Intanto qualcuno scommette sull’inflazione per fare grandi guadagni

16 06 2009

E’ il caso di South36, hedge fund la cui strategia consiste nello sfruttare eventi rari a proprio favore: dopo aver fatto già in passato importanti performance, ora puntano sull’iperinflazione. Ecco l’articolo!

36 South Investment Managers Ltd., whose Black Swan Fund gained 234 percent in 2008, is raising money for a new hedge fund, betting that government efforts to pump money into economies could result in hyperinflation. The Excelsior Fund targets returns that will be five times the average annual rate of inflation of the Group of Five economies — France, Germany, Japan, the U.K. and the U.S. — should the rate exceed 5 percent, Jerry Haworth, co-founder of the firm, said yesterday. Raising $100 million for the fund would be a “good” amount, he said. “There is a sharply increased risk of greater than 5 percent inflation starting from now,” Haworth said in a telephone interview from London. “We are in the lag period between when the seeds of inflation are sown and when their off- spring, that is higher prices, are evident for all to see.” U.S. President Barack Obama is selling record amounts of debt to try to end the steepest U.S. recession in 50 years, while Japanese Prime Minister Taro Aso has unveiled three stimulus packages worth 25 trillion yen ($261 billion) since taking office in September. Governments around the world selling record amounts of debt may devalue currencies against assets and spark inflation. Most investors are underestimating the risk of inflation, Haworth said. Consumer prices in the U.S., the world’s largest economy, are set to rise 1.7 percent next year, following a 0.6 percent decline this year, according to the median of 70 economists surveyed by Bloomberg.

Inflation Risk. “There is certainly talk about inflation but people might think of inflation at 5 percent or 6 percent,” Zimbabwean-born Haworth said. “We’re talking 5, 10, 15, 20 percent or more.” Investor Marc Faber said on May 27 he was “100 percent sure” that U.S. prices may increase at rates “close to” Zimbabwe’s gains, and the U.S. economy will enter “hyperinflation” because the Federal Reserve will be reluctant to raise interest rates. Zimbabwe’s inflation rate reached 231 million percent in July, the last annual rate published by the statistics office. Universa Investments LP, the hedge-fund firm advised by “Black Swan” author Nassim Taleb, is also adding a strategy betting that stimulus efforts won’t prevent deflation or could result in hyperinflation. Inflation will likely be “very low” through 2010, said Alvin Liew, an economist at Standard Chartered Plc in Singapore. There will only be “a risk of very high inflation” starting in 2011 if governments fail to rein in “those excesses that they did to stimulate the economy in the near future,” he said. “For now, I will be more concerned about how sustainable the growth recovery path is,” Liew said. “When we move into the later part of 2010, investors should pay more attention to inflation.”

Options.36 South’s Excelsior Fund will buy long-dated options it considers cheap and that “stand a good chance of outperforming in an inflationary environment,” Haworth said. Options are contracts to buy or sell a security by a certain date at a specific price. The fund will wager on an increase in commodity and equity prices, bond yields and increased currency volatility. “It’s a very high-risk, high-return fund,” said Haworth, who has been trading derivatives for more than 20 years as the former head of equity derivatives at Johannesburg-based Investec Ltd., and co-founder of Peregrine Holdings Ltd., a South African money manager and stockbroker. The firm will be marketing the fund in the next three months. 36 South has closed its Black Swan Fund, which bet on risk- aversion events, and returned the money to investors after profiting from last year’s global markets rout. Returns on the inflation fund “could be even higher than the Black Swan Fund though the likelihood is smaller as options are more expensive than they were when the Black Swan positions were bought,” Haworth said.





Mercati finanziari ed economia reale: da leggere separatamente

12 05 2009

Il movimento azionario degli ultimi due mesi ha sorpreso molti analisti ed evidentemente molti di essi e forse alcuni istituzionali sono rammaricati e delusi per non aver potuto approfittare di un rialzo così importante: indubbiamente uno dei più rilevanti della storia in termini di variazione percentuale.

Allo stesso tempo gli stessi osservatori appaiono assai divisi sull’interpretazione e il valore da dare  a un rialzo di questo genere. C’è chi come l’economista Krugman (ecco l’articolo di Bloomberg) diffida dalla possibilità che anche l’economia reale possa rimbalzare così rapidamente dalla catastrofe alla quale sembrava destinata solo qualche mese fa.

