Cinesi preoccupati?

26 03 2009

La proposta cinese di sostituire il dollaro come «valuta di riserva» trova l’appoggio del direttore generale dell’Fmi. Per Dominique Strauss-Kahn la proposta di Pechino di far ricorso ai «diritti speciali di prelievo» (una moneta sovranazionale varata nel 1969 dal Fmi) è «interessante». Anche se, per discuterne «servirebbero diversi mesi».

L’iniziativa cinese. Gli Special Drawing Rights del Fondo Monetario Internazionale (diritti speciali di prelievo) sono una moneta sovranazionale varata nel 1969. Attualmente utilizzati solo come strumento contabile all’interno del Fondo e il suo valore è determinato da un paniere delle principali valute (dollaro, euro, yen e sterlina). Un Sdr vale circa 0,85 euro. Zhou Xiaochuan, governatore della Banca Centrale cinese ha proposto di utilizzarli, con alcune sostanziali modifiche così da renderli al passo con i tempi, al posto del dollaro. Un’idea esternata qualche settimana dopo che il premier cinese Wen Jiabao aveva espresso perplessità sulla tenuta delle finanze del Tesoro americano, destando scalpore, considerando che la Cina è il primo acquirente mondiale di titoli di Stato Usa. Geithner: «Il dollaro resterà la valuta di riserva dominante» Le esternazioni del numero uno del Fondo monetario Internazionale arrivano nel giorno in cui lo stesso segretatrio al Tesoro Usa Geithner ha ribadito che il dollaro «resterà la valuta di riserva dominante nel mondo». «Come paese faremo quanto necessario per assicurarci che ci sia fiducia nei nostri mercati finanziari» ha detto Geithner che comunque non si è detto pregiudizialmente contrario alla proposta cinese. «Capisco la proposta della Cina: si tratta di un’idea disegnata su un aumento dell’utilizzo degli Sdr del Fmi. Siamo abbastanza aperti su questo», dice Geithner, facendo scivolare immediatamente il dollaro, che nei minuti successivi alle sue dichiarazioni è arrivato a cedere l’1,3% nei confronti dell’euro. Brown: «La Cina usi le sue riserve per stimolare l’economia» Chi invece si è detto nettamente contrario alla proposta è il premier britannico Gordon Brown. «Non penso – ha detto – che al prossimo G20 avremo una lunga discussione sulla proposta di una nuova valuta globale». Un «problema più attuale» secondo Brown è quello di persuadere paesi come la Cina, l’India, il Giapone, la Corea del Sud ad utilizzare le loro consistenti riserve in valuta estera per stimolare l’economia.

tratto da articolo del Sole24Ore del 25/3/2009

Vi aggiungo solo questa riflessione: “La forza politica di un paese a livello internazionale non si traduce banalmente in una moneta forte, bensì nella capacità del paese di orientare il proprio cambio verso livelli desiderabili per la propria economia”. Crediamo davvero che gli Americani, pieni di debiti e con una bilancia commerciale disastrata, abbiano interesse ad un cambio verso euro e yen ai livelli attuali (un dollaro così forte!). Credo proprio di no….. e la Cina sembra confermare.





Cara Cina, ti piacciono ancora i Treasury?

