Il blog scritto solo da consulenti finanziari indipendenti

7 07 2009

Vi annuncio che è nato “Il blog di nafop… Bussola per il risparmiatore navigante”.

Uno spazio per approfondimenti, opinioni e commenti sul mondo dei risparmi e degli investimenti scritti esclusivamente da consulenti finanziari indipendenti iscirtti alla Nafop.

Ecco i miei primi articoli su questo nuovo blog (dal più recente al più vecchio):

- Care banche, siete pronte a fare l’asta per trovare nuovi clienti?

- Deflazione ed inflazione: dove siamo diretti?

- Madoff condannato!  E il resto della piramide?

- Obama (ci) salverà (dal)la finanza?

- ETF: attenzione ad immettere gli ordini di acquisto o vendita

- Occhio ai mercati sotto l’ombrellone





Intanto qualcuno scommette sull’inflazione per fare grandi guadagni

16 06 2009

E’ il caso di South36, hedge fund la cui strategia consiste nello sfruttare eventi rari a proprio favore: dopo aver fatto già in passato importanti performance, ora puntano sull’iperinflazione. Ecco l’articolo!

36 South Investment Managers Ltd., whose Black Swan Fund gained 234 percent in 2008, is raising money for a new hedge fund, betting that government efforts to pump money into economies could result in hyperinflation. The Excelsior Fund targets returns that will be five times the average annual rate of inflation of the Group of Five economies — France, Germany, Japan, the U.K. and the U.S. — should the rate exceed 5 percent, Jerry Haworth, co-founder of the firm, said yesterday. Raising $100 million for the fund would be a “good” amount, he said. “There is a sharply increased risk of greater than 5 percent inflation starting from now,” Haworth said in a telephone interview from London. “We are in the lag period between when the seeds of inflation are sown and when their off- spring, that is higher prices, are evident for all to see.” U.S. President Barack Obama is selling record amounts of debt to try to end the steepest U.S. recession in 50 years, while Japanese Prime Minister Taro Aso has unveiled three stimulus packages worth 25 trillion yen ($261 billion) since taking office in September. Governments around the world selling record amounts of debt may devalue currencies against assets and spark inflation. Most investors are underestimating the risk of inflation, Haworth said. Consumer prices in the U.S., the world’s largest economy, are set to rise 1.7 percent next year, following a 0.6 percent decline this year, according to the median of 70 economists surveyed by Bloomberg.

Inflation Risk. “There is certainly talk about inflation but people might think of inflation at 5 percent or 6 percent,” Zimbabwean-born Haworth said. “We’re talking 5, 10, 15, 20 percent or more.” Investor Marc Faber said on May 27 he was “100 percent sure” that U.S. prices may increase at rates “close to” Zimbabwe’s gains, and the U.S. economy will enter “hyperinflation” because the Federal Reserve will be reluctant to raise interest rates. Zimbabwe’s inflation rate reached 231 million percent in July, the last annual rate published by the statistics office. Universa Investments LP, the hedge-fund firm advised by “Black Swan” author Nassim Taleb, is also adding a strategy betting that stimulus efforts won’t prevent deflation or could result in hyperinflation. Inflation will likely be “very low” through 2010, said Alvin Liew, an economist at Standard Chartered Plc in Singapore. There will only be “a risk of very high inflation” starting in 2011 if governments fail to rein in “those excesses that they did to stimulate the economy in the near future,” he said. “For now, I will be more concerned about how sustainable the growth recovery path is,” Liew said. “When we move into the later part of 2010, investors should pay more attention to inflation.”

Options.36 South’s Excelsior Fund will buy long-dated options it considers cheap and that “stand a good chance of outperforming in an inflationary environment,” Haworth said. Options are contracts to buy or sell a security by a certain date at a specific price. The fund will wager on an increase in commodity and equity prices, bond yields and increased currency volatility. “It’s a very high-risk, high-return fund,” said Haworth, who has been trading derivatives for more than 20 years as the former head of equity derivatives at Johannesburg-based Investec Ltd., and co-founder of Peregrine Holdings Ltd., a South African money manager and stockbroker. The firm will be marketing the fund in the next three months. 36 South has closed its Black Swan Fund, which bet on risk- aversion events, and returned the money to investors after profiting from last year’s global markets rout. Returns on the inflation fund “could be even higher than the Black Swan Fund though the likelihood is smaller as options are more expensive than they were when the Black Swan positions were bought,” Haworth said.





Le banche si salvano, cambiano nome….. tanto paga pantalone!

