Ma l’oro dove va?

12 06 2009

In questi ultimi mesi ha sorpreso molti analisti. Nonostante sia da sempre considerato un bene rifugio, l’oro ha visto crescere le proprie quotazioni parallelamente a quanto accaduto nei mercati azionari. Proprio come questi ultimi, l’oro si trova ora ad un bivio e la recente trendline non è infatti lontana, anzi!

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Agenzie di rating: hanno ancora il coraggio di parlare

28 05 2009

Moody’s ha tagliato l’outlook sulle banche italiane da stabile a negativo in seguito al dilagare della crisi finanziaria sull’economia reale con conseguenze negative sulla qualità degli asset e sulla redditività degli istituti di credito. «Il sistema bancario italiano, l’ultimo fra i big europei cui è stato attribuito un outlook negativo, si è dimostrato inizialmente più resistente alla crisi rispetto a quello di altri paesi grazie alla minor esposizione verso asset tossici e attività di investment banking e capital market. Tuttavia la crisi finanziaria adesso si è trasferita all’economia reale e, come conseguenza, gli indicatori delle banche italiane relativi alla qualità degli asset e alla redditività si sono deteriorati nel 2008 e probabilmente peggioreranno ulteriormente nel 2009 e nel 2010», ha dichiarato Carlo Gori, vice presidente e senior analyst di Moody’s. Nonostante Moody’s abbia rilevato che i fondamentali finanziari delle banche italiane siano peggiorati e potrebbero farlo ancora, l’agenzia di rating non prevede sarà necessario un forte intervento governativo nel sistema, come è invece stato fatto in altri Paesi europei. Comunque, sottolinea Moody’s, nonostante il cambio di outlook a negativo, il sistema bancario italiano resta uno dei settori finanziari in Europa meno colpito dall’attuale crisi.

Il Sole24Ore ci ricorda come la solidità delle banche italiane abbia fatto registrare un peggioramento secondo le società di rating. Si, quelle stesse società di rating che tuttavia dovrebbe guardare un pò più alla Casa Bianca. Avranno mai il coraggio di mettere un outlook negativo sul debito pubblico americano?!?!? Con tutti i debiti che hanno gli Americani chiediamoci pure come fanno a mantenere la tripla A. Forse le agenzie di rating mettono già in conto il potere purificante dell’inflazione?





Timori inflazionistici soffiano sull’Euribor

27 05 2009

Ve ne parlavo giusto qualche giorno fa in un mio post…. ora ne parla anche il Sole24Ore (chissà se leggono questo blog?!).

Dopo quasi otto mesi di discesa praticamente ininterrotta che ha portato i tassi interbancari ai minimi storici, cinque sedute consecutive di risalita dei tassi interbancari sono un segnale da non sottovalutare. Due gli ordini di fattori che stanno deteminando questo cambio di rotta. «Si fa più concreto – spiega al Sole 24Ore.com Angelo Drusiani, responsabile gestioni di Banca Albertini Syz – il timore di un aumento dell’inflazione nei prossimi mesi, causato dalla forte immissione di liquidità nel sistema finanziario. Una ripresa dell’economia verso fine anno spingerebbe le quotazioni del petrolio e quindi anche l’indice dei prezzi». Punto numero due: «Il mercato – continua Drusiani – inizia a scontare il fatto che la Banca centrale europea potrebbe cambiare idea rispetto alle recenti analisi esposte dal presidente Trichet, secondo il quale i tassi all’1% potevano non essere il limite minimo». Secondo le previsioni di Aritma I.F. per il Sole24ore.com sui tassi a medio-lungo termine peserà la massa di debito pubblico che i governi hanno accumulato per fronteggiare la crisi.

Si, insomma… notizie non tanto carine per la futura rata del mutuo degli Italiani, soprattutto con l’aria che tira.





Euribor: finita la discesa?

25 05 2009

Ecco un buon motivo per stare all’erta: l’Euribor rimbalza…. un primo avvertimento sui rischi inflazionistici o semplicemente un rimbalzo tecnico? Ovviamente si tratta di un rilazo molto lieve. Comunque okkio alla rata del mutuo, soprattutto quando il mondo del lavoro è messo in un certo modo!





Marchionne la sa lunga

22 05 2009

Sergio Marchionne è indubbiamente un manager di grande intelligenza, e soprattutto, sembra conoscere i meccanismi della finanza, quelli veri, non certo quelli che si studiano sui banchi polverosi dell’università.