In realtà ci si confonde spesso tra sacro e profano: in fondo i mercati azionari, spesso crogiuolo della speculazione, non sono lo specchio dell’economia reale…. soprattutto quando il mercato stesso è inondato di liquidità che qualche sbocco deve pur trovarlo. Ecco quindi che forse si dovrebbe guardare ai mercati finanziari per quello che sono, senza tirare alcuna conclusione sulla crisi finanziaria (peraltro non ancora conclusa).

Ecco un esempio di analisi tecnica sull’attuale mercato azionario (SPMIB): autore Maurizio Milano di Banca Sella, intervistato in questi giorni dal Sole24Ore. Riporto di seguito uno stralcio.Al di là dei grafici e commenti sul Mibtel, quale lo scenario per le blue chip di Piazza Affari? «L’S&PMib, come l’intera Borsa – risponde Milano -, è immerso in un quadro di fondo negativo. Anche se si tratta di uno dei rimbalzi tra i più ampi che io ricordi, resta comunque un Bear market rally - risponde Milano -. Ciò detto, riguardo all’S&PMib va fatto un distinguo dal Mibtel». Vale a dire? «La sua sovraperformance, negli ultimi due mesi, è da spiegarsi con il forte peso del settore finanziario: il comparto che ha originato la crisi ma anche il più “forte” nel recupero dai minimi di marzo». E quindi, quale il possibile futuro? «A livello settoriale c’è da aspettarsi una rotazione a favore degli industriali, energetici e utility». Riguardo, invece, ai livelli: quali da tenere sott’occhio? «C’è ancora spazio per crescere - risponde l’esperto di Banca Sella – L’obiettivo intermedio dei 21000 punti, picco massimo del 2009, è stato ormai raggiunto». Un valore, quindi, che non costituisce un tetto insormontabile… «Esatto – afferma Milano -. L’S&P Mib può salire ancora verso l’area 23300-24300 punti, con estensione poi verso 25000». Quest’ultimo livello è il valore dove l’S&P Mib viaggiava prima del grande crash di fine settembre. «E dove dovrebbe esserci, a mio avviso, il ripiegamento». Una retromarcia che, per mantenere comunque il carattere di bear market rally, non «dovrà portare le blue-chip sotto l’area dei 17000-18000 punti». Se questo accadrà, però, non vuole dire cha saranno tutte rose e fiori. Anzi. Non saremo entrati in un mercato Toro, bensì inizierà una lunga fase laterale. Un periodo caratterizzato, da molti alti e bassi, e un forte aumento della volatilità. «A quel punto – conclude Milano -, dopo avere assitito a una chiara fase di discesa, e un’altrettanto chiara fase di salita, il quadro si “sporcherà”. E ci sarà bisogno di maggiori competenze per evitare» inattese minusvalenze.





A leggere certe notizie c’è da non credere ai propri occhi

5 05 2009

Jp Morgan progetta di mettere in vendita bond con sottostante pagamenti di carte di credito per un valore pari a 5 miliardi di dollari. Le obbligazioni di questo genere sono ammesse dal Talf, il programma governativo avviato per sostenere gli istituti bancari in difficoltà. L’indiscrezione è stata raccolta da Bloomberg, la fonte è definita persona informata sull’operazione. Poche ore fa il presidente e ad dell’istituto, Jamie Dimon, in un incontro con gli analisti, aveva dichiarato che sulla base degli «stress test» effettuati dalle autorità Usa per valutare la capacità delle banche di affrontare un peggioramento del quadro economico, non dovrebbe avere bisogno di nuovo capitale. Dimon ha inoltre dichiarato che JP Morgan è pronta a restituire 25 miliardi di dollari degli aiuti pubblici ricevuti nell’ambito del Tarp. I risultati degli stress test saranno resi noti giovedì prossimo.

tratto da articolo del Sole24Ore del 5/5/2009

L’umanità non sembra voler imparare dai propri errori…. il salvataggio del sistema finanziario, così com’è stato fatto, ha avuto un importante effetto diseducativo: “Se il tuo lavoro è quello di fare il banchiere, prenditi pure tutti i rischi che vuoi, tanto puoi sempre rifilarli a qualcun altro, basta metterli come companatico in un bel panino….. e poi si sa, a nessuno conviene che la tua banca fallisca…. quindi che te frega!”

L’errore è stato quello di non voler smembrare le banche! Si è preferito stampare moneta! Vedremo.





