Borsa cinese e panico psicologico

17 10 2008

Come per tutte le altre economie del pianeta, anche a Hong Kong le ripercussioni della crisi finanziaria internazionale si fanno sentire. Nonostante i rialzi registrati in mattinata dalle borse asiatiche (Hong Kong +10,24%, Sidney +5,55%, Seul +3,79%, Shanghai +3,65%), il timore che le continue oscillazioni delle ultime settimane possano generare problemi emotivi, psicologici e familiari agli abitanti della Regione Amministrativa Speciale cinese ha spinto il Dipartimento del Welfare della regione a devolvere più di un milione di dollari di Hong Kong (circa 100.000 Euro) a due organizzazioni locali, la CEASE Crisis Centre, nata nel 2007 e legata al gruppo ospedaliero Tung Wah, e al Family Crisis Support Centre, fondata nel 2001 e affiliata alla Caritas, per fare in modo che queste ultimi possano aumentare i servizi di assistenza destinati alle famiglie.Non solo: altri 600.000 dollari (circa 56.000 Euro) sono stati investiti dal Dipartimento del Walfare per rendere operativa una “linea diretta per il sostegno emotivo contro la crisi finanziaria”, vale a dire per consolare grandi e piccoli risparmiatori in difficoltà oltre che per dare loro consigli sugli investimenti più opportuni da realizzare sin da oggi. Ancora, gli assistenti sociali sono stati mobilitati per organizzare incontri personalizzati finalizzati ad aiutare il superamento dello stress creato dalla crisi finanziaria e a far ritrovare ai loro interlocutori una visione ottimistica della situazione economica globale. Infine, in tutte le scuole primarie e secondarie sono stati inseriti corsi per educare gli alunni al risparmio e alla gestione attenta delle proprie risorse finanziarie.

tratto da articolo di Panorama.it del 15/10/2008

Ecco come il panico e la dimensione psicologica di un qualsiasi investimento può colpire i risparmiatori. Un’ulteriore prova di quanto sia importante la finanza comportamentale, sia nelle fasi di euforia, che in quelle di panico. Certamente la Borsa cinese ha vissuto in questi anni entrambe le esperienze.





La risposta del Sole24Ore alla nostra lettera

22 09 2008





Tutela dei risparmiatori

7 08 2008

Lettera a Marco Liera del Sole24Ore per un nuovo dibattito sul futuro del risparmio.

 

Gent. Dott. Liera,

da tempi non sospetti, la Sua attenzione, e quella dei Suo colleghi, è rivolta al tema della tutela dei risparmiatori: un argomento controverso, spigoloso, scomodo a molti, e che per la sua complessità si presta bene alla formulazione di tante opinioni, magari interessate.

Sappiamo peraltro come gli scandali finanziari dell’ultimo decennio, oltre a danneggiare i risparmiatori, non abbiano sortito l’effetto sperato: infatti, la cultura finanziaria degli italiani è rimasta al palo e i piccoli risparmi sono rimasti lontani dai mercati finanziari, anche a fronte di recenti incentivi fiscali. In fondo, anche nella “pratica degli investimenti” sembrano prevalere le mode, sostenute dall’abile marketing di chi, a differenza dei risparmiatori, conosce a sufficienza alcune basi di finanza comportamentale (o almeno di psicologia dei consumi) e le utilizza per interagire con i risparmiatori stessi, anche quando questi sono stati scottati da forti delusioni: “capitale garantito”, “rendimenti minimi”, ecc. sono espressioni ormai diffuse e che hanno avuto un certo successo nel promuovere prodotti, anche quando questi rischiavano di non tutelare il cittadino contro l’inflazione (obiettivo ineludibile per ogni scelta d’investimento a medio-lungo termine).