Essì, perchè il Dott. Marchionne è forse consapevole della grande difficoltà del momento. Il settore automobilistico, fondando la propria attività sull’utilizzo di grandi e costosi impianti non può reggere a gravi shock della domanda, nonostante la possibilità di usare la cassa integrazione e nonostante il progresso tecnologico che ha reso più “flessibili” gli stessi impianti.

In una crisi come questa molti hanno compreso come il problema vero stia nell’entità della domanda, anche di automobili. Del resto non ci saranno tutti gli anni incentivi alla rottamazione e quindi sarà più difficile vendere nuove macchine nei prossimi anni, anche se ci fosse una grande ripresa economica: quanti di voi vogliono comprarsi una terza macchina in famiglia?

Ecco quindi che il buon Marchionne vede l’opportunità di entrare in Chrysler (e magari in Opel) come una mossa per sopravvivere in un settore dove qualcuno dovrà pur soccombere. In questo contesto la vecchia Fiat, che di soldini non ne ha poi molti, si trova però tra le mani una merce di scambio interessante: la sua tecnologia motoristica, magari poco raffinata, ma che in questo clima di austerity sembrano molto appetibili per consumi (ed ecologia), soprattuto per la Casa Bianca.

Eh bravo Marchionne, la mossa più difficile è però ancora in corso.  Se riuscirà a portare a casa la preda Opel dovrà riuscire a ridurre il numero di impianti installati…. o pensate per caso di comprarvi una terza macchina?

Detto questo, il manager del Lingotto incomincia già a vendere tutte queste belle aspettative fiorite negli ultimi mesi…. già, si prepara uno spin-off del settore auto, da quotare a parte….. per far uscire il gruppo Fiat , magari a buon prezzo, da un business difficile, quello a quattro ruote, per buttarsi poi in qualcosa di più remunerativo.





Mercati finanziari ed economia reale: da leggere separatamente

12 05 2009

Il movimento azionario degli ultimi due mesi ha sorpreso molti analisti ed evidentemente molti di essi e forse alcuni istituzionali sono rammaricati e delusi per non aver potuto approfittare di un rialzo così importante: indubbiamente uno dei più rilevanti della storia in termini di variazione percentuale.

Allo stesso tempo gli stessi osservatori appaiono assai divisi sull’interpretazione e il valore da dare  a un rialzo di questo genere. C’è chi come l’economista Krugman (ecco l’articolo di Bloomberg) diffida dalla possibilità che anche l’economia reale possa rimbalzare così rapidamente dalla catastrofe alla quale sembrava destinata solo qualche mese fa.

In realtà ci si confonde spesso tra sacro e profano: in fondo i mercati azionari, spesso crogiuolo della speculazione, non sono lo specchio dell’economia reale…. soprattutto quando il mercato stesso è inondato di liquidità che qualche sbocco deve pur trovarlo. Ecco quindi che forse si dovrebbe guardare ai mercati finanziari per quello che sono, senza tirare alcuna conclusione sulla crisi finanziaria (peraltro non ancora conclusa).

Ecco un esempio di analisi tecnica sull’attuale mercato azionario (SPMIB): autore Maurizio Milano di Banca Sella, intervistato in questi giorni dal Sole24Ore. Riporto di seguito uno stralcio.Al di là dei grafici e commenti sul Mibtel, quale lo scenario per le blue chip di Piazza Affari? «L’S&PMib, come l’intera Borsa – risponde Milano -, è immerso in un quadro di fondo negativo. Anche se si tratta di uno dei rimbalzi tra i più ampi che io ricordi, resta comunque un Bear market rally - risponde Milano -. Ciò detto, riguardo all’S&PMib va fatto un distinguo dal Mibtel». Vale a dire? «La sua sovraperformance, negli ultimi due mesi, è da spiegarsi con il forte peso del settore finanziario: il comparto che ha originato la crisi ma anche il più “forte” nel recupero dai minimi di marzo». E quindi, quale il possibile futuro? «A livello settoriale c’è da aspettarsi una rotazione a favore degli industriali, energetici e utility». Riguardo, invece, ai livelli: quali da tenere sott’occhio? «C’è ancora spazio per crescere - risponde l’esperto di Banca Sella – L’obiettivo intermedio dei 21000 punti, picco massimo del 2009, è stato ormai raggiunto». Un valore, quindi, che non costituisce un tetto insormontabile… «Esatto – afferma Milano -. L’S&P Mib può salire ancora verso l’area 23300-24300 punti, con estensione poi verso 25000». Quest’ultimo livello è il valore dove l’S&P Mib viaggiava prima del grande crash di fine settembre. «E dove dovrebbe esserci, a mio avviso, il ripiegamento». Una retromarcia che, per mantenere comunque il carattere di bear market rally, non «dovrà portare le blue-chip sotto l’area dei 17000-18000 punti». Se questo accadrà, però, non vuole dire cha saranno tutte rose e fiori. Anzi. Non saremo entrati in un mercato Toro, bensì inizierà una lunga fase laterale. Un periodo caratterizzato, da molti alti e bassi, e un forte aumento della volatilità. «A quel punto – conclude Milano -, dopo avere assitito a una chiara fase di discesa, e un’altrettanto chiara fase di salita, il quadro si “sporcherà”. E ci sarà bisogno di maggiori competenze per evitare» inattese minusvalenze.





