La solidità delle banche italiane? Parliamone!

23 05 2009

Dopo tanti mesi di crisi finanziaria e bancaria vengono ancora snocciolati dati sulla solidità delle banche italiane rispetto a quelle straniere: in realtà una discussione più inutile che altro. Ditemi voi se Unicredit è una banca italiana! Ha più di metà delle sua attività dislocate all’estero.
Un interessante articolo del Sole24Ore ci ricorda come le banche itlaiane invetano molto meno nelle attvità finanziarie e speculative, eessendo maggiormente presenti nel campo più classico dei finanziamenti (i cosiddetti “impieghi”), rispetto ai quali si potrebbero fare tanti discorsi rispetto all’attuale situazione. Un’analisi interessante, ma siamo sicuri che sia tutto lì? La vera risorsa sono i clienti privati, i depositanti, da cui le banche, specie se italiane, hanno imparato a trarre grandi profitti (vedi fondi, polizze, obbligazioni strutturate, ecc.).

I risparmiatori se ne sono accorti? Ovviamente no….. tranne quelli iscritti al nostro gruppo Facebook!





La risposta del Sole24Ore alla nostra lettera

22 09 2008





Tutela dei risparmiatori

7 08 2008

Lettera a Marco Liera del Sole24Ore per un nuovo dibattito sul futuro del risparmio.

 

Gent. Dott. Liera,

da tempi non sospetti, la Sua attenzione, e quella dei Suo colleghi, è rivolta al tema della tutela dei risparmiatori: un argomento controverso, spigoloso, scomodo a molti, e che per la sua complessità si presta bene alla formulazione di tante opinioni, magari interessate.

Sappiamo peraltro come gli scandali finanziari dell’ultimo decennio, oltre a danneggiare i risparmiatori, non abbiano sortito l’effetto sperato: infatti, la cultura finanziaria degli italiani è rimasta al palo e i piccoli risparmi sono rimasti lontani dai mercati finanziari, anche a fronte di recenti incentivi fiscali. In fondo, anche nella “pratica degli investimenti” sembrano prevalere le mode, sostenute dall’abile marketing di chi, a differenza dei risparmiatori, conosce a sufficienza alcune basi di finanza comportamentale (o almeno di psicologia dei consumi) e le utilizza per interagire con i risparmiatori stessi, anche quando questi sono stati scottati da forti delusioni: “capitale garantito”, “rendimenti minimi”, ecc. sono espressioni ormai diffuse e che hanno avuto un certo successo nel promuovere prodotti, anche quando questi rischiavano di non tutelare il cittadino contro l’inflazione (obiettivo ineludibile per ogni scelta d’investimento a medio-lungo termine).

Le autorità competenti hanno progressivamente focalizzato la loro attenzione sulla trasparenza, quale elemento per rendere consapevoli le scelte finanziarie dei cittadini. Oggi i prodotti finanziari sono senza dubbio più trasparenti ma, nonostante questo, il risparmio non appare molto più tutelato: ne sono dimostrazione i suoi articoli e le lettere a cui deve rispondere. La completezza di informazioni di un prospetto informativo e il messaggio non ingannevole di un cartellone pubblicitario costituiscono un elemento fondamentale per la tutela dei risparmiatori, ma appaiono come una “conditio sine qua non”: ci vuole ben altro e forse l’intero approccio finora seguito dovrebbe essere messo in discussione. Davvero crediamo che il risparmiatore medio possa dedicare così tanto tempo a leggere e studiare prospetti informativi (anche se in versione breve) e magari con l’ausilio di un manuale di finanza? Per rispondere in modo affermativo dovremmo immaginare un mondo pieno di appassionati della materia, con le dovute competenze e con molto tempo a disposizione: in tutta onestà lo scenario appare irrealistico, senza nulla togliere alla capacità dei cittadini.

Tagliamo la testa al toro! L’eccesso di norme e di firme non è uno strumento utile per tutelare il risparmiatore finanziariamente inconsapevole, il quale, per definizione, necessita di affidarsi a un professionista. Il risparmiatore dovrebbe delegare le proprie decisioni di investimento al suo consulente come fa con altri professionisti in altri campi (avvocati, architetti, ecc.). La vera discriminante è data dalla massima indipendenza del consulente, per rendere il più possibile convergenti i suoi interessi con quelli del cliente, a prescindere da discutibili giudizi su appropriatezza ed adeguatezza dei consigli erogati.