11 06 2009

Un nuovo nome, un restyling al logo e una campagna pubblicitaria con un solo obiettivo: rassicurare. Questa la strategia di molte banche e finanziarie americane per recuperare la fiducia dei clienti, finita ai minimi storici per via della crisi finanziaria. Tra le società più colpite dagli scandali, diverse hanno scelto di «mettere in candeggina» la propra immagine, cambiando nome e logo, coniando nuovi slogan allo scopo di rendersi rassicurante agli occhi degli investitori. Il New York Times, in un lungo articolo, ha preso in esame diversi casi. Come ad esempio quello di Ally bank, un tempo conosciuta come Gmac Bank, braccio finanziario di General Motors (il colosso dell’auto Usa recentemente finito in bancarotta). Nel mese di maggio si è scelta il nuovo nome («Banca Alleata» cioè «una banca amica»), un nuovo logo, un nuovo slogan («Facciamo i soldi con te, non senza di te») e una campagna di spot televisivi per promuovere il nuovo brand (eccone un esempio).  C’è poi Bank of America che dopo aver acquistato Countrywide Financial ha pensato bene di cancellare definitivamente il nome della finanziaria specializzata in mutui immobiliari (diventata un simbolo della crisi subprime). Basta aprire Countrywide.com per accorgersene. Il sito rimanda direttamente quello della controllante. Altro caso emblematico è quello di Aig (il colosso delle assicurazioni salvato dal crac grazie a 85 miliardi dei contribuenti americani) e il suo nuovo brand Aiu (American International Underwriters). C’è poi la RedneckBank, divisione online della Bank of the Wichitas. Redneck (la banca sudista) cerca un contatto diretto e leggero col cliente. Ha una mascotte (un cavallo), un sito internet decisamente insolito per un istituto di credito e uno slogan assolutamente originale: «Ecco a voi la banca divertente».  «Prima è arrivato il salvataggio, adesso arriva la messa a lucido» commenta sarcastico il New York Times, che sottolinea l’importanza di un rilancio pubblicitario del marchio, troppo legato a vicende disastrose per molti investitori. Ben 10 banche sono state autorizzate dal Tesoro a restituire gli aiuti pubblici del Tarp (il piano salva-banche del Governo americano). Ma questo non basta per ripulire un’immagine ormai distorta. Secondo alcune stime ci vorranno almeno 20 anni prima che si dissipi la rabbia popolare e lo scetticismo nei confronti degli istituti di credito statunitensi.  Funzionari della Casa Bianca hanno citato la mancanza di fiducia del pubblico come un problema centrale per l’industria. Studi di marketing hanno confermato che è crollato il valore di alcuni marchi bancari. È difficile per le banche sapere esattamente quanto si stia spostando l’umore del pubblico. Nel mese di gennaio, per esempio, Bank of America ha mandato in onda uno spot televisivo chiamato «andare avanti». Nello spot si aprono diverse porte: su un fienile, una cabina di pilotaggio di un aereo, ascensori, fabbriche. Un simbolo di come cambia il mondo e di come la banca può essere un’alleata nelle diverse scelte della vita. Altri giganti, come Citigroup, puntano sul basso profilo: meno pubblicità, maggiori investimenti in iniziative filantropiche e migliori relazioni con i media.

tratto da articolo del Sole24Ore del 10/06/2009

Ecco cosa succede quando, di fronte alla crisi bancaria più feroce di tutti i tempi, chi di dovere non ha il coraggio di muovere uno spillo. In tanti mesi neanche l’ombra di una riforma bancaria, ma solo tanta tanta moneta stampata dalle banche centrali. Finchè dura….. Grazie Bernanke





Signore e Signori….. il signoraggio!

29 05 2009

Ehm….. vogliamo parlare di signoraggio?





Agenzie di rating: hanno ancora il coraggio di parlare

28 05 2009

Moody’s ha tagliato l’outlook sulle banche italiane da stabile a negativo in seguito al dilagare della crisi finanziaria sull’economia reale con conseguenze negative sulla qualità degli asset e sulla redditività degli istituti di credito. «Il sistema bancario italiano, l’ultimo fra i big europei cui è stato attribuito un outlook negativo, si è dimostrato inizialmente più resistente alla crisi rispetto a quello di altri paesi grazie alla minor esposizione verso asset tossici e attività di investment banking e capital market. Tuttavia la crisi finanziaria adesso si è trasferita all’economia reale e, come conseguenza, gli indicatori delle banche italiane relativi alla qualità degli asset e alla redditività si sono deteriorati nel 2008 e probabilmente peggioreranno ulteriormente nel 2009 e nel 2010», ha dichiarato Carlo Gori, vice presidente e senior analyst di Moody’s. Nonostante Moody’s abbia rilevato che i fondamentali finanziari delle banche italiane siano peggiorati e potrebbero farlo ancora, l’agenzia di rating non prevede sarà necessario un forte intervento governativo nel sistema, come è invece stato fatto in altri Paesi europei. Comunque, sottolinea Moody’s, nonostante il cambio di outlook a negativo, il sistema bancario italiano resta uno dei settori finanziari in Europa meno colpito dall’attuale crisi.

