terza macchina in famiglia?

Ecco quindi che il buon Marchionne vede l’opportunità di entrare in Chrysler (e magari in Opel) come una mossa per sopravvivere in un settore dove qualcuno dovrà pur soccombere. In questo contesto la vecchia Fiat, che di soldini non ne ha poi molti, si trova però tra le mani una merce di scambio interessante: la sua tecnologia motoristica, magari poco raffinata, ma che in questo clima di austerity sembrano molto appetibili per consumi (ed ecologia), soprattuto per la Casa Bianca.

Eh bravo Marchionne, la mossa più difficile è però ancora in corso.  Se riuscirà a portare a casa la preda Opel dovrà riuscire a ridurre il numero di impianti installati…. o pensate per caso di comprarvi una terza macchina?

Detto questo, il manager del Lingotto incomincia già a vendere tutte queste belle aspettative fiorite negli ultimi mesi…. già, si prepara uno spin-off del settore auto, da quotare a parte….. per far uscire il gruppo Fiat , magari a buon prezzo, da un business difficile, quello a quattro ruote, per buttarsi poi in qualcosa di più remunerativo.





A fare il banchiere non si paga mai

19 04 2009

L’amministratore delegato di una delle public company responsabili della crisi dei subprime sarà a capo del piano di salvataggio delle banche statunitensi. E’ una carriera singolare quella di Herb Allison, 65 anni, ex numero uno di Fannie Mae, scelto dall’amministrazione di Barack Obama come responsabile dell’attuazione del piano da 700 miliardi di dollari. Ad annunciarlo è stata la Casa Bianca. Va detto, però, che Allison è stato insediato a settembre a capo di Fannie Mae quando l’agenzia è passata alle dirette dipendenze del Tesoro Usa. Ora la sua nomina dovrà essere confermata dal Senato prima che Allison possa succedere a Neel Kashkari come sottosegretario al Tesoro per la stabilità finanziaria, un ruolo che gli consentirà di sovrintendere diversi programmi federali di salvataggio del mercato del credito, di quello immobiliare e dell’industria dell’auto e di lavorare come consulente del Segretario al Tesoro Tim Geithner. Al posto di Allison a Fannie Mae andrà l’attuale responsabile operativo, Michael Williams. In precedenza Allison è stato 25 anni in Merrill Lynch, prima di diventare amministratore delegato di Tiaa-Cref, uno dei colossi statunitensi dei fondi pensione.

tratto da articolo del Sole24Ore del 19/04/2009

Affidereste la guida di un aeroplano a chi ha contribuito in passato a farne precipitare uno (bello grosso)??? Forse si, ma solo se lavorate nel mondo della finanza….. o fate politica.





Geithner parla, Roubini risponde!

