Ehm….. vogliamo parlare di signoraggio?
Ehm….. vogliamo parlare di signoraggio?
Ve ne parlavo giusto qualche giorno fa in un mio post…. ora ne parla anche il Sole24Ore (chissà se leggono questo blog?!).
Dopo quasi otto mesi di discesa praticamente ininterrotta che ha portato i tassi interbancari ai minimi storici, cinque sedute consecutive di risalita dei tassi interbancari sono un segnale da non sottovalutare. Due gli ordini di fattori che stanno deteminando questo cambio di rotta. «Si fa più concreto – spiega al Sole 24Ore.com Angelo Drusiani, responsabile gestioni di Banca Albertini Syz – il timore di un aumento dell’inflazione nei prossimi mesi, causato dalla forte immissione di liquidità nel sistema finanziario. Una ripresa dell’economia verso fine anno spingerebbe le quotazioni del petrolio e quindi anche l’indice dei prezzi». Punto numero due: «Il mercato – continua Drusiani – inizia a scontare il fatto che la Banca centrale europea potrebbe cambiare idea rispetto alle recenti analisi esposte dal presidente Trichet, secondo il quale i tassi all’1% potevano non essere il limite minimo». Secondo le previsioni di Aritma I.F. per il Sole24ore.com sui tassi a medio-lungo termine peserà la massa di debito pubblico che i governi hanno accumulato per fronteggiare la crisi.
Si, insomma… notizie non tanto carine per la futura rata del mutuo degli Italiani, soprattutto con l’aria che tira.
«Sulle banche c’è ancora molto da fare. Molti dati indicano un ritorno alla finanza fine a se stessa: aumenta la raccolta ma non aumentano gli impieghi per l’industria e le imprese, mentre crescono gli impieghi nel settore finanziario. Questo deve essere oggetto di un’ulteriore considerazione da parte di tutti noi». Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, intervenendo all’assemblea nazionale di Confcooperative.
Queste le parole di Tremonti sul Sole24Ore , proprio quando nella lotteria Opel le nostre care banche non vogliano far mancare la loro partecipazione: in quel caso gli interessa dare i finanziamenti (forse che ci vedano anche un interesse non propriamente economico?!?!).
P.S.: ma non dovevano finanziare l’economia reale in cambio dei Tremonti-bond?
Ecco un buon motivo per stare all’erta: l’Euribor rimbalza…. un primo avvertimento sui rischi inflazionistici o semplicemente un rimbalzo tecnico? Ovviamente si tratta di un rilazo molto lieve. Comunque okkio alla rata del mutuo, soprattutto quando il mondo del lavoro è messo in un certo modo!

Se l’erano vista brutta….. quando i tassi sembravano continuare la loro ascesa….. poi la crisi….. ed ecco qua! (l’altra faccia della medaglia nell’andamento del’Euribor a 3 mesi).
Nel frattempo Tremonti sembra voler dare una strigliata alle banche per i tassi troppo alti sui finanziamenti. Sarà mica la solita pantomima? A proposito, ma la portabilità che fine ha fatto?



Domanda
(Eugenio, 14 marzo) Ho intenzione di intraprendere un’azione di portabilità per il mio mutuo verso la banca con cui ho rapporti quasi quotidiani di lavoro. Mi chiedo se la banca uscente ha facoltà di respingere la richiesta di portabilità, o se questa è un mio diritto a tutti gli effetti. Vi sono inoltre delle tempistiche a cui le banche devono attenersi per completare l’iter di portabilità?