13 03 2009

Il primo creditore degli Stati Uniti è preoccupato sulla tenuta delle finanze del Tesoro Usa. «Ad essere onesti qualche timore ce l’ho» ha detto il premier cinese Wen Jiabao. Per questo ha chiesto agli Stati Uniti di «mantenere una buona qualità del credito, di onorare le promesse e di salvaguardare i nostri investimenti». La Cina è il primo acquirente al mondo di bond americani. E gli Stati Uniti sono il primo mercato di esportazioni per le loro merci a basso costo. La Cina continua a comprare titoli di stato perché non può permettersi che l’economia americana crolli. Gli investitori cinesi, al 31 dicembre dell’anno scorso, ne avevano in portafoglio qualcosa come 696 miliardi di dollari (il 46% in più rispetto al 2007). Ma i rendimenti dei titoli di stato americani sono calati notevolmente dopo che Barack Obama, ne ha collocato sul mercato in gran quantità per finanziare il piano da 787 miliardi di dollari di stimolo all’economia. E la preoccupazione del premier cinese si spiega anche perché la crisi ha iniziato a colpire pesantemente anche il gigante asiatico. Il Governo di Pechino quindi intende stanziare ingenti risorse per rilanciare l’economia nel tentativo di mantenere quest’anno il tasso di crescita all’8%. «In ogni momento – ha detto il primo ministro durante una conferenza stampa – possiamo presentare politiche di stimolo all’economia: siamo preparati all’eventualità di difficoltà più gravi». Per il momento, Pechino conferma l’obiettivo di un incremento del Pil all’8%: «Penso – ha aggiunto il premier – che raggiungere questo obiettivo sia difficile ma possibile con numerosi sforzi».

tratto da articolo del Sole24Ore del 13/03/2009

Ecco un elemento da tenere bene in considerazione. Per quanto tempo l’economia cinese si sentirà tranquilla a finanziare il Tesoro Americano? Sicuramente vanno messi in conto aspetti di politica internazionale che permetteranno al meccanismo di durare ancora, ma per quanto tempo? Credo che chi prevede un ulteriore rafforzamento del dollaro sull’euro dovranno fare molta attenzione.

P.S.: intanto Panorama ci racconta dei problemi dei Simpson nella crisi finanziaria. Mah!!!!!!!!





Cina: il prossimo fronte della crisi?

23 01 2009

Giuseppe Turani ci ricorda le prime difficoltà della Cina dalle pagine del suo blog!

Anche la Cina va in frenata. E finisce l’era del super-sviluppo, almeno per il momento. Nel quarto trimestre del 2008 la crescita del Pil (annualizzata) è stata del 6,8 per cento contro il 9 per cento raggiunto nel trimestre precedente. In pratica la Cina ha ridotto di un terzo la propria velocità di crescita. Le esportazioni dovrebbero essere diminuite dell’11,2 per cento, il più forte ribasso degli ultimi sedici anni. Per l’intero 2009 la stima fatta dagli economisti di Barclays è di una crescita di appena il 7,8 per cento (contro l’11-12 per cento degli anni precedenti). Gli osservatori occidentali sostengono che dovrebbe essere in arrivo un nuovo pacchetto di stimoli all’economia e, probabilmente, anche un nuovo taglio nel costo del denaro, dopo i cinque già fatti da settembre a oggi.

Non mancano sui media opinioni più pessimistiche come quella di Roubini, pubblicata (in inglese) sul sito di Bloomberg, con contraccolpi pesanti sui mercati azionari mondiali!

