Intanto qualcuno scommette sull’inflazione per fare grandi guadagni

16 06 2009

E’ il caso di South36, hedge fund la cui strategia consiste nello sfruttare eventi rari a proprio favore: dopo aver fatto già in passato importanti performance, ora puntano sull’iperinflazione. Ecco l’articolo!

36 South Investment Managers Ltd., whose Black Swan Fund gained 234 percent in 2008, is raising money for a new hedge fund, betting that government efforts to pump money into economies could result in hyperinflation. The Excelsior Fund targets returns that will be five times the average annual rate of inflation of the Group of Five economies — France, Germany, Japan, the U.K. and the U.S. — should the rate exceed 5 percent, Jerry Haworth, co-founder of the firm, said yesterday. Raising $100 million for the fund would be a “good” amount, he said. “There is a sharply increased risk of greater than 5 percent inflation starting from now,” Haworth said in a telephone interview from London. “We are in the lag period between when the seeds of inflation are sown and when their off- spring, that is higher prices, are evident for all to see.” U.S. President Barack Obama is selling record amounts of debt to try to end the steepest U.S. recession in 50 years, while Japanese Prime Minister Taro Aso has unveiled three stimulus packages worth 25 trillion yen ($261 billion) since taking office in September. Governments around the world selling record amounts of debt may devalue currencies against assets and spark inflation. Most investors are underestimating the risk of inflation, Haworth said. Consumer prices in the U.S., the world’s largest economy, are set to rise 1.7 percent next year, following a 0.6 percent decline this year, according to the median of 70 economists surveyed by Bloomberg.

Inflation Risk. “There is certainly talk about inflation but people might think of inflation at 5 percent or 6 percent,” Zimbabwean-born Haworth said. “We’re talking 5, 10, 15, 20 percent or more.” Investor Marc Faber said on May 27 he was “100 percent sure” that U.S. prices may increase at rates “close to” Zimbabwe’s gains, and the U.S. economy will enter “hyperinflation” because the Federal Reserve will be reluctant to raise interest rates. Zimbabwe’s inflation rate reached 231 million percent in July, the last annual rate published by the statistics office. Universa Investments LP, the hedge-fund firm advised by “Black Swan” author Nassim Taleb, is also adding a strategy betting that stimulus efforts won’t prevent deflation or could result in hyperinflation. Inflation will likely be “very low” through 2010, said Alvin Liew, an economist at Standard Chartered Plc in Singapore. There will only be “a risk of very high inflation” starting in 2011 if governments fail to rein in “those excesses that they did to stimulate the economy in the near future,” he said. “For now, I will be more concerned about how sustainable the growth recovery path is,” Liew said. “When we move into the later part of 2010, investors should pay more attention to inflation.”

Options.36 South’s Excelsior Fund will buy long-dated options it considers cheap and that “stand a good chance of outperforming in an inflationary environment,” Haworth said. Options are contracts to buy or sell a security by a certain date at a specific price. The fund will wager on an increase in commodity and equity prices, bond yields and increased currency volatility. “It’s a very high-risk, high-return fund,” said Haworth, who has been trading derivatives for more than 20 years as the former head of equity derivatives at Johannesburg-based Investec Ltd., and co-founder of Peregrine Holdings Ltd., a South African money manager and stockbroker. The firm will be marketing the fund in the next three months. 36 South has closed its Black Swan Fund, which bet on risk- aversion events, and returned the money to investors after profiting from last year’s global markets rout. Returns on the inflation fund “could be even higher than the Black Swan Fund though the likelihood is smaller as options are more expensive than they were when the Black Swan positions were bought,” Haworth said.





La forza del Nasdaq

5 06 2009

Nonostante il generale momento di lateralità dei mercati azionari, ci sono indici che hanno mostrato una maggiore forza. Ecco il Nasdaq100 che ha già violato il precedente massimo realtivo. Obiettivo? 1600 punti circa.

Nasdaq100_index_daily_20090604





Gli ETF? Alle banche piacciono!

