Una crisi destinata a durare ancora

5 09 2008

CERNOBBIO – Gli economisti presenti nella prima giornata del forum Ambrosetti sembrano piuttosto scettici sulla fine delle difficoltà nei mercati finanziari provocate dalla crisi subprime, sia sul versante dell’economia reale che sul versante puramente finanziario. «Se l’inflazione fa meno paura – ha detto il britannico Jim O’Neill, capo del Global Economic Research alla Goldman Sachs – oggi la vera preoccupazione arriva dall’economia europea candidata a una stagnazione prolungata». L’americano Kenneth Rogoff, ex capo economista del Fondo monetario internazionale e ora docente ad Harvard, ha invitato a non dare per scontata la fine della crisi finanziaria negli Stati Uniti. La crescita stagnante nelle economie dei principali Paesi europei, ha spiegato O’Neill, inventore dell’acronimo Brics (le economie emergenti di Brasile, Russia, India e Cina), rappresenta il vero problema attuale. «Invece Ieri (giovedì 4 settembre) la Bce ha lasciato invariati il tasso di riferimento al 4,25% con la motivazione opposta prevedendo un calo dell’inflazione nell’Eurozona sotto il 2% solo nel 2010». Per il capo economista di Goldman Sachs la Bce «dovrà dovrà diventare un po’ più morbida e abbassare i tassi di interesse nel 2009»; anzi a suo avviso, se «lo scorso luglio l’Eurotower avesse avuto le informazioni disponibili oggi, forse non avrebbe aumentato i tassi». Secondo O’Neill, mentre «tutti si sono concentrati sul problema dei mutui, nessuno ha notato il miglioramento della bilancia commerciale Usa», tanto che «nel secondo trimestre la crescita degli Usa è stata più forte di quella di Europa e Giappone». L’economia mondiale registra complessivamente un tasso di crescita del 3% grazie ai Paesi emergenti, mentre le economie del G7 sono «vicine alla recessione» e l’Italia si trova in una posizione di grande debolezza nell’Eurozona «a causa della bassa crescita della produttività». O’Neill però, invita a non essere pessimisti: «Asia e Brics vanno bene e globalmente l’economia viaggia con una crescita del 3,5%». Quanto agli Stati Uniti Rogoff ha detto che i governi e i mercati sbaglierebbero a considerare «finita» la crisi finanziaria: «Il superamento degli effetti della crisi subprime sarà un processo molto lungo». L’opinione di Rogoff è che un ridimensionamento della taglia del settore finanziario globale è ora una necessità e che non va ostacolato il consolidamento bancario, visto che i depositanti sono garantiti dai fondi assicurativi statali.

tratto da articolo del Sole24Ore del 5/9/2008

Il bello della finanza è che le opinioni possono essere continuamente cambiate, in fondo non è mai chiaro chi abbia ragione. Questa è una notizia che potete facilmente trovare dopo ogni giornata di forte ribasso azionario. Alla prima giornata di discreto rialzo avremo modo di leggere qualcosa di ben diverso….. come se gli scenari economici potessero cambiare in pochi giorni o magari in poche ore. :-)


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