Le autorità competenti hanno progressivamente focalizzato la loro attenzione sulla trasparenza, quale elemento per rendere consapevoli le scelte finanziarie dei cittadini. Oggi i prodotti finanziari sono senza dubbio più trasparenti ma, nonostante questo, il risparmio non appare molto più tutelato: ne sono dimostrazione i suoi articoli e le lettere a cui deve rispondere. La completezza di informazioni di un prospetto informativo e il messaggio non ingannevole di un cartellone pubblicitario costituiscono un elemento fondamentale per la tutela dei risparmiatori, ma appaiono come una “conditio sine qua non”: ci vuole ben altro e forse l’intero approccio finora seguito dovrebbe essere messo in discussione. Davvero crediamo che il risparmiatore medio possa dedicare così tanto tempo a leggere e studiare prospetti informativi (anche se in versione breve) e magari con l’ausilio di un manuale di finanza? Per rispondere in modo affermativo dovremmo immaginare un mondo pieno di appassionati della materia, con le dovute competenze e con molto tempo a disposizione: in tutta onestà lo scenario appare irrealistico, senza nulla togliere alla capacità dei cittadini.

Tagliamo la testa al toro! L’eccesso di norme e di firme non è uno strumento utile per tutelare il risparmiatore finanziariamente inconsapevole, il quale, per definizione, necessita di affidarsi a un professionista. Il risparmiatore dovrebbe delegare le proprie decisioni di investimento al suo consulente come fa con altri professionisti in altri campi (avvocati, architetti, ecc.). La vera discriminante è data dalla massima indipendenza del consulente, per rendere il più possibile convergenti i suoi interessi con quelli del cliente, a prescindere da discutibili giudizi su appropriatezza ed adeguatezza dei consigli erogati.

 

Cesare Nistri

Riccardo Politi

 

tratto da articolo di comunicati-stampa.net del 5/8/2008





Trading di borsa e dipendenze: la psicologia innanzitutto!

3 08 2008

«La notte facevo fatica ad addormentarmi. Aspettavo solo che facesse mattino per collegarmi e fare i primi ordini. Durante il lavoro poi, appena potevo, tornavo a casa a controllare l’andamento delle azioni. Compravo, vendevo, speculavo. Arrivavo a muovere più di diecimila euro al giorno. Qualche volta andava bene, qualche altra meno. Ma alla fine mi sono trovato senza più un soldo». La storia che Fabio (nome di fantasia) ci ha raccontato, è quella di una passione sfociata in dipendenza. Un pallino, quello del trading online, diventato schiavitù simile all’alcolismo o alla droga, anche se forse il paragone più azzeccato è con il gioco d’azzardo. Fabio ha puntato i suoi soldi su azioni e strumenti finanziari complessi al “tavolo verde” della Borsa Italiana. Operazioni rischiose, fatte solo con un portatile e una connessione a internet, che gli hanno fatto perdere oltre 150mila euro.

Cos’è il trading psicologico? Fabio è stato malato di “gioco in Borsa compulsivo”, un disturbo mentale della famiglia degli “internet addiction disorder”. Come la dipendenza da chat, da pornografia online o dai videogiochi. Il trader compulsivo agisce proprio come un giocatore d’azzardo. Si fa guidare dall’istinto più che dalle competenze e dalla ragione, non sa mai quando fermarsi, non riconosce i propri limiti e, come accade spesso ai malati di poker, finisce per perdere grosse cifre. Non ci sono statistiche, ma gli specialisti concordano nel dire che è un fenomeno “molto sottovalutato”. Dai medici, dai professionisti della finanza, e dalla società. «È molto difficile individuare un problema di dipendenza da trading – spiega Paolo Cavedini psichiatra del San Raffaele di Milano, specializzato in dipendenza da gioco d’azzardo – chi passa la giornata davanti al videopoker è evidentemente malato. Chiunque lo riconosce. Per chi fa trading è diverso. Fare investimenti in azioni o obbligazioni è un’attività socialmente accettata. Per cui, chi ha delle grosse perdite, non è necessariamente una persona con dei problemi psichiatrici. Nella maggior parte dei casi è uno che ha fatto un investimento sbagliato».