Stocks will retreat around the world because of shrinking demand from China as growth in the third- biggest economy slows, said Nouriel Roubini, the New York University professor who predicted last year’s financial crisis.Global equities will fall 20 percent from current levels as China, which contributed 19.5 percent to total growth in 2007, contends with its slowest expansion in seven years, he said. Wall Street strategists predict the Standard & Poor’s 500 Index will rise 29 percent this year from the closing level yesterday. Roubini, an economics professor at NYU’s Stern School of Business, said China already is in a “recession” despite government data showing a 6.8 percent fourth-quarter growth rate, as power output drops and manufacturing shrinks. “Demand is falling in China, they’re over-invested in capacity and there’s a global supply glut,” Roubini, 50, said in a telephone interview. “It has very, very important implications.” Roubini’s view is shared by Societe Generale SA global strategist Albert Edwards, who was correct in forecasting in March 2007 that a U.S. contraction would spur a bear market in equities. Edwards says the China slowdown will reduce earnings at industrial, energy and raw-materials companies, worsening a selloff in emerging and developed-market stocks that may send the S&P 500 down 40 percent to 500. Emperor’s Clothes“People should be thinking really hard about this rather than sticking their heads in the sand,” said Edwards, a London- based strategist and member of the top-ranked global investment strategy team in Thomson Extel’s surveys the past three years. “We’re just pointing out when the emperor doesn’t have any clothes on.”The consensus among eight strategists surveyed by Bloomberg this week is for the index to end the year at 1,066. The S&P 500 fell 1.5 percent yesterday to 827.50, and futures on the index dropped 2.2 percent as of 4:32 a.m. in New York. Data at China’s National Bureau of Statistics is gathered in a “scientific and realistic method,” Ma Jiantang, the agency’s director, said at a briefing in Beijing yesterday in response to a question about the accuracy of government figures. Zhang Yingxiang, a spokeswoman for the statistics bureau, declined further comment when contacted by phone today. China Stocks Fall China’s economy grew 9 percent for all of 2008 after a 13 percent expansion in the previous year, the fastest in the world. China’s CSI 300 Index fell 0.6 percent at the close in Shanghai, the biggest drop in eight days. Commodity producers led declines after Aluminum Corp. of China Ltd. and Yunnan Copper Industry Co. reported lower profit. Economists at JPMorgan Chase & Co., Citigroup Inc., the World Bank and the International Monetary Fund all predict China will grow at least 7 percent this year, while investors Jim Rogers and Mark Mobius are buying Chinese shares on expectations the government will bolster economic growth with interest-rate cuts and fiscal stimulus. The IMF said China’s contribution to global growth increased to 19.5 percent in 2007 from 17.2 percent in the previous year. China, which has $1.9 trillion set aside in the world’s largest reserves, plans to spend at least 4 trillion yuan on bridges, housing and tax breaks to boost the economy. Chinese President Hu Jintao has pledged further measures to maintain stable growth in the face of “serious challenges and difficulties.”China Recession? Rogers, who predicted the start of the commodities rally in 1999, recommends investors buy China’s agriculture, water treatment, power generation and infrastructure stocks because the companies won’t be hurt by the nation’s slowing economy. “China could be in recession, I have no idea and it’s not relevant to me because I’m using my judgment as to what will happen six months from now,” said Rogers, who authored books on investing including “A Bull in China: Investing Profitably in the World’s Greatest Market.” “There is a lot happening in China and there will be those that will hold up well.”China’s economy will grow 6.3 percent this quarter from a year earlier, according to the median estimate of nine economists surveyed by Bloomberg after yesterday’s GDP report. China’s electricity output declined 7.8 percent in November from a year earlier and fell 3 percent in October, the first declines since February 2002, according to China Economic Information Net data compiled by Bloomberg. Manufacturing shrank for a third month as the deepening global recession cut demand for the nation’s toys, clothes and electronics. ‘Manipulating’ the Yuan Edwards said rising unemployment among factory workers will fuel social unrest, threatening the Communist Party’s survival and increasing the risk authorities will devalue the yuan to boost exports. The yuan appreciated about 19 percent against the dollar between 2005 and July 2008 as China redressed what U.S. officials saw as an unfair price advantage for exports. The yuan has since stabilized at about 6.85 per dollar. Timothy Geithner, President Barack Obama’s nominee for Treasury secretary, said yesterday that China is “manipulating” its currency. The yuan fell the most in a month today as the nation’s banks refuted the new U.S. administration’s accusation. “If you amble your way through the analysis, you realize if push comes to shove they will devalue” the yuan, Edwards said. That may spur lawmakers in the U.S. and China to increase trade barriers, he said.





Recessione e Italia: qualcuno scommette sull’uscita dall’Euro?

20 11 2008

L’economia reale sembra sempre più toccata dalla crisi finanziaria. I dati previsionali per il 2009 sono infatti in peggioramento: del resto si tratta di una situazione che gli stessi mercati finanziari stanno ampiamente scontando, a partire dalla quotazione del petrolio (in questo momento intorno ai 50 dollari). L’oro nero è ormai il termometro di questa crisi, che sta toccando infatti anche il settore automobilistico, in modo molto rilevante. Non sono mancate in queste settimane notizie drammatiche da Ford e General Motors, che con grande evidenza hanno bussato alla porta del contribuente americano per cercare aiuto, dato che la cassa piange.

