Il texano Rod Cameron Stringer millantava che la sua strategia d’investimento garantisse un guadagno del 61% l’anno. Gli investitori, ben felici, gli hanno dato 45 milioni di dollari. Joseph Forte dalla Pensylvania ha invece raccolto 50 milioni, assicurando ogni anno performance tra il 18% e il 37%. La Biltmore Financial giurava che i suoi fondi non avrebbero mai perso: «mai sotto lo 0%» era lo slogan. Peccato che fossero tutte frottole. Truffe. Quelle che gli americani chiamano schema Ponzi. Il texano Stringer ha investito solo il 20% dei soldi che gli investitori avevano puntato su di lui: il resto l’ha usato – scrivono gli sceriffi del mercato Usa – per mantenere il suo stile di vita «mondano». La Sec, la polizia federale per la finanza, tra il 2008 e il 2009 ha scoperto quasi 30 frodi di questo tipo per un danno superiore ai 60 miliardi di dollari. Madoff ha realizzato quella più eclatante. Robert Allen Stanford la più recente. Ma esistono decine di casi simili. Dopo anni di mercati euforici in cui c’erano guadagni per tutti – truffatori e truffati inclusi – la crisi delle Borse sembra avere per corollario un’impennata delle frodi. E con la fiducia dei risparmiatori al minimo storico, la lotta ai crimini dei colletti bianchi è destinata a diventare per il Presidente Obama una sfida prioritaria quanto la crisi del credito. Fino a un anno fa sembrava che le truffe fossero sempre più limitate. Secondo i dati del Dipartimento di Giustizia Usa, le frodi finanziarie sono diminuite del 48% dal 2000 al 2007, le truffe assicurative sono calate del 75% e quelle legate a titoli del 17%. I dati della Syracuse University, riportati recentemente dal «New York Times», sono simili: tra il 2000 e il 2007 i crimini dei “colletti bianchi” si sono dimezzati. Si pensi poi che la Sec tra il 2000 e il 2004 ha scoperto solo 51 frodi relative a hedge fund, con danni stimati ad appena 1,1 miliardi. La riduzione, però, era un’illusione data dal boom della Borsa. Il 2008 e il 2009 hanno infatti invertito la rotta. Solo sul sito internet della Sec si trovano decine di truffe, che ripercorrono in vario modo lo schema Ponzi oppure quello che gli americani chiamano “boiler room”. Caldaia. I casi sono i più svariati, piccoli o grandi. Ma in fondo tutti simili. Anthony James, advisor della Florida, ha raccolto 5,3 milioni di dollari da 40 clienti. Invece di investirli, però, ha usato 2,4 milioni per il suo shopping quotidiano e 2,8 milioni per rimborsare i clienti che volevano uscire. La Sec lo ha scoperto il 23 dicembre. Jeanne Rowzee e altri suoi colleghi californiani, invece, hanno rubato più di 20 milioni di dollari. Arthur Nadel, invece, diceva agli investitori che i suoi 6 hedge fund avevano 300 milioni di dollari di attivi in gestione. La Sec, a gennaio 2009, ha trovato un solo milione. Tanti piccoli Madoff. Bene inteso: le truffe capitano ovunque. In Francia c’è stato il caso Kerviel e persino in Svezia i giornali locali parlano di “boom” di frodi finanziarie. Ma è difficile quantificarle. Solo negli Usa ci sono tanti dati aggregati: per questo “effetto ottico” sembra che oltreoceano ci sia un numero maggiore di truffe rispetto all’Europa. Eppure, pur in mancanza di dati comparabili, probabilmente è così: secondo gli esperti, gli Stati Uniti sono effettivamente un terreno più fertile per certi tipi di frodi. Il motivo è banale: oltreoceano vige una minore vigilanza sugli hedge fund rispetto all’Europa. Se nel Vecchio continente le società di gestione sono tutte sottoposte alla vigilanza delle Autorità di ogni Paese (anche se poi materialmente gli hedge fund vengono domiciliati nei vari paradisi fiscali), negli Stati Uniti non è così. Oltreoceano – spiega un esperto – gli hedge fund sono obbligati a comunicare alla Sec le loro posizioni in acquisto di titoli, ma non esiste un controllo strutturato su questi fondi. Qualche anno fa la Sec emanò un regolamento che le permetteva di ispezionare ovunque nel mondo qualunque hedge fund che coinvolgesse investitori americani, ma uno di questi fondi fece causa in Tribunale. E vinse. Così il regolamento, e la vigilanza, si spensero insieme. C’è poi un altro problema, denunciato recentemente dal «New York Times»: l’Fbi non ha abbastanza risorse per combattere i crimini finanziari. Da quando, dopo l’11 settembre, circa un terzo di tutti gli agenti è stato concentrato sulla lotta al terrorismo, scarseggiano le risorse per combattere i reati finanziari. E l’Fbi ora è a caccia di agenti. Obama promette ora una svolta: il giro di vite sulla finanza allegra arriverà anche per gli hedge fund. Gli investitori (e gli elettori) lo sperano.
tratto da articolo del Sole24Ore del 19/02/2008
Per l’appunto….. come dicevamo poco tempo fa. Quasi quasi mando il curriculum all’FBI!