16 02 2009

Quotato a Wall Street, non necessariamente di un’emittente Yankee e specializzato sugli indici Usa ma anche sui mercati emergenti. E’ questo l’identikit degli Etf che piacciono agli investitori istituzionali mondiali. E che quelli italiani stanno riscoprendo. La fotografia emerge da una ricerca condotta da Barclays Global Investors a livello mondiale, sull’utilizzo dei replicanti trattati in Usa. Se alla fine del 1997 solo quattro fondi tricolore avevano inserito questi strumenti all’interno delle loro strategie, a settembre dell’anno scorso erano 15. Il dato del 2008, tuttavia, non rappresenta il massimo storico. Fra la fine del 2000 e dicembre 2003 il numero dei gestori italiani che ha utilizzato Etf quotati in Usa è salito progressivamente fino a 25, per poi calare in corrispondenza dell’avvicinarsi e dell’esplodere dell’attuale crisi dei mercati. E se, come in passato, il Belpaese seguirà l’esempio Usa (dove negli ultimi mesi l’utilizzo di questo prodotto è aumentato), allora il numero potrebbe crescere ancora. Per quanto riguarda l’analisi a livello globale, negli ultimi 12 anni il numero di investitori istituzionali che ha deciso di utilizzare Etf quotati in America è cresciuto del 1.389%. Nei primi nove mesi del 2008, 2.457 professionisti dei mercati hanno inserito uno o più replicanti trattati a Wall Street nei loro portafogli. “Molti investitori istituzionali hanno accettato l’idea che gli Etf siano uno strumento utile e versatile per investire in azioni, avere un nocciolo duro di asset e fare delle allocation strategiche”, spiega lo studio Barclays Global Investors. “Sono spesso una valida alternativa all’uso dei future. Sono utilizzati per avere esposizione sull’equity, ma anche su comparti, mercati e indici particolari”. Nel terzo trimestre dell’anno scorso i maggiori fruitori di Etf quotati a Wall Street (l’89% del totale) si trovavano in Usa (1.876), Gran Bretagna (95), Canada (85), Spagna (62) e Svizzera (59). Gli italiani si sono piazzati al 15esimo posto, dietro Lussemburgo e Cile. I consulenti sono stati la categoria più numerosa di acquirenti (72%). La crescita, negli ultimi 12 anni, è stata del 26,1%. E’ aumentato anche l’interesse da parte degli hedge fund. I fondi speculativi sono attualmente al secondo posto fra i più interessati agli Etf Usa (16% e +36,81 all’anno dal 1997). “La crescita nell’uso dei replicanti è stata spinta soprattutto da investitori che non vogliono avere a che fare con i rischi specifici delle azioni come la trasparenza dei bilanci e la crescita degli utili”, continua lo studio. “Ma anche da coloro che cercano un’alternativa di investimento a basso costo”.

tratto dal sito di Morningstar del 9/2/2009

Ma se alle banche piace tanto investire in ETF, come mai non consigliano frequentemente questo strumento anche ai loro clienti? Ovviamente non voglio fare di tutte le erbe un fascio; comunque molti risparmiatori non sanno ancora cosa sono.