Il Sole24Ore ci ricorda come la solidità delle banche italiane abbia fatto registrare un peggioramento secondo le società di rating. Si, quelle stesse società di rating che tuttavia dovrebbe guardare un pò più alla Casa Bianca. Avranno mai il coraggio di mettere un outlook negativo sul debito pubblico americano?!?!? Con tutti i debiti che hanno gli Americani chiediamoci pure come fanno a mantenere la tripla A. Forse le agenzie di rating mettono già in conto il potere purificante dell’inflazione?





Timori inflazionistici soffiano sull’Euribor

27 05 2009

Ve ne parlavo giusto qualche giorno fa in un mio post…. ora ne parla anche il Sole24Ore (chissà se leggono questo blog?!).

Dopo quasi otto mesi di discesa praticamente ininterrotta che ha portato i tassi interbancari ai minimi storici, cinque sedute consecutive di risalita dei tassi interbancari sono un segnale da non sottovalutare. Due gli ordini di fattori che stanno deteminando questo cambio di rotta. «Si fa più concreto – spiega al Sole 24Ore.com Angelo Drusiani, responsabile gestioni di Banca Albertini Syz – il timore di un aumento dell’inflazione nei prossimi mesi, causato dalla forte immissione di liquidità nel sistema finanziario. Una ripresa dell’economia verso fine anno spingerebbe le quotazioni del petrolio e quindi anche l’indice dei prezzi». Punto numero due: «Il mercato – continua Drusiani – inizia a scontare il fatto che la Banca centrale europea potrebbe cambiare idea rispetto alle recenti analisi esposte dal presidente Trichet, secondo il quale i tassi all’1% potevano non essere il limite minimo». Secondo le previsioni di Aritma I.F. per il Sole24ore.com sui tassi a medio-lungo termine peserà la massa di debito pubblico che i governi hanno accumulato per fronteggiare la crisi.

Si, insomma… notizie non tanto carine per la futura rata del mutuo degli Italiani, soprattutto con l’aria che tira.





Euribor: finita la discesa?

25 05 2009

Ecco un buon motivo per stare all’erta: l’Euribor rimbalza…. un primo avvertimento sui rischi inflazionistici o semplicemente un rimbalzo tecnico? Ovviamente si tratta di un rilazo molto lieve. Comunque okkio alla rata del mutuo, soprattutto quando il mondo del lavoro è messo in un certo modo!





Scontro tra deflazione e inflazione

6 05 2009

Bellissimo questo stralcio di articolo tratto da Michael Campbell’s Money Talks!

“My opinion is that the economy is not fated to turn up towards the end of 2009 as widely predicted, nor will it turn up in 2010. I believe we are entering into the land of unintended consequences. We are now watching a deadly battle between deflation and over-creation of fiat money, meaning future inflation or even hyper-inflation. Making the picture even more confusing, there are increasing doubts about the viability of the US dollar and whether it can keep it reserve status. What to do? I’ve done a lot of thinking on this question, and my conclusion is as follows — hold a fairly large quantity of physical gold (coins), hold cash, hang on to your house, and you might even buy a bargain-priced foreclosed home if you wish — but above all, cut back on unneeded expenses (cut back on coffee, vacations, movies, fast food, and other nonsense). Cash is for deflation as it continues, gold is insurance against future inflation, a bargain-priced foreclosed home is a good value and it’s also a tangible asset.”

Aggiungo io…..

Non si tratta semplicemente di uno scontro accademico tra analisti finanziari. Quello tra spinte deflazionistiche e inflazionistiche è il tema caldo delll’epoca post-subprime. Qualcuno come l’autore (Richard Russell) ritiene che il tempo si mostrerà galantuomo nei confronti dell’inflazione.  Il grande punto interrogativo è quello del timing: se ritornerà l’alta inflazione quando accadrà? Se tarderà arrivare forse potrà essere nel frattempo limitata nel suo potenziale da altri elementi (es. un forte salto tecnologico che scompagina le carte in termini di produttività, organizzazione del lavoro e utilizzo delle materie prime).





Riflettiamo…..

29 04 2009

Intanto molti Stati stanno pompando denaro dei contribuenti per sostenere le banche, e il livello del debito pubblico lievita: arriveremo a un punto in cui i titoli di Stato saranno emessi ma non troveranno compratori?
Questo non accadrà. Tuttavia ho suggerito al Tesoro Usa di emettere titoli di Stato a 100 anni, con un piano di ammortamento a partire dal 50° anno: a un certo punto della vita del titolo lo Stato inizia a pagare una quota capitale assieme agli interessi.

tratto da articolo del Sole24Ore del 29/04/2008

Il Sig. Fisher, a cui si deve questa risposta dimentica che un titolo di Stato a così lunga scadenza (in realtà irredimibile) esiste già, almeno da quando è sparita la convertibilità in oro…… e si chiama: MONETA! (pensateci bene!)