Riflettiamo…..

29 04 2009

Intanto molti Stati stanno pompando denaro dei contribuenti per sostenere le banche, e il livello del debito pubblico lievita: arriveremo a un punto in cui i titoli di Stato saranno emessi ma non troveranno compratori?
Questo non accadrà. Tuttavia ho suggerito al Tesoro Usa di emettere titoli di Stato a 100 anni, con un piano di ammortamento a partire dal 50° anno: a un certo punto della vita del titolo lo Stato inizia a pagare una quota capitale assieme agli interessi.

tratto da articolo del Sole24Ore del 29/04/2008

Il Sig. Fisher, a cui si deve questa risposta dimentica che un titolo di Stato a così lunga scadenza (in realtà irredimibile) esiste già, almeno da quando è sparita la convertibilità in oro…… e si chiama: MONETA! (pensateci bene!)





Cinesi preoccupati?

26 03 2009

La proposta cinese di sostituire il dollaro come «valuta di riserva» trova l’appoggio del direttore generale dell’Fmi. Per Dominique Strauss-Kahn la proposta di Pechino di far ricorso ai «diritti speciali di prelievo» (una moneta sovranazionale varata nel 1969 dal Fmi) è «interessante». Anche se, per discuterne «servirebbero diversi mesi».

L’iniziativa cinese. Gli Special Drawing Rights del Fondo Monetario Internazionale (diritti speciali di prelievo) sono una moneta sovranazionale varata nel 1969. Attualmente utilizzati solo come strumento contabile all’interno del Fondo e il suo valore è determinato da un paniere delle principali valute (dollaro, euro, yen e sterlina). Un Sdr vale circa 0,85 euro. Zhou Xiaochuan, governatore della Banca Centrale cinese ha proposto di utilizzarli, con alcune sostanziali modifiche così da renderli al passo con i tempi, al posto del dollaro. Un’idea esternata qualche settimana dopo che il premier cinese Wen Jiabao aveva espresso perplessità sulla tenuta delle finanze del Tesoro americano, destando scalpore, considerando che la Cina è il primo acquirente mondiale di titoli di Stato Usa. Geithner: «Il dollaro resterà la valuta di riserva dominante» Le esternazioni del numero uno del Fondo monetario Internazionale arrivano nel giorno in cui lo stesso segretatrio al Tesoro Usa Geithner ha ribadito che il dollaro «resterà la valuta di riserva dominante nel mondo». «Come paese faremo quanto necessario per assicurarci che ci sia fiducia nei nostri mercati finanziari» ha detto Geithner che comunque non si è detto pregiudizialmente contrario alla proposta cinese. «Capisco la proposta della Cina: si tratta di un’idea disegnata su un aumento dell’utilizzo degli Sdr del Fmi. Siamo abbastanza aperti su questo», dice Geithner, facendo scivolare immediatamente il dollaro, che nei minuti successivi alle sue dichiarazioni è arrivato a cedere l’1,3% nei confronti dell’euro. Brown: «La Cina usi le sue riserve per stimolare l’economia» Chi invece si è detto nettamente contrario alla proposta è il premier britannico Gordon Brown. «Non penso – ha detto – che al prossimo G20 avremo una lunga discussione sulla proposta di una nuova valuta globale». Un «problema più attuale» secondo Brown è quello di persuadere paesi come la Cina, l’India, il Giapone, la Corea del Sud ad utilizzare le loro consistenti riserve in valuta estera per stimolare l’economia.

tratto da articolo del Sole24Ore del 25/3/2009

Vi aggiungo solo questa riflessione: “La forza politica di un paese a livello internazionale non si traduce banalmente in una moneta forte, bensì nella capacità del paese di orientare il proprio cambio verso livelli desiderabili per la propria economia”. Crediamo davvero che gli Americani, pieni di debiti e con una bilancia commerciale disastrata, abbiano interesse ad un cambio verso euro e yen ai livelli attuali (un dollaro così forte!). Credo proprio di no….. e la Cina sembra confermare.





