Sul Sole24Ore un’interessante spiegazione su come funzionano i cosiddetti Tremonti Bond: uno strumento destinato a essere sottoscritto dal Tesoro ed eventualmente da investitori istituzionali, nato per spingere le banche a non restringere il credito… ma forse sarebbe meglio una maggiore presenza dello Stato nella gestione delle banche per separare ciò che è giusto salvare da ciò che deve fallire.
Tremonti Bond? Meglio rivoltare le banche come un calzino
8 03 2009Commenti : Lascia un commento »
Tag: banche, credito, obbligazioni, Sole24Ore, Tremonti, Tremonti-Bond
Categorie : Finanza e politica
Separare (salvare) la banca tradizionale (e noi tutti) dalla banca speculativa (il banchiere fallito e cinico)
7 03 2009«Lo Stato incoraggia e tutela il risparmio, disciplina e controlla l’esercizio del credito». È attorno alla citazione dell’articolo 47 della Costituzione («In questo momento il più importante») che si muove l’intervento del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, nel suo intervento ad un congresso sul futuro delle piccole e medie imprese a Busto Arsizio. Il ministro ha citato il testo dell’articolo, chiarendo che il Governo non pretende «che le banche smettano di fare le banche», ma che facciano qualcosa in più con i nuovi strumenti». Secondo Tremonti è necessario salvare le famiglie, il lavoro, le imprese e la parte buona delle banche. «Ma non possiamo salvare i banchieri falliti anche se è quello che si tenta di fare in troppe parti del mondo», ha detto il ministro, aggiungendo con una battuta che le banche dovrebbero agire con la saggezza del “bonus pater familias”, quando invece «troppe volte in banca si è pensato più al bonus che alle famiglie». Mercoledì prossimo, ha spiegato il responsabile dell’Economia, il ministro dell’Interno Maroni incontrerà tutti i prefetti d’Italia per spiegare il funzionamento dell’osservatorio per il credito, affinchè i cosidetti Tremonti-Bond possano effettivamente raggiungere il loro scopo e finanziare le imprese. «Per evitare che le banche si tengano questi fondi – ha spiegato Tremonti – attiveremo osservatori per il credito, che riguarderanno tutte le banche e non solo quelle che hanno richiesto i bond. Questo non significa – ha spiegato – commissariare le banche, ma significa trasparenza ed evidenza». Il ministro ha chiarito che i prefetti non avranno il potere di dominare sugli istituti di credito: «Al tavolo siederanno industriali, sindacati, camere di commercio ed anche la stampa: non saranno tavoli di scontro ma di incontro in cui si cercheranno soluzioni», ha aggiunto il ministro. Tremonti, infine, ha ribadito la volontà del Governo di preservare «la coesione sociale e conservare l’apparato industriale», ma ha anche ammonito la stampa, d’intesa con il presidente del Consiglio Berlusconi, a non produrre allarmismo: «I media stanno producendo un effetto distorsivo di sfiducia, una delle basi per andare avanti è smettere di farci del male».
tratto da articolo del Sole24Ore del 7/9/2009
Anche il Ministro ell’Economai comincia a distinguere. Il fatto di dire che non si possono salvare tutti può sembrare causa di scenari tragici: default, dissesti, ecc.. In realtà, se riflettiamo bene, ciò che conta davvero è salvare “la parte buona delle banche”, quella che fornisce il credito alle imprese, al mondo che produce e che fa andare avanti l’economia: Del resto chiediamoci: “E’ davvero un problema se fallisce la divisione di una banca che si occupa di fare speculazioni sui mercati finanziari?” Secondo me no e come il sottoscritto comincia a pensarla così anche chi consiglia da vicino il Presidente Obama (leggete questa notizia in inglese da Bloomberg)!
Separariamo l’attività bancaria tradizionale (depositi e prestiti) dall’attività di finanza speculativa/creativa!
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Macquaire: niente più finanziamenti ipotecari in Italia
6 08 2008MacQuarie è la banca australiana che ha deciso di chiudere le attività di credito ipotecario aperte tre anni fa in Italia e che fino ad ora era stata considerata una roccaforte del risparmio “sicuro ”. Questo gesto rappresenta un campanello d’allarme sui mutui anche per il nostro paese. Infatti, gli stessi recruiter non sembrano aspettarsi alcun segnale di miglioramento, almeno fino al 2009. Le scorse settimane MacQuaire ha annunciato la “cessazione dell’attività di erogazione di nuovi mutui”, viste le ultime stime di Bankitalia presentate dal governatore Mario Draghi il 31 maggio, che parlavano di una maggiore difficoltà per gli italiani di pagare il mutuo. Ora, anche la Penisola si scopre vulnerabile rispetto al disastro dei mutui avvenuto negli Usa.
tratto da comunicati-stampa.net del 29/07/2008 (autore: Monica Mazzanti di Ogami)
Più che essere allarmistica, la notizia evidenzia la necessità di aspettare ancora diverso tempo per un ritorno del settore dei finanziamenti a dei mutui ad una situazione di normalità.