Crisi finanziaria e immobili: affitti di nuovo in voga

14 02 2009

La crisi è ancora più pesante per chi vive in affitto. Aumenta infatti il canone medio e cresce il numero di famiglie che, non potendo acquistare una casa, cerca di concludere un contatto di locazione, ma diminuiscono le risorse pubbliche a sostegno degli inquilini con redditi bassi. Secondo la ricerca presentata oggi da Cgil e Sunia (Sindacato nazionale unitario inquilini e assegnatari) in dieci anni, dal 1999, i prezzi degli affitti sono cresciuti fino al 145% nelle grandi città. Attualmente il canone medio è di 1.100 euro al mese, mentre per i contratti in corso il prezzo medio è di 740 euro, e solo il 15% dei contratti viene agevolato dallo Stato. Così che l’incidenza sul reddito della spesa per l’affitto continua a rimanere alta, sopra il 50%. L’indagine traccia vaste “aree di disagio abitativo” tra chi vive in affitto in Italia, circa il 20% delle famiglie. I dati elaborati su Roma e Milano registrano 30.000 famiglie in graduatoria per un alloggio pubblico, 16.000 sfratti e 44.000 richieste di contributi all’affitto. L’emergenza abitativa allarga ancora i suoi confini quando nelle statistiche si fanno rientrare gli immigrati e gli studenti fuori sede. Se si guarda all’offerta di case in affitto, che pure è aumentata, si nota l’innalzamento della disponibilità sul mercato di tagli piccoli, sopratutto bilocali, situati in zone periferiche. “Questa è una semi-novità che rappresenta l’espulsione dal centro delle famiglie in affitto”, ha spiegato Luigi Pallotta, segretario generale del Sunia. Le richieste di locazione sono in rialzo, ha sottolineato il sindacalista, anche a causa della crisi che ha determinato un calo delle compravendite residenziali: nel terzo trimestre del 2008 il ribasso registrato è stato del 13%. Pallotta ha, poi, osservato come la contrazione delle compravendite non abbia colpito solo le grandi città, ma anche quelle medie. Per quanto riguarda le differenze territoriali, i canoni maggiori si registrano al centro di Roma e Milano (2.300 e 2.250 euro al mese). In generale i prezzi più alti si trovano nel Nord e nel Centro Italia, fa eccezione Torino, dove il canone medio (850.000 euro al mese) è uguale a quello dei Capoluoghi meridionali “Le istituzioni si sono dimenticate di chi vive in affitto”, ha ammonito Paola Agnello Modica, segretaria confederale della Cgil. “È necessaria” ha aggiunto “una risposta del governo che continua ad annunciare un piano casa mentre erode le già scarse risorse a disposizione”. Secondo l’indagine, il Fondo di sostegno all’affitto dal 2000 si è ridotto del 44,41% e si prevede che nel 2011 segnerà un meno 66,58%.

tratto da articolo di Panorama del 10/02/2008

La crisi, nata anche dalla grande bolla immobiliare americana, sembra tornare a ripercuotersi proprio sul mattone, in questo caso quello italiano. La scarsa propensione da parte delle banche al finanziamento integrale dell’acquisto casa costringe molte persone a riprendere in considerazione l’affitto per le proprie esigenze abitative: una situazione che coinvolge non solo i potenziali acquirenti (quando non hanno la liquidità necessaria a coprire quanto non finanziato dalla banca) ma anche i proprietari di immobili (che non vogliono uscire in perdita dall’investimento e scelgono di mettere a reddito l’immobile stesso). L’affitto è di nuovo di moda?





Borsa cinese e panico psicologico

17 10 2008

Come per tutte le altre economie del pianeta, anche a Hong Kong le ripercussioni della crisi finanziaria internazionale si fanno sentire. Nonostante i rialzi registrati in mattinata dalle borse asiatiche (Hong Kong +10,24%, Sidney +5,55%, Seul +3,79%, Shanghai +3,65%), il timore che le continue oscillazioni delle ultime settimane possano generare problemi emotivi, psicologici e familiari agli abitanti della Regione Amministrativa Speciale cinese ha spinto il Dipartimento del Welfare della regione a devolvere più di un milione di dollari di Hong Kong (circa 100.000 Euro) a due organizzazioni locali, la CEASE Crisis Centre, nata nel 2007 e legata al gruppo ospedaliero Tung Wah, e al Family Crisis Support Centre, fondata nel 2001 e affiliata alla Caritas, per fare in modo che queste ultimi possano aumentare i servizi di assistenza destinati alle famiglie.Non solo: altri 600.000 dollari (circa 56.000 Euro) sono stati investiti dal Dipartimento del Walfare per rendere operativa una “linea diretta per il sostegno emotivo contro la crisi finanziaria”, vale a dire per consolare grandi e piccoli risparmiatori in difficoltà oltre che per dare loro consigli sugli investimenti più opportuni da realizzare sin da oggi. Ancora, gli assistenti sociali sono stati mobilitati per organizzare incontri personalizzati finalizzati ad aiutare il superamento dello stress creato dalla crisi finanziaria e a far ritrovare ai loro interlocutori una visione ottimistica della situazione economica globale. Infine, in tutte le scuole primarie e secondarie sono stati inseriti corsi per educare gli alunni al risparmio e alla gestione attenta delle proprie risorse finanziarie.

tratto da articolo di Panorama.it del 15/10/2008

Ecco come il panico e la dimensione psicologica di un qualsiasi investimento può colpire i risparmiatori. Un’ulteriore prova di quanto sia importante la finanza comportamentale, sia nelle fasi di euforia, che in quelle di panico. Certamente la Borsa cinese ha vissuto in questi anni entrambe le esperienze.