Come si diventa schiavi di Borsa? Non sono cause specifiche a scatenare la compulsività. Nella maggior parte dei casi è la combinazione di diversi fattori. C’è la predisposizione fisiologica ad esempio. «Alcune persone – spiega Paolo Cavedini – hanno una maggior percezione del livello di rischio a cui vanno incontro e riescono a rimanere freddi e prendere decisioni giuste anche in condizioni di stress. Altri invece si fanno prendere più facilmente dall’emotività. Questi ultimi sono i soggetti più a rischio». Ci sono poi fattori esterni. Ad esempio un crollo inaspettato dei listini che manda in fumo un investimento.

tratto da articolo de IlSole24Ore del 3/8/2008

IlSole24Ore porta finalmente alla luce un fenomeno, forse anche in crescita, di vera e propria dipendenza psicologica, e che, come il gioco d’azzardo, porta alla rovina di persone e famiglie. Vi invito a leggere tutto l’articolo…. e a meditare, non tanto sull’opportunità di fare trading quanto piuttosto sui meccanismi che il trading può creare. Del resto, la psicologia conta davvero molto in un lavoro del genere, al di là delle sue varianti patologiche.





Investitori, performance e rischio

19 05 2008

Da sempre gli investitori sono abbagliati dal miraggio di grandi rendimenti e spesso dimenticano che sui mercati finanziari il primo obiettivo è non perdere denaro. Perchè? Ecco un documento interessante tratto da Studio Politi Nistri:

“La gestione del rischio: se i meno contano più dei più!”





Investimenti e luoghi comuni

13 05 2008

Quanti risparmiatori sono vittima dei maggiori luoghi comuni dell’investimento e quanti ancora si fanno influenzare da consigli superficiali? Probabilmente in molti!

Ecco di seguito un documento tratto da Studio Politi Nistri utile a capire quali sono le logiche di investimento più adatte per chi vuole investire sui mercati azionari. Un utile guida per non cascare in facili tranelli: “L’azionario vince sempre nel lungo periodo”

Buona lettura!





Una sezione educational molto utile

12 04 2008

Ecco il link alla sezione “educational” di Studio Politi Nistri…. un’occasione ulteriore per la vostra libera ed indipendente voglia di comprendere la finanza (It’s your money, stupid!).

in particolare…. ecco un documento interessante:

“Gli inganni della mente: quando la tartaruga corre più veloce della lepre”

Buona lettura!!!!!!!!!





Investimenti e irrazionalità

6 01 2008

Quali sono le azioni che si vendono troppo presto? Quelle in guadagno naturalmente. Gli investitori vendono troppo presto i titoli che avrebbero dovuto tenere e tengono troppo a lungo i titoli che avrebbero dovuto vendere. (…) Gli investitori confrontano generalmente il prezzo di un titolo in portafoglio con il prezzo di acquisto. Quest’ultimo diventa il punto di riferimento rispetto al quale calcolare vincite e perdite. Se il prezzo del titolo è superiore a quello di acquisto, l’investitore lo codifica come una “vincita sicura”. E, come abbiamo visto, di fronte a una vincita tendiamo a evitare il rischio: siamo pertanto spinti a vendere il titolo per realizzare il guadagno. Ecco che vendiamo troppo presto!

tratto dal libro ”Economia emotiva” di Matteo Motterlini – Ed. Rizzoli

Scusatemi, sono in un periodo di citazioni…… sarà che a inizio anno si producono sempre buoni propositi. In fondo, questo stralcio del libro di Motterlini ricorda un vecchio adagio sempre valido: “Tagliare le perdite e far correre i profitti”. Facile a dirsi e meno a farsi…. lo sanno bene anche i professionisti del settore, ognuno dei quali crede di conoscere la soluzione (una delle tante, magari!).