L’Euro e i paradossi della crisi.

22 02 2009

E’ un periodo davvero strano! La crisi economica sembra mettere in dubbio ogni nostra certezza e la cosa più incredibile è che vengono messe in discussione anche quelle opinioni generalmente negative che abbiamo sentito negli ultimi anni, ad esempio sull’Euro. Ma è davvero così?

Da una parte abbiamo i cosiddetti “catastrofisti”, secondo cui l’euro andrà incontro inevitabilmente al proprio dissolvimento, sotto i colpi della crisi. Dall’altra c’è chi, all’interno della BCE, sottolinea che solo dentro l’eurosi può essere protetti. Ecco il parere di Bini Smaghi tratto da articolo del Sole24Ore del 23 febbraio 2009…..

Chi è fuori dall’area Euro vuole entrarvi rapidamente perché «fuori dall’area dell’euro non si è protetti»: lo ha detto Lorenzo Bini Smaghi, membro del board della Banca Centrale Europea, parlando a margine della presentazione del suo libro ‘Il paradosso dell’Euro’ a Firenze, nell’ambito di Eunomiamaster. «Se dovessi cambiare qualcosa cambierei il titolo – ha detto Bini Smaghi – la crisi ha dimostrato che l’Euro non è un paradosso, i cittadini hanno capito che senza l’Euro sarebbe molto peggiore, e la dimostrazione è che i Paesi che stanno fuori dall’area dell’Euro vogliono entrare rapidamente». Un atteggiamento adottato da questi Paesi, secondo l’esponente della Bce, dal momento che «questa crisi economica li colpisce di più perché porta a fermare un po’ i flussi di capitale che si erano riversati verso questi paesi in tutti questi anni, a far deprezzare il cambio. Per i Paesi che stanno fuori – ha sottolineato – non è escluso un percorso virtuoso, che li porti a mettere in atto quegli aggiustamenti che potrebbero consentire loro di raggiungere i criteri di convergenza molto piu’ rapidamente. Certo la fase di aggiustamento immediata è difficile. Non è una cosa positiva, ma da questa crisi bisogna cercare di trarre insegnamenti – ha concluso Bini Smaghi – molti di questi paesi stanno cercando di accelerare anche per creare consenso politico per accelerare le riforme».





Cina: il prossimo fronte della crisi?

23 01 2009

Giuseppe Turani ci ricorda le prime difficoltà della Cina dalle pagine del suo blog!

Anche la Cina va in frenata. E finisce l’era del super-sviluppo, almeno per il momento. Nel quarto trimestre del 2008 la crescita del Pil (annualizzata) è stata del 6,8 per cento contro il 9 per cento raggiunto nel trimestre precedente. In pratica la Cina ha ridotto di un terzo la propria velocità di crescita. Le esportazioni dovrebbero essere diminuite dell’11,2 per cento, il più forte ribasso degli ultimi sedici anni. Per l’intero 2009 la stima fatta dagli economisti di Barclays è di una crescita di appena il 7,8 per cento (contro l’11-12 per cento degli anni precedenti). Gli osservatori occidentali sostengono che dovrebbe essere in arrivo un nuovo pacchetto di stimoli all’economia e, probabilmente, anche un nuovo taglio nel costo del denaro, dopo i cinque già fatti da settembre a oggi.

Non mancano sui media opinioni più pessimistiche come quella di Roubini, pubblicata (in inglese) sul sito di Bloomberg, con contraccolpi pesanti sui mercati azionari mondiali!