La risposta del Sole24Ore alla nostra lettera

22 09 2008





Tutela dei risparmiatori

7 08 2008

Lettera a Marco Liera del Sole24Ore per un nuovo dibattito sul futuro del risparmio.

 

Gent. Dott. Liera,

da tempi non sospetti, la Sua attenzione, e quella dei Suo colleghi, è rivolta al tema della tutela dei risparmiatori: un argomento controverso, spigoloso, scomodo a molti, e che per la sua complessità si presta bene alla formulazione di tante opinioni, magari interessate.

Sappiamo peraltro come gli scandali finanziari dell’ultimo decennio, oltre a danneggiare i risparmiatori, non abbiano sortito l’effetto sperato: infatti, la cultura finanziaria degli italiani è rimasta al palo e i piccoli risparmi sono rimasti lontani dai mercati finanziari, anche a fronte di recenti incentivi fiscali. In fondo, anche nella “pratica degli investimenti” sembrano prevalere le mode, sostenute dall’abile marketing di chi, a differenza dei risparmiatori, conosce a sufficienza alcune basi di finanza comportamentale (o almeno di psicologia dei consumi) e le utilizza per interagire con i risparmiatori stessi, anche quando questi sono stati scottati da forti delusioni: “capitale garantito”, “rendimenti minimi”, ecc. sono espressioni ormai diffuse e che hanno avuto un certo successo nel promuovere prodotti, anche quando questi rischiavano di non tutelare il cittadino contro l’inflazione (obiettivo ineludibile per ogni scelta d’investimento a medio-lungo termine).

Le autorità competenti hanno progressivamente focalizzato la loro attenzione sulla trasparenza, quale elemento per rendere consapevoli le scelte finanziarie dei cittadini. Oggi i prodotti finanziari sono senza dubbio più trasparenti ma, nonostante questo, il risparmio non appare molto più tutelato: ne sono dimostrazione i suoi articoli e le lettere a cui deve rispondere. La completezza di informazioni di un prospetto informativo e il messaggio non ingannevole di un cartellone pubblicitario costituiscono un elemento fondamentale per la tutela dei risparmiatori, ma appaiono come una “conditio sine qua non”: ci vuole ben altro e forse l’intero approccio finora seguito dovrebbe essere messo in discussione. Davvero crediamo che il risparmiatore medio possa dedicare così tanto tempo a leggere e studiare prospetti informativi (anche se in versione breve) e magari con l’ausilio di un manuale di finanza? Per rispondere in modo affermativo dovremmo immaginare un mondo pieno di appassionati della materia, con le dovute competenze e con molto tempo a disposizione: in tutta onestà lo scenario appare irrealistico, senza nulla togliere alla capacità dei cittadini.

Tagliamo la testa al toro! L’eccesso di norme e di firme non è uno strumento utile per tutelare il risparmiatore finanziariamente inconsapevole, il quale, per definizione, necessita di affidarsi a un professionista. Il risparmiatore dovrebbe delegare le proprie decisioni di investimento al suo consulente come fa con altri professionisti in altri campi (avvocati, architetti, ecc.). La vera discriminante è data dalla massima indipendenza del consulente, per rendere il più possibile convergenti i suoi interessi con quelli del cliente, a prescindere da discutibili giudizi su appropriatezza ed adeguatezza dei consigli erogati.

 

Cesare Nistri

Riccardo Politi

 