I paesi con un profilo più debole sconteranno le maggiori difficoltà. Gli operatori finanziari stanno infatti mettendo sotto pressione i titoli di Stato italiani, come dimostrato dall’alto differenziale di rendimento con il Bund tedesco: insomma, non stupiamoci se si dovesse scoprire che qualcuno sta scommettendo sull’uscita dell’Italia dall’Euro.

Di seguito uno stralcio tratto da articolo di Panorama del 15/11/2008

Quello che ci vuole è ottimismo. Perché a leggere i dati si può finire preda dello sconforto: ieri l’Istat ha segnalato l’entrata in recessione dell’economia italiana, con il secondo trimestre conseguito da un arretramento del Pil. Oggi Confindustria annuncia stime di crescita ancora più negative. il Centro Studi dell’associazione degli imprenditori stima l’andamento del PIL in Italia -0,4% nel 2008 e -1,0% nel 2009. Le precedenti stime, seppure negative, erano meno pessimiste: indicavano un Pil a -0,2% e -0,5% rispettivamente nel 2008 e nel 2009. “La peggiore recessione dal dopoguerra”: senza tanti giri di parole, con questo quadro sono stati presentati i dati per il 2008.  Secondo il centro studi è anche “La più grave perchè comune a tutte le maggiori economie industriali dentro e fuori dall’Unione Europea’’ con ‘’segni preoccupanti di rallentamento dai paesi emergenti’’. Quelli a cui è stato allargato il G8 facendolo diventare un G20. Insomma, se ci si aspetta che la soluzione arrivi da Cina, India o Brasile, si dovrà attendere a lungo. ‘’Non sono più rinviabili misure di rilancio dell’Economia’’ afferma l’associazione guidata da Emma Marcegaglia nel comunicato con il quale rende note le nuove stime di crescita per l’Italia e chiede ai governi nazionali di sostenere ‘’la domanda attraverso investimenti pubblici, riduzione delle imposte sui redditi bassi e agevolazioni agli investimenti per le imprese’’. Particolare attenzione viene riservata al rapporto tra banche, credito e imprese: ‘’E’ cruciale l’azione già intrapresa per evitare il credit crunch’’, cioè la crisi del credito dovuta alla scarsezza di liquidità.





Petrolio: dalla speculazione alla crisi economica

11 11 2008

Continua il calo dei prezzi del greggio che ha toccato oggi il minimo in 20 mesi, scendendo al di sotto della soglia dei 60 dollari al barile. Il petrolio era arrivato nelle contrattazioni del premercato sul Nymex a un minimo di 58,32 dollari, il punto più basso dal marzo 2007. Anche se verso le 20.00 dell’11 novembre è scambiato a 59,05 dollari al barile e in calo di 3,38 dollari, è sceso sotto la soglia dei 59 dollari anche durante la seduta. Anche a Londra, il Brent ha perso il 6 per cento, ovvero 3,54 dollari a 55,54 dollari al barile. A pesare sull’andamento del greggio è il rapporto dell’International Energy Agency, che potrebbe rivedere al ribasso le previsioni sulla domanda di greggio nel 2009 per il terzo mese consecutivo. Gli scambi da molte sedute sono caratterizzati da una forte volatilità: il barile è vicino ora ai livelli della prima metà del 2007 ma, mentre allora la variazione tra il livello minimo e massimo durante ogni seduta era di circa 1,50 dollari al barile, attualmente lo scarto è di circa di 5,50 dollari, con picchi di 9,50 dollari. I prezzi del greggio, così come l’andamento dei listini, avevano puntato nelle prime ore di lunedì verso l’alto, sulla scia della notizia che la Cina avrebbe avviato un piano di incentivi per l’economia da 586 miliardi di dollari. Nel corso della seduta, tuttavia, i guadagni sono andati in fumo, sia per il greggio sia per Wall Street. Hanno infine prevalso i timori sull’andamento dell’economia americana, che si trova ad affrontare il periodo peggiore in molti decenni.