Il rischio e l’ambizione

1 10 2007

Si sono appena conclusi due mesi di grande agitazione per gli investitori: un’eredità che ottobre forse non riuscirà a evitare e con cui dovremo tutti fare i conti. Di questi due mesi sono rimasti nel frattempo gli sforzi degli analisti, tesi a comprendere cause e sopratutto i rischi ancora in corso.

Ecco quindi la sfilata di notizie sull’andamento di bilancio delle banche internazionali più importanti, quelle che spesso riescono a modellare con i loro grandi capitali, l’andamento, comunque indipendente, dei mercati finanziari. Non sono mancate le sorprese, come quella del miglioramento degli utili di Goldman Sachs, che è riuscita efficacemente ed oculatamente a gestire i propri rischi. Le cose sono andate diversamente per uno dei suoi grandi fondi hedge (Global Alpha) che ha procurato ai suoi clienti perdite non certo irrilevanti. Il fondo, le cui scelte di investimento pare fossero affidate interamente a modelli computerizzati, ha perso ben il 23% nel solo mese di agosto: una gestione del rischio poco oculata che riflette forse la scelta di utilizzare strumenti d’investimento poco liquidi. Del resto, prima o poi il cerino rimane sempre a qualcuno che non può evitare di scottarsi.

Per le altre grandi banche internazionali le cose sono andate sicuramente peggio. A metà mese l’americana Merrill Lynch comunicherà al mercato l’andamento dei propri utili con risultati attesi che potrebbero rivelare grandissime riduzioni dei profitti: fonte di preoccupazione per molti operatori. Rincuorato dai risultati della propria banca, comunque soddisfacenti in un momento del genere, il presidente e CEO di Goldman Sachs si è quindi sentito di rilasciare dichiarazioni piuttosto precise su ciò che ha causato la crisi “subprime”. Via libera quindi ai “mea culpa” e alle lavate di capo autoinflitte:  ”E’ ora che ciascuno si assuma le proprie responsabilità: da tempo il mercato aveva percepito che il rischio non era valutato adeguatamente  in un ampio ventaglio di di aree di investimento, e in particolare nel settore del credito.”….. e se lo dice uno dei più influenti banchieri del mondo di certo la cosa non può passare sotto voce! Col senno di poi ci accorgiamo tutti dei nostri sbagli e lui stesso non avrà valutato adeguatamente certi rischi, anche se probabilmente è stato più bravo di altri.  In fondo, tutti vogliamo andare a letto la sera pensando che domani saremo più ricchi….. e quando la tentazione è troppo forte sono solo le delusioni a risvegliarci dai sogni!





Irrazionalità nelle scelte finanziarie

29 08 2007

Tanto per rimanere in tema, comincio col riportarvi uno stralcio bellissimo da un libro di finanza comportamentale: un modo interessante per analizzare come gli esseri umani, nessuno escluso, si confrontino quotidianamente con le proprie decisioni finanziarie. Trovo che sia un bellissimo spunto di riflessione.

“Nelle scelte economiche spesso ci inganniamo. Un pò come Charlie Brown che rimane confuso e interdetto quando incontra la ragazzina dai capelli rossi, anche la nostra testa è spesso “calda e stupida”. Quando si tratta di risparmiare, spendere e investire non siamo quei razionali e fulminei calcolatori di “utilità” che popolano i modelli matematici dei libri di economia. Anzi, il particolare computer che ci portiamo a spasso tra le orecchie ha un processore molto lento, poca memoria e più bachi di quanto siamo disposti ad ammettere. Come se non bastasse, nella vita di tutti i giorni proviamo gioia, paura, rabbia, gelosia, invidia, disgusto, e molti altri sentimenti che condizionano le nostre decisioni in modo ben poco calcolato. Nulla di male. Purchè lo si sappia.”

tratto da “Economia emotiva” – Prof. Matteo Motterlini – Ed. Rizzoli – pag. 11