La crisi per Buffett:un mix di avidità e stupidità

4 05 2009

Ecco l’opinione di Buffett iun un articolo (in inglese) su Bloomberg.tv.





Geithner parla, Roubini risponde!

27 03 2009

Dopo i massicci interventi del Governo e della Federal Reserve per evitare il tracollo di grandi banche e assicurazioni, bisogna cambiare musica. Un passo ineludibile per il nuovo corso della Casa Bianca in vista del G-20 di Londra, dove gli Stati Uniti andranno per non abdicare al ruolo di leader dell’economia mondiale. Ed ecco che il segretario al Tesoro Timothy Geithner è tornato a chiedere con forza un profondo cambiamento del quadro regolamentare. Obiettivo: mettere sotto il controllo di un’authority federale unica il sistema finanziario degli Stati Uniti ed evitare nuove frodi e scandali, costati centinaia di miliardi ai contribuenti. Nel mirino dell’amministrazione Obama non solo le banche, ma anche – e questa sarebbe una novità assoluta – hedge funds (per i quali si prevede l’introduzione di un obbligo di registrazione), fondi di private equity, e mercato dei derivati non regolamentati (i cosiddetti Otc, over-the-counter, che hanno aggravato la crisi amplificando il rischio sistemico). In più si pensa a nuovi standard, ovviamente al ribasso, per i compensi degli executive. Il nuovo “guardiano del rischio” dovrebbe avere poteri sufficienti, è la tesi di Geithner, per costringere le società a rafforzare il proprio capitale o ridurre l’indebitamento, eventualmente assumendone il controllo nel caso in cui finissero in acque tempestose. Per Geithner, che è intervenuto in audizione davanti alla Commissione Servizi finanziari della Camera, il Governo dovrebbe avere sulle società finanziarie non bancarie poteri simili a quelli che la Fdic, la Federal Deposit Insurance Corporation, ha sulle banche: tra questi la possibilità di assumere il controllo, di acquisire i crediti in sofferenza e altri asset illiquidi e di vendere alla concorrenza gli asset in bonis. «Quel che serve – ha specificato il ministro – è una riforma complessiva: non qualche piccolo aggiustamento in corsa, ma nuove regole del gioco». Si corre contro il tempo: in questo momento l’amministrazione Obama può contare sul fatto che gli americani sono molto arrabbiati con Wall Street. Ancora di più dopo lo scandalo dei bonus milionari di Aig, il colosso assicurativo salvato dal fallimento con un fiume di denaro pubblico (180 miliardi di dollari) mentre premiava lautamente i manager (218 milioni in tutto) nonostante il tracollo. D’altra parte Geithner deve fare i conti con le forti resistenze del mondo finanziario a un consistente ridimensionamento. Non solo. Il Governo degli Stati Uniti intende affrontare anche il problema della complessa interconnessione dei mercati globali: per questo nei piani di Geithner c’è anche un’accelerazione sul piano della cooperazione internazionale su aspetti delicati e controversi come i paradisi fiscali e le centrali mondiali del riciclaggio. «I casi Lehman Brothers e Aig hanno messo in luce ampie mancanze del nostro sistema finanzario – ha detto tra l’altro Geithner – dobbiamo fare in modo che il nostro Paese non debba affrontare questa situazione mai più». Il segretario al Tesoro ha detto che le conseguenze dell’azione spregiudicata del colosso assicurativo, ancor oggi protagonista negativo delle cronache finanziarie, «contengono una tragica ingiustizia di base: quelli che sono stati prudenti e responsabili nelle loro scelte personali e professionali vengono colpiti dalle azioni di coloro che hanno agito senza prudenza e con meno attenzione». A queste parole ha fatto eco il numero uno della Banca Centrale Usa, Ben Bernanke, evidenziando che se a settembre, quando sono venuti alla luce tutti i problemi di Aig, il Governo avesse avuto i poteri chiesti da Geithner, la società sarebbe stata commissariata e le autorità sarebbero state in grado di «risolvere i problemi», proteggendo i clienti assicurati. «Ci saremmo trovati in una situazione di gran lunga migliore di quella in cui ci troviamo ora», ha detto ancora il presidente della Federal Reserve, aggiungendo che non si sarebbero ovviamente mai visti i bonus a sette cifre pagati di recente ai top manager.

tratto da articolo del Sole24Ore del 26/03/2009

Tutti pronti ad un nuovo rally? Verso l’alto o verso il basso? Roubini ha un ‘idea chiara, come potete leggere in un bell’articolo su Bloomberg. Di seguito ecco il video dell’intervista.