tratto da articolo di comunicati-stampa.net del 5/8/2008





Il mercato immobiliare in Italia

16 07 2008

I segnali di crisi sono sempre più concreti. E non solo all’estero. Il mattone non è più il bene rifugio per eccellenza dove mettere al sicuro un capitale altrimenti a rischio (leggi in Borsa). In molto casi, oggi diventa un bene da vendere perché ormai poco redditizio. Non è un segreto che sul mercato siano aumentate le offerte di case, che chi ha investito per affittare fatica sempre più a trovare inquilini perché i canoni sono troppo elevati, e quindi sceglie di vendere piuttosto che avere la casa vuota. Non solo. «Il mercato della sostituzione, ossia del cambio di abitazione, è ingessato – spiega Luca Dondi di Nomisma -. Molto di quanto arriva sul mercato è fermo perché manca la domanda. È così che continuano ad aumentare i tempi di vendita e a salire gli sconti: il divario tra prezzo richiesto e costo alla conclusione della transazione è del 15%. Mentre le compravendite scendono ancora. Stupisce la tenuta dei prezzi, la cui crescita resta in linea con l’inflazione». Sono queste le linee guida dell’Osservatorio che Nomisma presenterà la settimana prossima, che contiene previsioni di una ripresa non prima del secondo semestre del 2009. Ma la novità è che si è ridotto ai minimi termini l’acquisto per investimento. Dal 20% delle compravendite totali, questo specifico segmento si sta progressivamente portando verso i valori del 2000, quando si aggirava sul 5% delle transazioni. La situazione italiana si differenzia quindi dalla fase di crisi che nazioni come Stati Uniti e Gran Bretagna stanno vivendo – e in cui si respira una pesante pressione per via della discesa dei prezzi del mercato immobiliare residenziale già in atto -, ma non resta immune dalle reazioni emotive che seguono alle notizie che arrivano da oltre frontiera.
«La difficoltà è anche quella di individuare – continua Dondi – una linea di sviluppo per il futuro. Per questo motivo gli indicatori che emergono dal nostro Osservatorio focalizzato sulle 13 maggiori città italiane sono tutti negativi». Ma sono proprio le anomalie del nostro Paese che per ora lo tengono al riparo dalla burrasca. Fattori frenanti per l’economia come la scarsa mobilità dei lavoratori, la poca propensione all’indebitamento delle famiglie e il fatto che il parco residenziale sia costituito per la maggior parte da prime case di proprietà al momento permettono al segmento residenziale di non subire pesanti contraccolpi. E per i prossimi mesi? L’arrivo di una nuova “colata” di cemento, sulla scia dei progetti di Governo ed Enti locali, unita al numero crescente di annunci di vendita, produrrà un aumento dell’offerta che non necessariamente la domanda saprà assorbire. «Oggi il 40% delle compravendite è costituito da nuova edilizia – dice Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme – contro il 25% di dieci anni fa. Una forte componente che se subirà contrazioni inciderà pesantemente sul sistema. Siamo all’inizio di una fase di calo dei prezzi. Anche per via del deciso calo della domanda d’acquisto». Partita soprattutto dalla disaffezione al mattone come investimento. «Bisogna distinguere due grandi aree – dice Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – quella dell’investimento privato e quella degli investitori. Per le famiglie oggi è più difficile accedere al credito (secondo i dati Nomisma il 22% delle famiglie italiane ha un mutuo per un totale di 226 miliardi di euro di erogato a fine 2007) e la domanda è quindi in flessione. Si stima che quest’anno chiuda con una flessione delle compravendite del 10 per cento. In cambio i prezzi restano stabili almeno in termini reali, in linea con l’inflazione». Cospicuo è anche il patrimonio immobiliare dei Comuni, 320 miliardi di euro in totale ma soltanto 20 miliardi (pari a 14 milioni di metri quadrati) di beni residenziali. «Una pioggia di immobili che potrebbe arrivare sul mercato qualora i Comuni decidessero di fare cassa – spiega Breglia – per rifarsi del mancato introito dell’Ici. Le due operazioni già messe in atto dai Comuni di Torino e Milano hanno avuto esiti positivi. Ma a fare male al mercato immobiliare è soprattutto la crisi economica. Si compra casa se si ha la prospettiva di un lavoro». Ancora di più, se c’è crisi, si riduce l’investimento nel mattone a scopo di reddito. Soprattutto oggi che non si trovano gli inquilini. E il rendimento annuo lordo di un appartamento non supera il 4,5% contro il 6% di cinque anni fa. Come dire: rendimento inferiore e più rischi rispetto ai titoli di Stato. Secondo l’ultimo Osservatorio dell’Agenzia del Territorio dedicato al 2007 le compravendite totali sono scese del 7,1%, il 4,6% nel segmento residenziale. Il dato è peggiore delle stime, basate sui valori positivi degli anni passati. Le compravendite sono scese a 806.225 transazioni contro le 845.051 del 2006. E i prezzi? Anche sul fronte quotazioni si evidenzia un cambiamento di trend: l’aumento dei valori è omogeneo nei Comuni non capoluogo e nelle grandi città, che finora invece hanno trascinato il mercato. Secondo l’Agenzia del Territorio, il prezzo medio al metro è pari a 1.557 euro (+2,6% rispetto al semestre precedente e +5,5% su base annua), con una crescita però rallentata rispetto a quella registrata nel semestre precedente. Su quest’ultimo punto dal l’Agenzia sottolineano che i prezzi del residenziale sono saliti nei grandi Comuni in media del 35% negli ultimi tre anni.