Risposta
La banca uscente non può opporsi alla surroga del mutuo ed è proprio questo lo spirito principale del Decreto Bersani. In teoria si può richiedere direttamente alla nuova banca di effettuare la portabilità senza necessità di rivolgersi alla banca originaria. Quanto ai tempi di realizzazione di una simile operazione, dopo un avvio abbastanza complicato, la situazione sembra essere migliorata negli ultimi mesi. Questo anche grazie all’introduzione di una procedura di colloquio elettronico che consente, in maniera rapida ed efficiente, lo scambio di informazioni tra le due banche sull’importo del debito residuo del mutuo in essere e sulla data di possibile formalizzazione dell’operazione. Di norma, scrive “Pattichiari” (Consorzio a cui aderiscono le principali banche italiane), entro 10 giorni lavorativi dalla ricezione della richiesta da parte della banca originaria, anche il mutuatario stesso potrà conoscere le informazioni scambiate fra le banche e fissare la data di formalizzazione dell’operazione di trasferimento del mutuo. Alcuni mutuatari testimoniano tuttavia il persistere di tempi lunghi (si parla di diversi mesi) per l’attuazione dell’operazione di surroga.
tratto dal sito del Sole24Ore del 16/03/2009
Nuovo significativo ribasso per i tassi Euribor con il contratto a tre mesi sceso oggi sotto la soglia del 4% assestandosi al 3,97% dal 4,021% della rilevazione di venerdì. Non scendeva sotto la quota del 4% dal 12 aprile 2007 quando il contratto fu fissato al 3,968%. In flessione anche il contratto a un mese (al 3,484% dal 3,543%) e quello a sei mesi (al 4,02% dal 4,065%). Due i fattori che contribuiscono alla continua flessione dei tassi che ormai scendono da circa sette settimane dopo aver toccato il massimo il 9 di ottobre. In primo luogo, proprio dagli inizi di ottobre, la Bce ha tolto il limite sulle aste accettando di soddisfare tutte le richieste in arrivo dalle banche. Gli istituti bancari dunque non fanno più conto principalmente sul mercato dell’interbancario per soddisfare le proprie esigenze di liquidità, ma guardano all’Eurotower che ha già fatto sapere di voler continuare con la strategia attuale anche dopo la scadenza di fine anno e almeno fino al 20 gennaio. In secondo luogo il mercato interbancario mette già in conto un nuovo deciso intervento sul costo del denaro da parte della Bce a dicembre: appare certo un taglio minimo di 50 punti base al 2,75% ma in molti puntano su una misura ancor più decisa, pari a 75 punti base al 2,50%.
tratto da articolo del Sole24Ore del 24 novembre 2008
Il termometro della crisi finanziaria sembra scendere al di sotto di una soglia importante, ma forse è più l’effetto del taglio dei tassi BCE, atteso tra pochi giorni, piuttosto che il sintomo di una crisi in via di risoluzione. Ancora manca all’appello il capitolo delle carte di credito che ha reso American Express tra le società bancarie/finanziarie più rischiose sul mercato: colpa dei tanti finanziamenti concessi tramite le molteplici carte di credito presenti nel portafoglio di molti consumatori americani.
Intanto un pò di sollievo per i mutui!!!!!!!!!!!!!!
Con un taglio di mezzo la Banca centrale americana ha portato i Fed Funds all’1 per cento e il tasso di sconto all’1,25 per cento, cioè ai minimi dal 2003, quando occorreva rilanciare l’America ferita dagli attacchi dell’11 settembre contro le Torri Gemelle e il Pentagono. La Borsa, dopo il rally di martedì, ha salutato prima con un solido rialzo la decisione della Federal Reserve per poi chiudere in rosso, con il Dow Jones in perdita di quasi l’un per cento, dato che molte perplessità rimangono. Non è detto infatti che la banche, visti i rischi ancora esistenti dopo la devastante crisi dei mutui che le ha messe in ginocchio, torneranno a concedere crediti