Separare (salvare) la banca tradizionale (e noi tutti) dalla banca speculativa (il banchiere fallito e cinico)

7 03 2009

«Lo Stato incoraggia e tutela il risparmio, disciplina e controlla l’esercizio del credito». È attorno alla citazione dell’articolo 47 della Costituzione («In questo momento il più importante») che si muove l’intervento del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, nel suo intervento ad un congresso sul futuro delle piccole e medie imprese a Busto Arsizio. Il ministro ha citato il testo dell’articolo, chiarendo che il Governo non pretende «che le banche smettano di fare le banche», ma che facciano qualcosa in più con i nuovi strumenti». Secondo Tremonti è necessario salvare le famiglie, il lavoro, le imprese e la parte buona delle banche. «Ma non possiamo salvare i banchieri falliti anche se è quello che si tenta di fare in troppe parti del mondo», ha detto il ministro, aggiungendo con una battuta che le banche dovrebbero agire con la saggezza del “bonus pater familias”, quando invece «troppe volte in banca si è pensato più al bonus che alle famiglie». Mercoledì prossimo, ha spiegato il responsabile dell’Economia, il ministro dell’Interno Maroni incontrerà tutti i prefetti d’Italia per spiegare il funzionamento dell’osservatorio per il credito, affinchè i cosidetti Tremonti-Bond possano effettivamente raggiungere il loro scopo e finanziare le imprese. «Per evitare che le banche si tengano questi fondi – ha spiegato Tremonti – attiveremo osservatori per il credito, che riguarderanno tutte le banche e non solo quelle che hanno richiesto i bond. Questo non significa – ha spiegato – commissariare le banche, ma significa trasparenza ed evidenza». Il ministro ha chiarito che i prefetti non avranno il potere di dominare sugli istituti di credito: «Al tavolo siederanno industriali, sindacati, camere di commercio ed anche la stampa: non saranno tavoli di scontro ma di incontro in cui si cercheranno soluzioni», ha aggiunto il ministro. Tremonti, infine, ha ribadito la volontà del Governo di preservare «la coesione sociale e conservare l’apparato industriale», ma ha anche ammonito la stampa, d’intesa con il presidente del Consiglio Berlusconi, a non produrre allarmismo: «I media stanno producendo un effetto distorsivo di sfiducia, una delle basi per andare avanti è smettere di farci del male».

tratto da articolo del Sole24Ore del 7/9/2009

Anche il Ministro ell’Economai comincia a distinguere. Il fatto di dire che non si possono salvare tutti può sembrare causa di scenari tragici: default, dissesti, ecc.. In realtà, se riflettiamo bene, ciò che conta davvero è salvare “la parte buona delle banche”, quella che fornisce il credito alle imprese, al mondo che produce e che fa andare avanti l’economia: Del resto chiediamoci: “E’ davvero un problema se fallisce la divisione di una banca che si occupa di fare speculazioni sui mercati finanziari?” Secondo me no e come il sottoscritto comincia  a pensarla così anche chi consiglia da vicino il Presidente Obama (leggete questa notizia in inglese da Bloomberg)!

Separariamo l’attività bancaria tradizionale (depositi e prestiti) dall’attività di finanza speculativa/creativa!





Cina: il prossimo fronte della crisi?

23 01 2009

Giuseppe Turani ci ricorda le prime difficoltà della Cina dalle pagine del suo blog!

Anche la Cina va in frenata. E finisce l’era del super-sviluppo, almeno per il momento. Nel quarto trimestre del 2008 la crescita del Pil (annualizzata) è stata del 6,8 per cento contro il 9 per cento raggiunto nel trimestre precedente. In pratica la Cina ha ridotto di un terzo la propria velocità di crescita. Le esportazioni dovrebbero essere diminuite dell’11,2 per cento, il più forte ribasso degli ultimi sedici anni. Per l’intero 2009 la stima fatta dagli economisti di Barclays è di una crescita di appena il 7,8 per cento (contro l’11-12 per cento degli anni precedenti). Gli osservatori occidentali sostengono che dovrebbe essere in arrivo un nuovo pacchetto di stimoli all’economia e, probabilmente, anche un nuovo taglio nel costo del denaro, dopo i cinque già fatti da settembre a oggi.