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Tag: Banca d'Italia, banche, comunicati-stampa.net, credito, Draghi, economia, efinancialcareers, finanziamenti, ipoteca, Macquaire, Mazzanti, mutui, news, notizie, Ogami, prestiti, risparmio
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Calano i profitti delle banche
27 05 2008La crisi dei subprime Usa è passata come un ciclone sulla finanza mondiale, spazzando anche i conti dei big del credito. Addio ai pingui profitti del 2006 quando, con un risultato corrente cresciuto del 15%, le banche europee avevano potuto festeggiare il miglior anno del decennio. Ma, a mettere in fila i dati più recenti sulle perdite delle grandi banche internazionali – come ha fatto R&S-Mediobanca nell’ultima indagine dedicata al comparto – si scopre che a farne le spese più di tutti non è stata una banca americana bensì la svizzera Ubs, una volta quasi sinonimo di conservatorismo nel credito. Nel semestre orribile che va da ottobre 2007 a marzo 2008, il numero uno elvetico ha riportato perdite complessive per 14,8 miliardi di euro. È andata meglio (si fa per dire) Citigroup, che pur operando nell’epicentro del terremoto finanziario, è arrivata solo seconda con un passivo di 9,9 miliardi. Benitenteso, non si tratta solo di mutui allegri, perché il risultato netto recepisce tutte le perdite del conto economico. Per esempio SocGen deve principalmente ai derivati fuori controllo i 3,35 miliardi di rosso dell’ultimo trimestre 2007, solo parzialmente compensato dal ritorno all’utile, per 1,1 miliardi, dei primi tre mesi del 2008. Le italiane, meno esposte al fenomeno, se la sono cavata, mantenendo i conti in attivo, ma rinunciando ai superprofitti dell’anno prima. Solo nei primi tre mesi del 2008, a Unicredit e IntesaSanPaolo sono venuti a mancare oltre 3,2 miliardi di utili netti rispetto allo stesso periodo del 2007, quando non c’era ancora avvisaglia della crisi mondiale. E tuttavia, il conto economico riflette solo metà della storia, perché se si guarda al portafoglio titoli delle banche (questa volta i dati sono riferiti al 2006), dove si trovano anche le cartolarizzazioni dei mutui, si scopre che per esempio le americane classificano come “disponibili per la vendita” il 51,2% dei titoli, le cui minusvalenze finiscono per pesare sul patrimonio netto, decurtandolo. Per le banche Usa solo la metà dei titoli (il 48,7%) è detenuta per negoziazione, nel qual caso le perdite potenziali vanno a deprimere gli utili. Per le banche europee l’insidia patrimoniale è limitata al 31,7% del portafoglio, contro il 65,3% che, in caso di problemi, minaccia invece i profitti. Ma vogliamo parlare anche delle perdite su crediti? Qui la finanza non c’entra, ma le banche hanno iniziato ad avere la mano pesante già nella prima metà del 2007.Tant’è che l’anno scorso negli Usa le svalutazioni crediti hanno raggiunto un picco del 28% dei ricavi. Le americane sono corse però subito ai ripari con iniezioni di capitale così da non compromettere il coefficiente di stabilità,confermato al 12%,mentre da un anno all’altro quelle europee, per l’aumento delle posizioni a rischio, hanno visto il parametro scendere dall’11,7% all’11%. Peraltro mentre la copertura dei crediti dubbi è sempre integrale negli Usa, in Europa è del 68%, in Giappone del 66%. Tra finanza allegra e crediti facili, comunque, a farne le spese sono state anche le casse statali: 20 miliardi di dollari di introiti in meno per il fisco americano nel 2007, 11 miliardi di euro in meno per le amministrazioni del Vecchio continente. Peraltro le banche europee godono di un tax rate più favorevole rispetto alle sorelle americane: 24,1 contro 32,2 (nel 2006). Nei nove anni che vanno dal 1998 al 2006, se le banche europee avessero avuto lo stesso trattamento delle statunitensi, avrebbero pagato maggiori imposte per 66 miliardi. Forse non è un caso che l’Europa del credito vinca la sfida del Roe: 19,8% nel 2006 contro il 18% delle banche Usa (il 13,3% delle cinesi, e appena il 9,9% delle giapponesi). Non c’è però solo il Fisco a spiegare la maggior redditività del credito nel Vecchio continente. Nel periodo ‘98-2006, infatti, le banche europee hanno visto aumentare i ricavi per dipendente del 42% a fronte di un aumento del costo del lavoro pro capite del 36%. Dinamica inversa sull’altra sponda dell’Atlantico, dove l’aumento del costo del lavoro pro-capite (+52%) è stato superiore all’incremento della produttività (+46%). Fa storia a sè l’Italia: i ricavi per addetto nello stesso periodo sono cresciuti solo del 6%, ma il costo del lavoro unitario, grazie anche all’espansione verso l’Est europeo, è addirittura sceso del 4 per cento. Ma dove le differenze sono ancora abissali è nel grado di concentrazione del sistema. Se l’aggregato delle banche taglia extralarge censite da R&S si è sfoltito in otto anni, passando da 109 a 66, l’istantanea delle tre macro-aree occidentali è tutt’altro omogenea. Le europee sono grandi, grandissime per dimensioni assolute e in termini relativi a casa loro, ma le prime cinque banche nel 2006 contavano solo per il 30% sultotale dell’attivo nel complesso continentale, contro l’80% in Giappone o il 75% negli Stati Uniti. Come dire: l’euro ha unito le valute, ma nel credito i confini nazionali dividono ancora.