con maggiore facilità. In giornata l’ipotesi di un taglio ha fatto volare gli indici a Piazza Affari: il Mibtel ha recuperato l’8,48% (15.874 punti) e lo S&P/Mib il 9,87% (20.466 punti) mettendo a segno il secondo miglior balzo di sempre. Il tutto mentre alcuni dei titoli a maggiore capitalizzazione sono stati costretti alle sospensioni per eccesso di rialzo, con gli investitori che sono tornati a posizionarsi sul mercato. Tra questi Fiat, Telecom, UniCredit, Intesa SanPaolo ed Eni. Complessivamente sono cresciuti anche gli scambi che hanno raggiunto 923 milioni di azioni, per un controvalore di quasi 3 miliardi di euro. Secondo il Wall Street Journal, il presidente della Fed, Ben Bernanke, che insegna alla prestigiosa università di Princeton, ha studiato da vicino il caso del Giappone, dove alcuni anni or sono la politica dei tassi d’interesse zero non era riuscita a rilanciare la macchina economica. Tutti gli occhi sono ora rivolti verso la produzione economica, che ha subito un sicuro rallentamento. Domani verranno pubblicati i primi risultati sul prodotto interno lordo (Pil) del terzo trimestre, e si parla di un calo di mezzo punto. A questo punto la parola che è ormai su tutte le labbra, cioè “recessione”, verrà finalmente pronunciata ad alta voce e non più soltanto sussurrata, come è successo fino ad oggi. L’economia statunitense ha registrato un “marcato rallentamento”, afferma la Fed motivando così la decisione odierna, presa all’unanimità, vista anche la gelata dei consumi privati. Nel comunicato diffuso in serata la Fed ha sottolineato che “le recenti misure, incluso il taglio odierno, le riduzioni coordinate del costo del denaro da parte delle banche centrali, gli straordinari interventi a sostegno della liquidità e i passi ufficiali per rafforzare il sistema finanziario dovrebbero riuscire col tempo a migliorare le condizioni del credito e promuovere il ritorno a una moderata crescita economica”. Paradossalmente, il livello del costo del denaro è tornato a quello dell’era di Alan Greenspan, molto criticato ultimamente e considerato da alcuni esperti (e politici) uno dei responsabili della crisi attuale, attraverso la sua politica quasi anarchica di deregulation e i bassi tassi di interesse. Secondo i nemici di Greenspan sarebbe stato proprio il basso costo del denaro ad avere incoraggiato il moltiplicarsi di operazioni a rischio come i mutui subprime, e il conseguente scoppio della ‘bolla’. Dopo aver abbassato all’1 per cento nel giugno 2003 i tassi, la Fed ne ha mantenuto stabile il livello per un anno per poi operare una serie di rialzi consecutivi che in poco tempo lo hanno portato addirittura al 5,25 per cento. A settembre dell’anno scorso il costo del denaro ha iniziato progressivamente a scendere per tentare di arginare la grande crisi scoppiata in seguito.
tratto da articolo di Panorama del 29/10/2008
I paragoni sono ormai facili e inevitabili. non mancano analogie sia sulle cause che sugli effetti. In molte cose la crisi finanziaria attuale ricorda quella giapponese: la bomba immobiliare innanzitutto e il taglio forsennato dei tassi ufficiali come tentato rimedio. Forse non è finita qui: non è da escludere che, alla luce di tassi interbancari ancora molto scostati da quelli ufficiali delle banche centrali, la strada da percorrere per arrivare ai “tassi zero” debba essere interamnte portata a termine. Intanto, il Giappone, a distanza di quasi 20 anni dalla sua crisi interna, non è ancora uscito dal tunnel: crescita stentata, rischio deflazione, borse che non hanno mai recuperato interamente dai massimi della bolla degli anni Ottanta.
Intanto le prossime decisioni spetteranno alla BCE: per il 6 novembre potrebbe arrivare un nuovo taglio dei tassi: ma in questo caso i “tassi zero” sono ancora molto lontani.