27 03 2009

Dopo i massicci interventi del Governo e della Federal Reserve per evitare il tracollo di grandi banche e assicurazioni, bisogna cambiare musica. Un passo ineludibile per il nuovo corso della Casa Bianca in vista del G-20 di Londra, dove gli Stati Uniti andranno per non abdicare al ruolo di leader dell’economia mondiale. Ed ecco che il segretario al Tesoro Timothy Geithner è tornato a chiedere con forza un profondo cambiamento del quadro regolamentare. Obiettivo: mettere sotto il controllo di un’authority federale unica il sistema finanziario degli Stati Uniti ed evitare nuove frodi e scandali, costati centinaia di miliardi ai contribuenti. Nel mirino dell’amministrazione Obama non solo le banche, ma anche – e questa sarebbe una novità assoluta – hedge funds (per i quali si prevede l’introduzione di un obbligo di registrazione), fondi di private equity, e mercato dei derivati non regolamentati (i cosiddetti Otc, over-the-counter, che hanno aggravato la crisi amplificando il rischio sistemico). In più si pensa a nuovi standard, ovviamente al ribasso, per i compensi degli executive. Il nuovo “guardiano del rischio” dovrebbe avere poteri sufficienti, è la tesi di Geithner, per costringere le società a rafforzare il proprio capitale o ridurre l’indebitamento, eventualmente assumendone il controllo nel caso in cui finissero in acque tempestose. Per Geithner, che è intervenuto in audizione davanti alla Commissione Servizi finanziari della Camera, il Governo dovrebbe avere sulle società finanziarie non bancarie poteri simili a quelli che la Fdic, la Federal Deposit Insurance Corporation, ha sulle banche: tra questi la possibilità di assumere il controllo, di acquisire i crediti in sofferenza e altri asset illiquidi e di vendere alla concorrenza gli asset in bonis. «Quel che serve – ha specificato il ministro – è una riforma complessiva: non qualche piccolo aggiustamento in corsa, ma nuove regole del gioco». Si corre contro il tempo: in questo momento l’amministrazione Obama può contare sul fatto che gli americani sono molto arrabbiati con Wall Street. Ancora di più dopo lo scandalo dei bonus milionari di Aig, il colosso assicurativo salvato dal fallimento con un fiume di denaro pubblico (180 miliardi di dollari) mentre premiava lautamente i manager (218 milioni in tutto) nonostante il tracollo. D’altra parte Geithner deve fare i conti con le forti resistenze del mondo finanziario a un consistente ridimensionamento. Non solo. Il Governo degli Stati Uniti intende affrontare anche il problema della complessa interconnessione dei mercati globali: per questo nei piani di Geithner c’è anche un’accelerazione sul piano della cooperazione internazionale su aspetti delicati e controversi come i paradisi fiscali e le centrali mondiali del riciclaggio. «I casi Lehman Brothers e Aig hanno messo in luce ampie mancanze del nostro sistema finanzario – ha detto tra l’altro Geithner – dobbiamo fare in modo che il nostro Paese non debba affrontare questa situazione mai più». Il segretario al Tesoro ha detto che le conseguenze dell’azione spregiudicata del colosso assicurativo, ancor oggi protagonista negativo delle cronache finanziarie, «contengono una tragica ingiustizia di base: quelli che sono stati prudenti e responsabili nelle loro scelte personali e professionali vengono colpiti dalle azioni di coloro che hanno agito senza prudenza e con meno attenzione». A queste parole ha fatto eco il numero uno della Banca Centrale Usa, Ben Bernanke, evidenziando che se a settembre, quando sono venuti alla luce tutti i problemi di Aig, il Governo avesse avuto i poteri chiesti da Geithner, la società sarebbe stata commissariata e le autorità sarebbero state in grado di «risolvere i problemi», proteggendo i clienti assicurati. «Ci saremmo trovati in una situazione di gran lunga migliore di quella in cui ci troviamo ora», ha detto ancora il presidente della Federal Reserve, aggiungendo che non si sarebbero ovviamente mai visti i bonus a sette cifre pagati di recente ai top manager.

tratto da articolo del Sole24Ore del 26/03/2009

Tutti pronti ad un nuovo rally? Verso l’alto o verso il basso? Roubini ha un ‘idea chiara, come potete leggere in un bell’articolo su Bloomberg. Di seguito ecco il video dell’intervista.





Cara Cina, ti piacciono ancora i Treasury?

13 03 2009

Il primo creditore degli Stati Uniti è preoccupato sulla tenuta delle finanze del Tesoro Usa. «Ad essere onesti qualche timore ce l’ho» ha detto il premier cinese Wen Jiabao. Per questo ha chiesto agli Stati Uniti di «mantenere una buona qualità del credito, di onorare le promesse e di salvaguardare i nostri investimenti». La Cina è il primo acquirente al mondo di bond americani. E gli Stati Uniti sono il primo mercato di esportazioni per le loro merci a basso costo. La Cina continua a comprare titoli di stato perché non può permettersi che l’economia americana crolli. Gli investitori cinesi, al 31 dicembre dell’anno scorso, ne avevano in portafoglio qualcosa come 696 miliardi di dollari (il 46% in più rispetto al 2007). Ma i rendimenti dei titoli di stato americani sono calati notevolmente dopo che Barack Obama, ne ha collocato sul mercato in gran quantità per finanziare il piano da 787 miliardi di dollari di stimolo all’economia. E la preoccupazione del premier cinese si spiega anche perché la crisi ha iniziato a colpire pesantemente anche il gigante asiatico. Il Governo di Pechino quindi intende stanziare ingenti risorse per rilanciare l’economia nel tentativo di mantenere quest’anno il tasso di crescita all’8%. «In ogni momento – ha detto il primo ministro durante una conferenza stampa – possiamo presentare politiche di stimolo all’economia: siamo preparati all’eventualità di difficoltà più gravi». Per il momento, Pechino conferma l’obiettivo di un incremento del Pil all’8%: «Penso – ha aggiunto il premier – che raggiungere questo obiettivo sia difficile ma possibile con numerosi sforzi».