 

Cesare Nistri

Riccardo Politi

 

tratto da articolo di comunicati-stampa.net del 5/8/2008





Draghi spinge per i consulenti finanziari indipendenti

4 08 2008

I promotori finanziari l’hanno presa male. Di loro, e del lavoro svolto in questi anni presso i risparmiatori, non si parla nel Rapporto del gruppo di lavoro sui fondi comuni costituito presso la Banca d’Italia. Il Rapporto, che rilancia anche gli inviti formulati sull’argomento dal governatore Mario Draghi, ripone però molta fiducia sui consulenti finanziari indipendenti. Sono loro il grimaldello con il quale far saltare il blocco della distribuzione in conflitto di interessi, tramite la raccolta ordini per conto dei clienti su fondi low-cost trattati su piattaforme telematiche. Anche se la loro attività, almeno all’inizio, «si rivolgerà a un pubblico ristretto».
Il Rapporto pare ignorare che c’è un quarto del mercato dei fondi, quello intermediato dai promotori, che non è stato colpito dai disastrosi deflussi che hanno invece caratterizzato i network di sportelli. La circostanza meritava qualche approfondimento in più. D’altra parte non pare il caso che i promotori debbano temere i consulenti indipendenti. Le due forme possono felicemente convivere nell’interesse dei risparmiatori, come accade altrove. Sarebbe strano se, dopo 30 anni in cui hanno potuto operare in assenza dei consulenti fee-only, i promotori si preoccupassero del loro fisiologico ingresso. A meno che qualcuno di loro non rimpianga che in questo periodo non trascurabile si potesse fare di più. Si poteva ad esempio conquistare una quota di mercato del risparmio – in presenza di servizi bancari di scarsa qualità – assai più alta di quel 6% che è attribuito oggi alle reti di promotori. Le quali sono in gran parte di proprietà bancaria o assicurativa. L’imprenditorialità è stata poca, con soli due casi di successo (Azimut e Mediolanum). Ciò è stato dovuto a un insieme di condizioni oggettive di mercato, ma ha frenato l’affermazione di questa categoria di professionisti. Nei cuori dei risparmiatori e in quelli degli autori del Rapporto.

tratto da articolo de IlSole24Ore del 26/07/2008

Il Governatore ha forse compreso come la via maestra per la tutela dei risparmiatori non stia soltanto nella trasparenza dei prodotti finanziari, ma anche nella presenza di un soggetto che sia inevitabilmente dalla parte del risparmiatore nel rapporto con la sua banca.





Consulenti finanziari: arriva l’albo degli indipendenti

26 05 2008

Ormai la costituzione dell’albo dei consulenti finanziari indipendenti è in dirittura d’arrivo: il tutto nell’assoluto silenzio per i risparmiatori che finora hanno potuto leggere di questo solo su qualche articolo del Sole24Ore, che tuttavia sembra aver scritto più che altro per informare gli addetti ai lavori sullo stato dell’arte.

In un momento in cui il legislatore sembra indirizzato verso l’abolizione degli albi professionali, le autorità italiane hanno scelto di costituire un nuovo albo per questa categoria professionale, nuova, ma che all’estero, sempre nell’ambito del recepimento della direttiva euriopea “Mifid”, viene svolta senza la necessità di iscriversi ad alcun albo.

Forse il legislatore italiano ha ravvistao l’esigenza di creare un albo per evitare che nascesse una lunga fila di “sedicenti consulenti” che, senza arte nè parte, cominciasse, a fornire i consigli più dissennati ai poveri risparmiatori; ecco quindi la scelta di far sostenere un esame a chi vuole esercitare tale professione. Immagino che il legislatore, saggio e premuroso, intenderà evitare nuovi scandali finanziari che danneggino il risparmiatore italiano (vedi Parmalat, Cirio, ecc.) e di per sè si tratta di propositi decisamente encomiabili. Ma non vorremmo certo credere che i vari scandali Cirio e Parmalat siano nati dall’azioni di questi consulenti “millantatori”?!?! Quel che è successo allora ormai lo sanno tutti.