Non mancano sui media opinioni più pessimistiche come quella di Roubini, pubblicata (in inglese) sul sito di Bloomberg, con contraccolpi pesanti sui mercati azionari mondiali!

Stocks will retreat around the world because of shrinking demand from China as growth in the third- biggest economy slows, said Nouriel Roubini, the New York University professor who predicted last year’s financial crisis.Global equities will fall 20 percent from current levels as China, which contributed 19.5 percent to total growth in 2007, contends with its slowest expansion in seven years, he said. Wall Street strategists predict the Standard & Poor’s 500 Index will rise 29 percent this year from the closing level yesterday. Roubini, an economics professor at NYU’s Stern School of Business, said China already is in a “recession” despite government data showing a 6.8 percent fourth-quarter growth rate, as power output drops and manufacturing shrinks. “Demand is falling in China, they’re over-invested in capacity and there’s a global supply glut,” Roubini, 50, said in a telephone interview. “It has very, very important implications.” Roubini’s view is shared by Societe Generale SA global strategist Albert Edwards, who was correct in forecasting in March 2007 that a U.S. contraction would spur a bear market in equities. Edwards says the China slowdown will reduce earnings at industrial, energy and raw-materials companies, worsening a selloff in emerging and developed-market stocks that may send the S&P 500 down 40 percent to 500. Emperor’s Clothes“People should be thinking really hard about this rather than sticking their heads in the sand,” said Edwards, a London- based strategist and member of the top-ranked global investment strategy team in Thomson Extel’s surveys the past three years. “We’re just pointing out when the emperor doesn’t have any clothes on.”The consensus among eight strategists surveyed by Bloomberg this week is for the index to end the year at 1,066. The S&P 500 fell 1.5 percent yesterday to 827.50, and futures on the index dropped 2.2 percent as of 4:32 a.m. in New York. Data at China’s National Bureau of Statistics is gathered in a “scientific and realistic method,” Ma Jiantang, the agency’s director, said at a briefing in Beijing yesterday in response to a question about the accuracy of government figures. Zhang Yingxiang, a spokeswoman for the statistics bureau, declined further comment when contacted by phone today. China Stocks Fall China’s economy grew 9 percent for all of 2008 after a 13 percent expansion in the previous year, the fastest in the world. China’s CSI 300 Index fell 0.6 percent at the close in Shanghai, the biggest drop in eight days. Commodity producers led declines after Aluminum Corp. of China Ltd. and Yunnan Copper Industry Co. reported lower profit. Economists at JPMorgan Chase & Co., Citigroup Inc., the World Bank and the International Monetary Fund all predict China will grow at least 7 percent this year, while investors Jim Rogers and Mark Mobius are buying Chinese shares on expectations the government will bolster economic growth with interest-rate cuts and fiscal stimulus. The IMF said China’s contribution to global growth increased to 19.5 percent in 2007 from 17.2 percent in the previous year. China, which has $1.9 trillion set aside in the world’s largest reserves, plans to spend at least 4 trillion yuan on bridges, housing and tax breaks to boost the economy. Chinese President Hu Jintao has pledged further measures to maintain stable growth in the face of “serious challenges and difficulties.”China Recession? Rogers, who predicted the start of the commodities rally in 1999, recommends investors buy China’s agriculture, water treatment, power generation and infrastructure stocks because the companies won’t be hurt by the nation’s slowing economy. “China could be in recession, I have no idea and it’s not relevant to me because I’m using my judgment as to what will happen six months from now,” said Rogers, who authored books on investing including “A Bull in China: Investing Profitably in the World’s Greatest Market.” “There is a lot happening in China and there will be those that will hold up well.”China’s economy will grow 6.3 percent this quarter from a year earlier, according to the median estimate of nine economists surveyed by Bloomberg after yesterday’s GDP report. China’s electricity output declined 7.8 percent in November from a year earlier and fell 3 percent in October, the first declines since February 2002, according to China Economic Information Net data compiled by Bloomberg. Manufacturing shrank for a third month as the deepening global recession cut demand for the nation’s toys, clothes and electronics. ‘Manipulating’ the Yuan Edwards said rising unemployment among factory workers will fuel social unrest, threatening the Communist Party’s survival and increasing the risk authorities will devalue the yuan to boost exports. The yuan appreciated about 19 percent against the dollar between 2005 and July 2008 as China redressed what U.S. officials saw as an unfair price advantage for exports. The yuan has since stabilized at about 6.85 per dollar. Timothy Geithner, President Barack Obama’s nominee for Treasury secretary, said yesterday that China is “manipulating” its currency. The yuan fell the most in a month today as the nation’s banks refuted the new U.S. administration’s accusation. “If you amble your way through the analysis, you realize if push comes to shove they will devalue” the yuan, Edwards said. That may spur lawmakers in the U.S. and China to increase trade barriers, he said.