tratto da articolo del Sole24Ore del 11/11/2008

Solo qualche mese fa uno scenario come questo sembrava fantascienza. I problemi sembravano ben diversi: il caro greggio era una delle peggiori minacce per tutti noi. Non sono mancati anche su questo blog molti legittimi e condivisibili appelli per porre fine una speculazione che rischiava di affamare il mondo. Oggi quella speculazione sembra essersi sciolta nell’incendio del più grande crack finanziario del dopoguerra. Il petrolio è diventato altresì il termometro di questa stessa crisi, o meglio, di come la crisi finanziaria si potrà propoagare all’economia reale, quella di chi “lavora” e produce.





Borsa cinese e panico psicologico

17 10 2008

Come per tutte le altre economie del pianeta, anche a Hong Kong le ripercussioni della crisi finanziaria internazionale si fanno sentire. Nonostante i rialzi registrati in mattinata dalle borse asiatiche (Hong Kong +10,24%, Sidney +5,55%, Seul +3,79%, Shanghai +3,65%), il timore che le continue oscillazioni delle ultime settimane possano generare problemi emotivi, psicologici e familiari agli abitanti della Regione Amministrativa Speciale cinese ha spinto il Dipartimento del Welfare della regione a devolvere più di un milione di dollari di Hong Kong (circa 100.000 Euro) a due organizzazioni locali, la CEASE Crisis Centre, nata nel 2007 e legata al gruppo ospedaliero Tung Wah, e al Family Crisis Support Centre, fondata nel 2001 e affiliata alla Caritas, per fare in modo che queste ultimi possano aumentare i servizi di assistenza destinati alle famiglie.Non solo: altri 600.000 dollari (circa 56.000 Euro) sono stati investiti dal Dipartimento del Walfare per rendere operativa una “linea diretta per il sostegno emotivo contro la crisi finanziaria”, vale a dire per consolare grandi e piccoli risparmiatori in difficoltà oltre che per dare loro consigli sugli investimenti più opportuni da realizzare sin da oggi. Ancora, gli assistenti sociali sono stati mobilitati per organizzare incontri personalizzati finalizzati ad aiutare il superamento dello stress creato dalla crisi finanziaria e a far ritrovare ai loro interlocutori una visione ottimistica della situazione economica globale. Infine, in tutte le scuole primarie e secondarie sono stati inseriti corsi per educare gli alunni al risparmio e alla gestione attenta delle proprie risorse finanziarie.

tratto da articolo di Panorama.it del 15/10/2008

Ecco come il panico e la dimensione psicologica di un qualsiasi investimento può colpire i risparmiatori. Un’ulteriore prova di quanto sia importante la finanza comportamentale, sia nelle fasi di euforia, che in quelle di panico. Certamente la Borsa cinese ha vissuto in questi anni entrambe le esperienze.





Trichet: inflazione, crescita e petrolio

11 09 2008

«L’inflazione rimarrà probabilmente elevata per un certo tempo e una moderazione graduale arriverà solo nel corso del 2009». La crisi finanziaria legata ai mutui «è un processo ancora in corso sul quale bisogna essere estremamente attenti in modo permanente». Così il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, di fronte al Comitato affari economici e monetari del Parlamento europeo. Trichet ha spiegato che l’outlook economico sconta ancora i rischi di un rallentamento, mentre le pressioni inflative potrebbero spingere i prezzi al rialzo.
Sul fronte della crescita si sta assistendo a «un episodio di debolezza», che però secondo la Bce verrà seguito da «una graduale ripresa nel 2009, in particolare se proseguirà il rientro dei prezzi petroliferi», ha aggiunto Trichet. «La maggior parte delle analisti indica che avremo un graduale recupero» del ciclo economico «nei prossimi anni». Il recupero seguirà un secondo trimestre giudicato da Trichet «molto debole» e un terzo trimestre previsto «debole». La scorsa settimana il Consiglio direttivo della Bce ha confermato al 4,25% il livello dei tassi di interesse in vigore per l’area dell’euro. Riprendendo quanto spiegato a seguito della decisione del Consiglio, Trichet ha detto agli eurodeputati che la Bce ritiene che il livello attuale del costo del danaro sia «idoneo a contribuire» a riportare l’inflazione verso i valori obiettivo (2% di crescita annua sulla media di 18-24 mesi). Per quanto riguarda le nuove regole sui collaterali, Trichet ha detto che «non danneggeranno» la capacità delle banche di ottenere liquidità sul mercato. Sul prezzo delle materie prime ha detto: «Nessuno ha nulla da guadagnare dal persistere della volatilità del prezzo del petrolio» e da una eventuale stabilizzazione «a livelli elevati» non accettabili, «nè il fronte dell’offerta, nè quello della domanda». Trichet ha concluso: «E’ necessario capire meglio l’impatto degli investimenti finanziari sul prezzo delle materie prime, anche se non devono diventare un capro espiatorio».