Crisi finanziaria: a proposito di pronti contro termine

17 10 2008

Sono tra gli strumenti preferiti dalle famiglie italiane che li hanno riscoperti dopo un periodo di oblìo (anche per l’aggressiva – e tutt’altro che disinteressata – campagna di marketing del sistema bancario), che li prediligono per la loro semplicità, l’aliquota fiscale ridotta e il breve orizzonte temporale. Tanto che, negli ultimi mesi, complice anche la crisi finanziaria che ha scatenato la corsa agli investimenti liquidi, hanno messo a segno una crescita a doppia cifra. Ma i pronti contro termine non sono esenti da rischi (peraltro sinora solo ipotetici), non sono garantiti, non sono vigilati e soprattutto da mesi non tutelano il capitale dal l’inflazione. I pronti contro termine sono contratti (tradizionalmente della durata da uno a sei mesi, massimo un anno) in cui una banca riceve liquidità contro la vendita di titoli (di solito di Stato), impegnandosi al contempo con il cliente al loro riacquisto a termine e a un prezzo prefissato, che incorpora un rendimento. Secondo gli ultimi dati trasmessi dall’Associazione bancaria italiana, da gennaio del 2007 al giugno scorso la massa di liquidità allocata in p/t è aumentata quasi di un quarto, passando da poco meno di 97,5 a oltre 118,7 miliardi di euro. Un tasso di crescita più che doppio rispetto a quello medio della raccolta bancaria a breve che ha portato il “peso” di questi strumenti a un settimo del totale. Ma nelle ultime settimane, secondo numerosi operatori, i p/t hanno vissuto un boom che solo tra qualche giorno sarà nei radar delle statistiche del Centro studi Abi che elaborano i dati della Banca d’Italia. Da un lato, il crollo delle Borse ha scatenato tra i risparmiatori la ricerca di investimenti liquidi a breve termine: esattamente l’identikit dei p/t. Dall’altro, la crisi di fiducia tra gli operatori del credito ha esposto le banche all’”infarto” del mercato interbancario: l’esaurimento della liquidità ha sparato alle stelle il tasso Euribor, aumentando in modo esponenziale i costi di raccolta. Così gli istituti hanno potenziato una poderosa campagna di marketing che, tra p/t tradizionali, proposti allo sportello, e la loro versione hi-tech, presentata sui conti online, ha riportato in alto la raccolta. Un’operazione win-win, dunque? Non proprio. Come si può osservare dalla tabella in basso, che riporta dati Istat e Abi, i rendimenti dei pronti contro termine, pur situandosi nella fascia alta di quelli offerti dagli strumenti di liquidità, sono comunque inferiori all’andamento medio dell’Euribor (quello, per intenderci, ai quali sono agganciate le rate dei mutui a tasso variabile). Insomma, se il risparmiatore riceve un rendimento allettante, gli istituti di credito hanno una convenienza ancora maggiore, perché i p/t consentono loro di finanziarsi a tassi più bassi di quelli del mercato interbancario.
Ma sul fronte dei tassi c’è anche un altro problema: da maggio in avanti i rendimenti dei pronti contro termine, al netto dell’aliquota fiscale ridotta (al 12,5% invece del 27% di altre forme di investimento, come i libretti postali ordinari), hanno perso regolarmente la gara con l’inflazione. Il capitale, quindi, non è garantito dall’erosione del carovita. Un’area, quella delle garanzie, che presenta altre note dolenti. Se la Banca d’Italia vigila le banche e dunque l’uso dei pronti contro termine come strumenti di raccolta, questi contratti però non passano sotto la lente della Consob perché, in base alle norme sulla Mifid, non rientrano tra gli investimenti dotati di un prospetto. Inoltre, siccome non si tratta di depositi bancari ma di forme di investimento, non godono delle tutele del Fondo interbancario di garanzia.

tratto da articolo del Sole24Ore del 16/10/2008

Insomma se si vuole fare un pronti contro termine è bene sapere qual è il titolo sottostante: un Titolo di Stato o magarai un’obbligazione bancaria? A fronte di un’eventuale insolvenza della banca, costituisce un elemento di valutazione fondamentale.

Nel frattempo, nonostante l’ulteriore calo delle borse, causato dall’imminente fase di recessione economica, l’Euribor scende ancora di qualche centesimo: buon segno per la tenuta del sistema economico-finanziario mondiale, nonchè per i mutui a tasso variabile di tante famiglie.