La proposta cinese di sostituire il dollaro come «valuta di riserva» trova l’appoggio del direttore generale dell’Fmi. Per Dominique Strauss-Kahn la proposta di Pechino di far ricorso ai «diritti speciali di prelievo» (una moneta sovranazionale varata nel 1969 dal Fmi) è «interessante». Anche se, per discuterne «servirebbero diversi mesi».
L’iniziativa cinese. Gli Special Drawing Rights del Fondo Monetario Internazionale (diritti speciali di prelievo) sono una moneta sovranazionale varata nel 1969. Attualmente utilizzati solo come strumento contabile all’interno del Fondo e il suo valore è determinato da un paniere delle principali valute (dollaro, euro, yen e sterlina). Un Sdr vale circa 0,85 euro. Zhou Xiaochuan, governatore della Banca Centrale cinese ha proposto di utilizzarli, con alcune sostanziali modifiche così da renderli al passo con i tempi, al posto del dollaro. Un’idea esternata qualche settimana dopo che il premier cinese Wen Jiabao aveva espresso perplessità sulla tenuta delle finanze del Tesoro americano, destando scalpore, considerando che la Cina è il primo acquirente mondiale di titoli di Stato Usa. Geithner: «Il dollaro resterà la valuta di riserva dominante» Le esternazioni del numero uno del Fondo monetario Internazionale arrivano nel giorno in cui lo stesso segretatrio al Tesoro Usa Geithner ha ribadito che il dollaro «resterà la valuta di riserva dominante nel mondo». «Come paese faremo quanto necessario per assicurarci che ci sia fiducia nei nostri mercati finanziari» ha detto Geithner che comunque non si è detto pregiudizialmente contrario alla proposta cinese. «Capisco la proposta della Cina: si tratta di un’idea disegnata su un aumento dell’utilizzo degli Sdr del Fmi. Siamo abbastanza aperti su questo», dice Geithner, facendo scivolare immediatamente il dollaro, che nei minuti successivi alle sue dichiarazioni è arrivato a cedere l’1,3% nei confronti dell’euro. Brown: «La Cina usi le sue riserve per stimolare l’economia» Chi invece si è detto nettamente contrario alla proposta è il premier britannico Gordon Brown. «Non penso – ha detto – che al prossimo G20 avremo una lunga discussione sulla proposta di una nuova valuta globale». Un «problema più attuale» secondo Brown è quello di persuadere paesi come la Cina, l’India, il Giapone, la Corea del Sud ad utilizzare le loro consistenti riserve in valuta estera per stimolare l’economia.
tratto da articolo del Sole24Ore del 25/3/2009
Vi aggiungo solo questa riflessione: “La forza politica di un paese a livello internazionale non si traduce banalmente in una moneta forte, bensì nella capacità del paese di orientare il proprio cambio verso livelli desiderabili per la propria economia”. Crediamo davvero che gli Americani, pieni di debiti e con una bilancia commerciale disastrata, abbiano interesse ad un cambio verso euro e yen ai livelli attuali (un dollaro così forte!). Credo proprio di no….. e la Cina sembra confermare.


Cara Cina, ti piacciono ancora i Treasury?
13 03 2009Il primo creditore degli Stati Uniti è preoccupato sulla tenuta delle finanze del Tesoro Usa. «Ad essere onesti qualche timore ce l’ho» ha detto il premier cinese Wen Jiabao. Per questo ha chiesto agli Stati Uniti di «mantenere una buona qualità del credito, di onorare le promesse e di salvaguardare i nostri investimenti». La Cina è il primo acquirente al mondo di bond americani. E gli Stati Uniti sono il primo mercato di esportazioni per le loro merci a basso costo. La Cina continua a comprare titoli di stato perché non può permettersi che l’economia americana crolli. Gli investitori cinesi, al 31 dicembre dell’anno scorso, ne avevano in portafoglio qualcosa come 696 miliardi di dollari (il 46% in più rispetto al 2007). Ma i rendimenti dei titoli di stato americani sono calati notevolmente dopo che Barack Obama, ne ha collocato sul mercato in gran quantità per finanziare il piano da 787 miliardi di dollari di stimolo all’economia. E la preoccupazione del premier cinese si spiega anche perché la crisi ha iniziato a colpire pesantemente anche il gigante asiatico. Il Governo di Pechino quindi intende stanziare ingenti risorse per rilanciare l’economia nel tentativo di mantenere quest’anno il tasso di crescita all’8%. «In ogni momento – ha detto il primo ministro durante una conferenza stampa – possiamo presentare politiche di stimolo all’economia: siamo preparati all’eventualità di difficoltà più gravi». Per il momento, Pechino conferma l’obiettivo di un incremento del Pil all’8%: «Penso – ha aggiunto il premier – che raggiungere questo obiettivo sia difficile ma possibile con numerosi sforzi».
tratto da articolo del Sole24Ore del 13/03/2009
Ecco un elemento da tenere bene in considerazione. Per quanto tempo l’economia cinese si sentirà tranquilla a finanziare il Tesoro Americano? Sicuramente vanno messi in conto aspetti di politica internazionale che permetteranno al meccanismo di durare ancora, ma per quanto tempo? Credo che chi prevede un ulteriore rafforzamento del dollaro sull’euro dovranno fare molta attenzione.
P.S.: intanto Panorama ci racconta dei problemi dei Simpson nella crisi finanziaria. Mah!!!!!!!!
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