Sono tra gli strumenti preferiti dalle famiglie italiane che li hanno riscoperti dopo un periodo di oblìo (anche per l’aggressiva – e tutt’altro che disinteressata – campagna di marketing del sistema bancario), che li prediligono per la loro semplicità, l’aliquota fiscale ridotta e il breve orizzonte temporale. Tanto che, negli ultimi mesi, complice anche la crisi finanziaria che ha scatenato la corsa agli investimenti liquidi, hanno messo a segno una crescita a doppia cifra. Ma i pronti contro termine non sono esenti da rischi (peraltro sinora solo ipotetici), non sono garantiti, non sono vigilati e soprattutto da mesi non tutelano il capitale dal l’inflazione. I pronti contro termine sono contratti (tradizionalmente della durata da uno a sei mesi, massimo un anno) in cui una banca riceve liquidità contro la vendita di titoli (di solito di Stato), impegnandosi al contempo con il cliente al loro riacquisto a termine e a un prezzo prefissato, che incorpora un rendimento. Secondo gli ultimi dati trasmessi dall’Associazione bancaria italiana, da gennaio del 2007 al giugno scorso la massa di liquidità allocata in p/t è aumentata quasi di un quarto, passando da poco meno di 97,5 a oltre 118,7 miliardi di euro. Un tasso di crescita più che doppio rispetto a quello medio della raccolta bancaria a breve che ha portato il “peso” di questi strumenti a un settimo del totale. Ma nelle ultime settimane, secondo numerosi operatori, i p/t hanno vissuto un boom che solo tra qualche giorno sarà nei radar delle statistiche del Centro studi Abi che elaborano i dati della Banca d’Italia. Da un lato, il crollo delle Borse ha scatenato tra i risparmiatori la ricerca di investimenti liquidi a breve termine: esattamente l’identikit dei p/t. Dall’altro, la crisi di fiducia tra gli operatori del credito ha esposto le banche all’”infarto” del mercato interbancario: l’esaurimento della liquidità ha sparato alle stelle il tasso Euribor, aumentando in modo esponenziale i costi di raccolta. Così gli istituti hanno potenziato una poderosa campagna di marketing che, tra p/t tradizionali, proposti allo sportello, e la loro versione hi-tech, presentata sui conti online, ha riportato in alto la raccolta. Un’operazione win-win, dunque? Non proprio. Come si può osservare dalla tabella in basso, che riporta dati Istat e Abi, i rendimenti dei pronti contro termine, pur situandosi nella fascia alta di quelli offerti dagli strumenti di liquidità, sono comunque inferiori all’andamento medio dell’Euribor (quello, per intenderci, ai quali sono agganciate le rate dei mutui a tasso variabile). Insomma, se il risparmiatore riceve un rendimento allettante, gli istituti di credito hanno una convenienza ancora maggiore, perché i p/t consentono loro di finanziarsi a tassi più bassi di quelli del mercato interbancario.
Ma sul fronte dei tassi c’è anche un altro problema: da maggio in avanti i rendimenti dei pronti contro termine, al netto dell’aliquota fiscale ridotta (al 12,5% invece del 27% di altre forme di investimento, come i libretti postali ordinari), hanno perso regolarmente la gara con l’inflazione. Il capitale, quindi, non è garantito dall’erosione del carovita. Un’area, quella delle garanzie, che presenta altre note dolenti. Se la Banca d’Italia vigila le banche e dunque l’uso dei pronti contro termine come strumenti di raccolta, questi contratti però non passano sotto la lente della Consob perché, in base alle norme sulla Mifid, non rientrano tra gli investimenti dotati di un prospetto. Inoltre, siccome non si tratta di depositi bancari ma di forme di investimento, non godono delle tutele del Fondo interbancario di garanzia.
tratto da articolo del Sole24Ore del 16/10/2008
Insomma se si vuole fare un pronti contro termine è bene sapere qual è il titolo sottostante: un Titolo di Stato o magarai un’obbligazione bancaria? A fronte di un’eventuale insolvenza della banca, costituisce un elemento di valutazione fondamentale.
Nel frattempo, nonostante l’ulteriore calo delle borse, causato dall’imminente fase di recessione economica, l’Euribor scende ancora di qualche centesimo: buon segno per la tenuta del sistema economico-finanziario mondiale, nonchè per i mutui a tasso variabile di tante famiglie.
Le banche si salvano, cambiano nome….. tanto paga pantalone!
11 06 2009tratto da articolo del Sole24Ore del 10/06/2009
Ecco cosa succede quando, di fronte alla crisi bancaria più feroce di tutti i tempi, chi di dovere non ha il coraggio di muovere uno spillo. In tanti mesi neanche l’ombra di una riforma bancaria, ma solo tanta tanta moneta stampata dalle banche centrali. Finchè dura….. Grazie Bernanke
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