tratto da articolo del Sole24Ore del 13/03/2009

Ecco un elemento da tenere bene in considerazione. Per quanto tempo l’economia cinese si sentirà tranquilla a finanziare il Tesoro Americano? Sicuramente vanno messi in conto aspetti di politica internazionale che permetteranno al meccanismo di durare ancora, ma per quanto tempo? Credo che chi prevede un ulteriore rafforzamento del dollaro sull’euro dovranno fare molta attenzione.

P.S.: intanto Panorama ci racconta dei problemi dei Simpson nella crisi finanziaria. Mah!!!!!!!!





McCain non usa il bancomat?

9 03 2009

Il senatore repubblicano chiede un messaggio forte al mercato, mentre secondo quanto scrive Fortune, sarebbe pronto il nuovo piano di salvataggio del governo. John McCain, senatore repubblicano sconfitto da Barack Obama nella corsa alla Casa Bianca, critica il piano del governo americano per il salvataggio delle grandi banche statunitensi. «Penso che debba essere presa una decisione difficile e credo che questa decisione sia di lasciar fallire alcune banche», ha dichiarato a Fox News Sunday. Ciò mentre la rivista americana Fortune anticipa che è in arrivo al Congresso un progetto di legge che consegna alla Fdic, l’Agenzia federale americana per l’assicurazione dei depositi, la temporanea autorità di prendere in prestito d al governo più di 500 mila dollari per assicurare i depositi, a fine anno il limite era di 250 mila dollari. La norma è funzionale ad agevolare il piano di rilancio del sistema bancario americano. Il messaggio di McCain ha fatto eco a un altro intervento di un uomo chiave del congresso americano, sempre di espressione repubblicana, ossia Richard Shelby, membro di alto di spicco del Banking Committee. «Se queste banche sono morte, seppelliamole», ha affermato Shelby al programma dell’Abc “This Week” aggiungendo: «Seppelliamo le piccole banche. Ma dovremmo valutare l’opportunità di sotterrarne una di quelle grandi per mandare un messaggio forte al mercato». Né McCain né Shelby hanno fatto riferimento a casi specifici o a banche particolari ma quando è stato fatto il nome di Citigroup, Shelby ha risposto: «Continua a essere un figlio problematico». Proprio nei giorni scorsi, il valore del titolo Citi è sceso per la prima volta sotto la soglia di un dollaro, toccando un minimo di 0,986 dollari, salvo poi recuperare. La società, che ha visto la capitalizzazione ridursi dagli oltre 270 miliardi di dollari di due anni fa ai circa 5,4 miliardi di dollari attuali, è penalizzata dai continui timori sul settore bancario e sulla sua effettiva capacità di evitare la nazionalizzazione.

tratto da articolo del Sole24Ore dell’8/9/2009

Beh, a quanto pare il Sig. McCain non usa il Bancomat; quindi non è preoccupato di come potrebbe pagarsi il caffè qualora Citigroup o un’altra banca del genere dovesse fallire (portare i libri in tribunale e fermare la propria operatività). E’ più probabile che non abbia il coraggio di proporre o votare lo smembramento delle banche per come sono ora e fare una sana separazione tra mele marce e mele buone! Non dimentichiamo che dobbiamo mangiare e le mele fanno bene.

P.S.: chissà, magari lui investirà con il social lending su Zopa dopo aver letto l’articolo di Panorama.