tratto da articolo del Sole24Ore dell’11/9/2008

La dichiarazione di Trichet evidenzia non solo conferme sulla politica attuale della banca centrale ma sembra voler aprire un dibattito su come la speculazione finanziaria professionale possa aver influito sul rialzo delle materie prime degli ultimi anni e di conseguenza sul potere d’acquisto della moneta. Si tratta di un elemento di cui già da tempo si discute ma che, nella stanza dei bottoni, salvo qualche rara eccezione, non era stata così presente.

Intanto sembra raffreddarsi l’inflazione in Cina, fattore non irrilevante per la stabilità dei prezzi di chi come l’Europa importa molte manifatture cinesi.





BCE: lotta all’inflazione e strategie di comunicazione

13 05 2008

La Bce ha più volte ribadito che la sua piorità – stabilita dal suo mandato istituzionale – è il contenimento dell’inflazione su livelli che garantiscano stabilità nel medio periodo. Si punta a avere una crescita annua dei prezzi inferiore ma prossima al 2%, sulla media di un periodo di 18-24 mesi. E sebbene i dati di aprile abbiamo mostrato una prima moderazione per Eurolandia, al 3,3% dal 3,6% di marzo, l’inflazione resta ancora ben lontana dalla soglia-obiettivo. Ma la stessa Bce ha più volte riconosciuti i rischi di rallentamento che gravano sulla crescita economica. Secondo il presidente Jean-Claude Trichet il livello attuale dei tassi di Eurolandia è il più adatto per contrastare l’inflazione. I rischi restano alti.

tratto dal sito del Sole 24 Ore dell’8 maggio 2008

Il lavoro della BCE sembra ormai sempre più focalizzato su elementi di comunicazione piuttosto che di politica economica: ogni parola ha un suo peso e non è permesso sbagliare. Forse perchè analisti e giornalisti sembrano ascoltare le conferenze stampa di Trichet con in mano il vocabolario della BCE, fatto di parole utilizzate in passato per comunicare conseguenti decisioni sui tassi. Non solo…. è lo stesso Trichet a sottolineare che l’utilizzo di una certa espressione “es. vigilanza sui prezzi” verrà utilizzata solo quando necessaria. Insomma, la banca centrale sa bene che non conta tanto una decisione presa oggi quanto piuttosto le aspettative che si possono creare sul mercato in funzione di un commento più generale rilasciato ad ogni incontro pubblico. Ecco perchè Trichet non molla il colpo e ricorda a tutti che la sua priorità è la lotta all’inflazione…. guai a creare aspettative diverse.

La BCE continuerà a combattere il surriscaldamento dei prezzi, oggi già oltre gli obiettivi stabiliti. Sarà quindi disposta, una volta conclusa la crisi bancaria-finanziaria, a sostenere un eventuale rallentamento della crescita economica? La risposta è nelle future quotazioni del petrolio e delle materie prime, nonchè nei livelli di inflazione della Cina, che oggi ci permette di comprare merci a basso costo.