tratto dal sito del Sole24Ore del 27/05/2008
Con le lacrime agli occhi per i pochi profitti realizzati dal sistema bancario, voglio solo ricordare quanto detto in questi giorni dal grande finanziere Warren Buffett: “…le banche, e solo loro, sono responsabili della crisi finanziaria. Si sono esposte oltre ogni logica, assumendo così rischi troppo elevati. E’ talmente evidente la loro colpa che non vale assolutamente la pena cercare altri responsabili”.
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Finanziamenti personali: una nuova bolla?
19 05 2008Gli italiani che chiedono i finanziamenti più «pesanti»? Nel 2007 la palma è toccata agli abitanti di Chieti: l’importo medio per pratica di prestito personale, 14.882 euro, ha portato i residenti della provincia abruzzese in cima alla classifica nazionale. Secondi i viterbesi, con 14.579 euro, e terzi i ragusani, con 14.560. Lo testimoniano le analisi di Crif Decision Solutions su Eurisc, il sistema proprietario di informazioni creditizie che solo nello scorso anno ha registrato i dati di svariati milioni di pratiche di credito al consumo. Secondo i dati della società bolognese – che dalla fondazione nell’88 a oggi è divenuta un operatore internazionale di sistemi di informazioni creditizie – sono invece i residenti in provincia di Pesaro e Urbino gli italiani più «parchi» nel ricorrere alla leva del debito. Gli ultimi nella classifica delle 107 province d’Italia l’anno scorso hanno acceso prestiti personali per un valore medio di “appena” 10.350 euro a pratica, seguiti dai triestini con 10.580 euro e dai parmensi con 10.669. Ma i dati non cambiano solo da provincia a provincia: ogni segmento del credito al consumo ha tendenze peculiari. Se tra i prestiti personali, quelli con le erogazioni medie per pratica più “pesanti”, la forbice della differenza tra il massimo di Chieti e il minimo di Pesaro-Urbino rispetto alla media nazionale (12.388 euro) è inferiore al 37%, nel segmento più “leggero” dei prestiti finalizzati è molto più ampia la differenza tra i primi e gli ultimi in classifica. Dagli 8.400 euro medi per pratica erogata a Bolzano ai 4.496 di Brindisi c’è infatti un divario di 63 punti percentuali rispetto alla media nazionale (6.186 euro). Le motivazioni di questa geografia a macchie di leopardo sono molteplici. Non influiscono solo fattori economici, come le differenze nel reddito disponibile o le dinamiche dei tassi di interesse. «Bisogna sempre ricordare che il ricorso al credito, oltre che dall’economia, è influenzato anche da fattori che attengono alla cultura e agli atteggiamenti delle famiglie», spiega Silvia Ghielmetti, direttore di Crif. «L’Italia, dopo gli anni del boom, si sta avvicinando a una fase di maturità del settore, con caratteristiche nazionali peculiari rispetto a quelle dei Paesi del nord Europa». La corsa continua, insomma, ma il ritmo sta calando. «L’importo medio dei prestiti personali erogati l’anno scorso in Italia è aumentato dell’8% rispetto al 2006, mentre per i prestiti finalizzati l’incremento annuo si è fermato a quota 7,6%», spiega Daniela Bastianelli, senior analyst di Crif. «Il trend premia i prestiti personali rispetto a quelli finalizzati per le diverse politiche commerciali degli operatori e per il differente numero di pratiche erogate».