Separare (salvare) la banca tradizionale (e noi tutti) dalla banca speculativa (il banchiere fallito e cinico)

7 03 2009

«Lo Stato incoraggia e tutela il risparmio, disciplina e controlla l’esercizio del credito». È attorno alla citazione dell’articolo 47 della Costituzione («In questo momento il più importante») che si muove l’intervento del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, nel suo intervento ad un congresso sul futuro delle piccole e medie imprese a Busto Arsizio. Il ministro ha citato il testo dell’articolo, chiarendo che il Governo non pretende «che le banche smettano di fare le banche», ma che facciano qualcosa in più con i nuovi strumenti». Secondo Tremonti è necessario salvare le famiglie, il lavoro, le imprese e la parte buona delle banche. «Ma non possiamo salvare i banchieri falliti anche se è quello che si tenta di fare in troppe parti del mondo», ha detto il ministro, aggiungendo con una battuta che le banche dovrebbero agire con la saggezza del “bonus pater familias”, quando invece «troppe volte in banca si è pensato più al bonus che alle famiglie». Mercoledì prossimo, ha spiegato il responsabile dell’Economia, il ministro dell’Interno Maroni incontrerà tutti i prefetti d’Italia per spiegare il funzionamento dell’osservatorio per il credito, affinchè i cosidetti Tremonti-Bond possano effettivamente raggiungere il loro scopo e finanziare le imprese. «Per evitare che le banche si tengano questi fondi – ha spiegato Tremonti – attiveremo osservatori per il credito, che riguarderanno tutte le banche e non solo quelle che hanno richiesto i bond. Questo non significa – ha spiegato – commissariare le banche, ma significa trasparenza ed evidenza». Il ministro ha chiarito che i prefetti non avranno il potere di dominare sugli istituti di credito: «Al tavolo siederanno industriali, sindacati, camere di commercio ed anche la stampa: non saranno tavoli di scontro ma di incontro in cui si cercheranno soluzioni», ha aggiunto il ministro. Tremonti, infine, ha ribadito la volontà del Governo di preservare «la coesione sociale e conservare l’apparato industriale», ma ha anche ammonito la stampa, d’intesa con il presidente del Consiglio Berlusconi, a non produrre allarmismo: «I media stanno producendo un effetto distorsivo di sfiducia, una delle basi per andare avanti è smettere di farci del male».

tratto da articolo del Sole24Ore del 7/9/2009

Anche il Ministro ell’Economai comincia a distinguere. Il fatto di dire che non si possono salvare tutti può sembrare causa di scenari tragici: default, dissesti, ecc.. In realtà, se riflettiamo bene, ciò che conta davvero è salvare “la parte buona delle banche”, quella che fornisce il credito alle imprese, al mondo che produce e che fa andare avanti l’economia: Del resto chiediamoci: “E’ davvero un problema se fallisce la divisione di una banca che si occupa di fare speculazioni sui mercati finanziari?” Secondo me no e come il sottoscritto comincia  a pensarla così anche chi consiglia da vicino il Presidente Obama (leggete questa notizia in inglese da Bloomberg)!

Separariamo l’attività bancaria tradizionale (depositi e prestiti) dall’attività di finanza speculativa/creativa!





Nazionalizzazioni, da bisbigliare….

26 02 2009

Mentre Obama presenta la bozza per la finanziaria del 2010, che dovrebbe vedere un deficit pari a circa il 12% del Pil (numeri mai visti dopo la seconda guerra mondiale), la discussione sulle nazionalizzazioni sembra essersi quasi assopito: si tratta di un discorso accantonato appositamente dai Governi per evitare un effetto annuncio negativo o di una reale volontà? Spero sinceramente nel primo scenario: del resto se il contribuente mette tanti bei soldini dentro alle banche per salvarle, perchè mai non dovrebbe rivendicarne la proprietà o quanto meno il controllo?! Pensateci bene! Cosa succederebbe se il vostro ristorante andasse in malora? Qualcuno vi salverebbe dal fallimento? Probabilmente no, ma se proprio un “cavaliere bianco” dovesse venirvi in soccorso con il proprio denaro, credo che cambierebbe le insegne e non vi farebbe lavorare nemmeno per servire ai tavoli.