Stocks will retreat around the world because of shrinking demand from China as growth in the third- biggest economy slows, said Nouriel Roubini, the New York University professor who predicted last year’s financial crisis.Global equities will fall 20 percent from current levels as China, which contributed 19.5 percent to total growth in 2007, contends with its slowest expansion in seven years, he said. Wall Street strategists predict the Standard & Poor’s 500 Index will rise 29 percent this year from the closing level yesterday. Roubini, an economics professor at NYU’s Stern School of Business, said China already is in a “recession” despite government data showing a 6.8 percent fourth-quarter growth rate, as power output drops and manufacturing shrinks. “Demand is falling in China, they’re over-invested in capacity and there’s a global supply glut,” Roubini, 50, said in a telephone interview. “It has very, very important implications.” Roubini’s view is shared by Societe Generale SA global strategist Albert Edwards, who was correct in forecasting in March 2007 that a U.S. contraction would spur a bear market in equities. Edwards says the China slowdown will reduce earnings at industrial, energy and raw-materials companies, worsening a selloff in emerging and developed-market stocks that may send the S&P 500 down 40 percent to 500. Emperor’s Clothes“People should be thinking really hard about this rather than sticking their heads in the sand,” said Edwards, a London- based strategist and member of the top-ranked global investment strategy team in Thomson Extel’s surveys the past three years. “We’re just pointing out when the emperor doesn’t have any clothes on.”The consensus among eight strategists surveyed by Bloomberg this week is for the index to end the year at 1,066. The S&P 500 fell 1.5 percent yesterday to 827.50, and futures on the index dropped 2.2 percent as of 4:32 a.m. in New York. Data at China’s National Bureau of Statistics is gathered in a “scientific and realistic method,” Ma Jiantang, the agency’s director, said at a briefing in Beijing yesterday in response to a question about the accuracy of government figures. Zhang Yingxiang, a spokeswoman for the statistics bureau, declined further comment when contacted by phone today. China Stocks Fall China’s economy grew 9 percent for all of 2008 after a 13 percent expansion in the previous year, the fastest in the world. China’s CSI 300 Index fell 0.6 percent at the close in Shanghai, the biggest drop in eight days. Commodity producers led declines after Aluminum Corp. of China Ltd. and Yunnan Copper Industry Co. reported lower profit. Economists at JPMorgan Chase & Co., Citigroup Inc., the World Bank and the International Monetary Fund all predict China will grow at least 7 percent this year, while investors Jim Rogers and Mark Mobius are buying Chinese shares on expectations the government will bolster economic growth with interest-rate cuts and fiscal stimulus. The IMF said China’s contribution to global growth increased to 19.5 percent in 2007 from 17.2 percent in the previous year. China, which has $1.9 trillion set aside in the world’s largest reserves, plans to spend at least 4 trillion yuan on bridges, housing and tax breaks to boost the economy. Chinese President Hu Jintao has pledged further measures to maintain stable growth in the face of “serious challenges and difficulties.”China Recession? Rogers, who predicted the start of the commodities rally in 1999, recommends investors buy China’s agriculture, water treatment, power generation and infrastructure stocks because the companies won’t be hurt by the nation’s slowing economy. “China could be in recession, I have no idea and it’s not relevant to me because I’m using my judgment as to what will happen six months from now,” said Rogers, who authored books on investing including “A Bull in China: Investing Profitably in the World’s Greatest Market.” “There is a lot happening in China and there will be those that will hold up well.”China’s economy will grow 6.3 percent this quarter from a year earlier, according to the median estimate of nine economists surveyed by Bloomberg after yesterday’s GDP report. China’s electricity output declined 7.8 percent in November from a year earlier and fell 3 percent in October, the first declines since February 2002, according to China Economic Information Net data compiled by Bloomberg. Manufacturing shrank for a third month as the deepening global recession cut demand for the nation’s toys, clothes and electronics. ‘Manipulating’ the Yuan Edwards said rising unemployment among factory workers will fuel social unrest, threatening the Communist Party’s survival and increasing the risk authorities will devalue the yuan to boost exports. The yuan appreciated about 19 percent against the dollar between 2005 and July 2008 as China redressed what U.S. officials saw as an unfair price advantage for exports. The yuan has since stabilized at about 6.85 per dollar. Timothy Geithner, President Barack Obama’s nominee for Treasury secretary, said yesterday that China is “manipulating” its currency. The yuan fell the most in a month today as the nation’s banks refuted the new U.S. administration’s accusation. “If you amble your way through the analysis, you realize if push comes to shove they will devalue” the yuan, Edwards said. That may spur lawmakers in the U.S. and China to increase trade barriers, he said.