tratto da articolo de IlSole24Ore del 16/07/2008

Questa prima parte dell’articolo evidenzia bene le caratteristiche della situazione italiana nel mercato immobiliare, forse diversa da quelli di altri paesi, ma con rischi analoghi e comuinque da prendere in adeguata considerazione.

Ma come si comporterà il mercato immobiliare di fronte ad un’eventuale crescita dell’inflazione? Nel lungo termine proteggerà il potere d’acqusito dei risparmi meglio di altri strumenti di investimento? In passato si è dimostrato un buon modo per difendersi dall’inflazione; si confermerà tale anche nel caso di una crisi sistemica del mercato immobiliare?

Staremo a vedere…. intanto è meglio sperare in un contenimento dell’inflazione!!!!!!





Agenzie di rating e finanza strutturata

20 05 2008

L’agenzia internazionale Moody’s Investors Service fa sapere che introdurra’ due nuove misure di riferimento per valutare il rischio di credito nei rating sui prodotti della finanza strutturata, senza pero’ creare nuove scale di rating. Dopo la crisi dei mutui le agenzie di rating sono state oggetto di forti critiche per non essere riuscite a valutare tempestivamente la rischiosita’ dei prodotti strutturati.

notizia Agi-Reuters tratta da Economia-Oggi del 14/05/2008.

Alla buon’ora! Meglio tardi che mai! Ben fatto….. ma mi sembra proprio che ormai i buoi siano fuori dal recinto. I prodotti di finanza strutturata (in qualche modo!) sono ormai diffusissimi anche nei portafogli dei piccoli risparmiatori e il vero problema sta nella loro scarsa liquidità: i nuovi parametri di riferimento considereranno anche quest’elemento?





Investire nell’automotive

20 05 2008

L’industria automobilistica è da sempre un settore trainante dell’economia, con la sua capacità di coinvolgere altri settori. I grandi marchi possono essere anche un’ottima occasione di investimento, a condizione di conoscere bene il loro stato di salute, nonchè la loro appartenenza. Infatti, i gruppi automobilistici, in seguito a una serie non irrilevante di operazioni di acqusizione e fusione avvenute negli ultimi 15 anni, sono diventati un agglomerato diversificato di marchi.

Ecco come “Il Paroliere” commenta le drastiche novità in casa Ford!

Lo scorso anno le vendite di automobili negli Stati Uniti sono calate dell’8% mentre Ford, l’eterna malata delle tre grandi case di Detroit, vedeva aumentare le proprie vendite del 23%. Tutto merito del nuovo capo della Ford. Si chiama Alan Mulally ha 62 anni, una carriera spesa interamente alla Boeing che ha ristrutturato prendendo ad esempio molte delle soluzioni adottate dalla Toyota. Il giovane Ford lo ha voluto a capo della sua azienda agonizzante dove è entrato nel 2006, l’anno peggiore della casa automobilistica. È stata ridotta la manodopera di un terzo con l’allontanamento di 46mila lavoratori nel solo Nord America. Mulally ha deciso di vendere le marche di prestigio che di soldi ne portavano pochi. Così sono state cedute Aston Martin, Jaguar e Land Rover, queste ultime al magnate indiano Tata. Anche la Volvo è in lista di attesa. È si sta abolendo la regionalizzazione delle produzioni. Se la Fiesta va molto bene in Europa non si vede perché non debba andar bene anche in America dove sarà presentata entro un anno. “Oggi la produzione Ford è un assurdo. ”, dice il capo della Ford, “È come se la Boeing dovesse fare un 737 diverso per ogni paese in cui lo vende.”

 

Notizie come queste sono a dir poco rilevanti. Infatti già si mormora che i nuovi modelli Alfa potrebbero essere interessati da collaborazioni tra Gruppo Fiat e Tata; quest’ultima potrebbe intervenire nella realizzazione attraverso componenti attualmente utilizzati su modelli Jaguar (giust’appunto!).