A giudizio di chi scrive, siamo all’ennesima dimsotrazione di ipocrisia all’italiana, fatta di presunte tutele, che forse era meglio indirizzare su argomenti specifici, piuttosto che su argomenti di facciata: il costo eccessivo dei prodotti di risparmio gestito (altro che la ricarica del telefonino!!!) sarebbe stato certamente un problema su cui il legislatore italiano avrebbe trovato molto da lavorare.

Nel frattempo molti di voi che stanno leggendo non sanno assolutamente cosa sia un consulente finanziario indipendente: ecco quindi un buon momento per cominciare a capirne qualcosa (partendo dai link del sulla destra del blog!)





Investitori, performance e rischio

19 05 2008

Da sempre gli investitori sono abbagliati dal miraggio di grandi rendimenti e spesso dimenticano che sui mercati finanziari il primo obiettivo è non perdere denaro. Perchè? Ecco un documento interessante tratto da Studio Politi Nistri:

“La gestione del rischio: se i meno contano più dei più!”





Consulenza soffocata: l’opinione di Carlo Emilio Esini

15 05 2008

“(…) La MIFID è in vigore (si fa per dire) da sei mesi e la consulenza non decolla. Non si vedono studi indipendenti sbocciare a mazzi come fiori in un campo primaverile nè i clienti fanno la coda per pagare on onorari di consulenza a esperti di questo o quel segmento di mercato; e nemmeno sembra di scorgere virgulti del frutto più importante di una consulenza diffusa, ovvero la crescita significativa dell’alfabetizzazione finanziaria degli investitori. Chi ha ucciso la consulenza? O meglio chi la sta soffocando in culla? (…)”

tratto da “Advisor” di maggio 2008

Nel proseguio del suo articolo Carlo Emilio Esini punta il dito su Consob, mondo dei promotori e clienti. Tutti ragionamenti condivisibili ma sicuramente il vero ago della bilancia è nel modo di vivere il proiprio denaro da parte dei risparmiatori, cioè i potenziali clienti del consulente. E’ lo stesso Esini a concludere così:

“(…) La consulenza non la vuole davvero nessuno. Non so se, così come è disegnata dal legislatore comunitario, sia un bene o un male; so solo che ci dovrebbe essere qualcosa di diverso da quello che c’era prima e intorno non vedo grandi cambiamenti. Si sa, la cosa più difficile non è fare leggi nuove o affermare principi innovativi: è cambiare la testa della gente.”

Parole sante! Ecco perchè nel mio blog, con una certa presunzione, ricordo a tutti continuamente: “It’s your money, stupid!”.





Investimenti e luoghi comuni

13 05 2008

Quanti risparmiatori sono vittima dei maggiori luoghi comuni dell’investimento e quanti ancora si fanno influenzare da consigli superficiali? Probabilmente in molti!

Ecco di seguito un documento tratto da Studio Politi Nistri utile a capire quali sono le logiche di investimento più adatte per chi vuole investire sui mercati azionari. Un utile guida per non cascare in facili tranelli: “L’azionario vince sempre nel lungo periodo”

Buona lettura!





Una sezione educational molto utile

12 04 2008

Ecco il link alla sezione “educational” di Studio Politi Nistri…. un’occasione ulteriore per la vostra libera ed indipendente voglia di comprendere la finanza (It’s your money, stupid!).

in particolare…. ecco un documento interessante:

“Gli inganni della mente: quando la tartaruga corre più veloce della lepre”

Buona lettura!!!!!!!!!





Consultazioni sulla creazione dell’albo dei consulenti finanziari indipendenti

1 12 2007

Vi propongo il link al Ministero del Tesoro, contenente l’esito delle consultazioni circa i requisiti realtivi alla creazione dell’albo dei consulenti indipendenti. Appare evidente la richiesta effettuata da molte parti circa l’abolizione del requisito della laurea o del fatturato degli ultimi 3 anni. I tempi per definire tali requisiti appare comunque piuttosto lungo; difficilmente verrà messa finalmente nero su bianco la versione finale prima di marzo…. almeno così sembra.

Lascio a voi lettori lo spazio per eventuali commenti!