C’è poi un effetto della leva pubblica. Bastianelli spiega che «negli ultimi due anni le dinamiche dei consumi durevoli sono state sostenute anche dalle agevolazioni fiscali e dagli incentivi, rinnovati nell’ultima Finanziaria, sia per politiche di efficienza energetica degli elettrodomestici “bianchi” sia per il settore auto, che nel 2007 ha registrato un discreto numero di immatricolazioni». Un ruolo ce l’ha anche la psicologia: «, Pur crescendo meno del 2006, resta un interesse specifico per i prestiti finalizzati dedicati agli acquisti di beni durevoli. La domanda è concentrati sull’elettronica di consumo. Una dinamica sostenuta dall’innovazione tecnologica e dalle mode, che spingono a rinnovare di frequente questi prodotti, anche grazie al sostegno di politiche commerciali di dilazione dei pagamenti a tassi promozionali», conclude Bastianelli. Nell’anno delle Olimpiadi e degli Europei di calcio c’è da scommettere che l’appeal di maxischemi tv ultrapiatti e cellulari 3G non mancherà di farsi sentire.
trattto dal sito del Sole24Ore del 19/5/2008
Una nuova bolla? Nel frattempo i costumi nazionali, storicamente orientati al risparmio, sono stati modificati dall’evoluzione negativa dei redditi!
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Tag: credito, Crif, finanziamenti, subprime
Categorie : mutui e finanziamenti
Profitti in calo nelle banche
16 10 2007Merrill Lynch ha lanciato un allarme profitti sul terzo trimestre annunciando che il periodo si concluderà con una perdita di circa 50 centesimi ad azione. Sui conti peseranno svalutazioni volontarie per circa 4,5 miliardi di dollari dovute alla crisi dei mutui subprime e al conseguente tracollo delle cartolarizzazioni di settore. La banca d’investimenti americana vede però un graduale miglioramento nel quarto trimestre. e nondimeno rimane cauta sull’outlook di più lungo periodo anche perché il mercato delle cartolarizzazioni rimane difficile dopo la crisi di agosto. «Sebbene le condizioni dei mercati fossero alquanto difficili e la turbativa dell’attività senza precedenti – ha detto l’amministratore delegato Stan O’ Neal – siamo nondimento delusi dalle performance delle nostre divisioni attive nelle cartolarizzazioni di mutui. Possiamo fare meglio nel gestire questo tipo di rischio, così come abbiamo fatto per altre classi di asset, incluse le attività di trading, di investimento e di compravendita di valute». Continuano comunque a farsi sentire le conseguenze della sovraesposizione di alcune grandi banche – che da agosto stanno ripulendo i bilanci e in alcuni casi rivoluzionando il top management – agli investimenti in obbligazioni strutturate sui mutui ad alto rischio americani. Le recenti trimestrali, che Wall Street attendeva con timore per quantificare i danni del terremoto finanziario dell’estate, si chiude così con un sostanziale pareggio: Goldman Sachs, la investment bank numero uno nel mondo, è stata l’unica a potere vantare una crescita grazie ad altre attività pura accusando perdite legate ai mutui, Lehman Brothers ha contenuto i danni, mentre Morgan Stanley e Bear Stearns hanno pagato il conto più salato. In Europa hanno accusato il colpo sia il colosso svizzero Ubs (la rivale Crédit Suisse ha dribblato l’ostacolo) che la banca numero uno in Germania, Deutsche Bank, che mercoledì ha annunciato perdite per 350 milioni di euro nell’investment banking. (Al.An.)
(tratto dal sito del Sole 24Ore del 5 ottobre 2007)
La punta di un iceberg?
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Tag: banche, Bear Stearns, cartolarizzazioni, Credit Suisse, credito, Deutsche Bank, finanza, Goldman Sachs, investment banking, Lehman Brothers, Merrill Lynch, mutui, news, notizie, obbligazioni strutturate, subprime, Ubs
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Timori inflazionistici soffiano sull’Euribor
27 05 2009Dopo quasi otto mesi di discesa praticamente ininterrotta che ha portato i tassi interbancari ai minimi storici, cinque sedute consecutive di risalita dei tassi interbancari sono un segnale da non sottovalutare. Due gli ordini di fattori che stanno deteminando questo cambio di rotta. «Si fa più concreto – spiega al Sole 24Ore.com Angelo Drusiani, responsabile gestioni di Banca Albertini Syz – il timore di un aumento dell’inflazione nei prossimi mesi, causato dalla forte immissione di liquidità nel sistema finanziario. Una ripresa dell’economia verso fine anno spingerebbe le quotazioni del petrolio e quindi anche l’indice dei prezzi». Punto numero due: «Il mercato – continua Drusiani – inizia a scontare il fatto che la Banca centrale europea potrebbe cambiare idea rispetto alle recenti analisi esposte dal presidente Trichet, secondo il quale i tassi all’1% potevano non essere il limite minimo». Secondo le previsioni di Aritma I.F. per il Sole24ore.com sui tassi a medio-lungo termine peserà la massa di debito pubblico che i governi hanno accumulato per fronteggiare la crisi.
Si, insomma… notizie non tanto carine per la futura rata del mutuo degli Italiani, soprattutto con l’aria che tira.
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