Le azioni sono davvero “a buon mercato”?

2 12 2008

Bill Gross, manager of the world’s biggest bond fund, said stocks aren’t as cheap as they appear given that the era of deregulation, low borrowing costs and tax cuts is over. “Stocks are cheap when valued within the context of a financed-based economy once dominated by leverage, cheap financing and even lower corporate tax rates,” Pacific Investment Management Co.’s Gross wrote in a market commentary posted on the Newport Beach, California-based company’s Website. “That world, however, is in our past not our future.”

tratto da articolo Bloomberg del 2 dicembre 2008

Un noto finanziere ci ricorda come questa non sia una crisi periodica, di quelle che capitano spesso, bensì una crisi sistemica: stiamo girando pagina. Ogni precedente parametro di riferimento potrebbe essere inutile, per non dire “epocale”: lo sanno bene le banche!





Petrolio: banche d’affari e politica

29 05 2008

Leggendo ieri le notizie sul petrolio pubblicate dal sito di Bloomberg è emerso (ma non è una novità) come le analisi diffuse da una potente banca d’affari (in questo caso Morgan Stanley) siano in grado di influire sulle quotazioni; è bastato che la banca diffondesse le proprie stime su un rialzo del prezzo del greggio fino a 150 dollari, che le quotazioni in poco tempo sono salite di due dollari circa, in un certo senso negando i movimenti lievemente ribassisti di questi ultimi giorni. Osservando tali fenomeni ci si può chiedere se sui prezzi fissati dai mercati incidano più i fondamentali economici o le opinioni di poteri influenti. Il rischio di possibili conflitti d’interesse (tutti da provare) dovrebbe essere forse meglio approfondito dalle autorità di vigilanza.

Intanto, il prezzo del greggio preoccupa sempre più il potere politico, cosciente di come sia difficile gestire il consenso quando il costo della vita cresce troppo e l’inflazione è un ormai un problema gestibile solo dalla banca centrale, almeno nell’area Euro. Ne sa qualcosa Sarkozy, che propone la riduzione dell’IVA, preoccupato anche dal calo epocale della fiducia dei consumatori in Francia!





Petrolio, cosa succede sui mercati?

23 05 2008

Il prezzo del petrolio sta bruciando da ormai 3-4 anni ogni record raggiunto e si sono spese analisi di ogni genere per capire il motivo di una tale dinamica: dalla maggiore domanda mondiale alle prospettive sul lato dell’offerta, senza dimenticare le tensioni geopolitiche nelle zone di estrazione.

Abbimo già detto tuttavia come questi movimenti siano dovuti anche a fenomeni speculativi, legato allo sviluppo del cotnratto future sui mercati finanziari. E’ quindi importante capire come si stanno muovendo gli operatori di mercato in occasione di questi nuovi massimi a 135 dollari al barile.

Proprio un articolo odierno apparso sul sito di Bloomberg ha evidenziato alcune dinamiche interessanti che possono farci riflettere su eventuali cali del prezzo del petrolio nelle prossime settimane. A quanto pare, il recente record sarebbe stato originato non tanto da scommesse rialziste da parte degli speculatori quanto piuttosto da tentativi degli stessi di guadagnare sul ribasso del prezzo (la cosiddetta vendita allo scoperto!); il nuovo record sarebbe quindi dettato non tanto dalla voglia di rialzo di questi operatori quanto invece dall’esigenze degli stessi di coprire posizioni ribassiste (e perdenti). I dati sugli scambi delle ultime settimane evidenzierebbero una minor attività sul mercato; indizio che potrebbe essere, secondo alcuni analisti, il preludio di una correzione verso il basso del prezzo. Sarà un indizio valido? Per il momento si può solo dire che il mercato future del petrolio sta “dimagrendo” e che probabilmente i ribassisti che hanno chiuso le posizioni in perdita sono “piccoli trader”: professionisti o poveri sconsiderati non importa.