Il mercato immobiliare in Italia

16 07 2008

I segnali di crisi sono sempre più concreti. E non solo all’estero. Il mattone non è più il bene rifugio per eccellenza dove mettere al sicuro un capitale altrimenti a rischio (leggi in Borsa). In molto casi, oggi diventa un bene da vendere perché ormai poco redditizio. Non è un segreto che sul mercato siano aumentate le offerte di case, che chi ha investito per affittare fatica sempre più a trovare inquilini perché i canoni sono troppo elevati, e quindi sceglie di vendere piuttosto che avere la casa vuota. Non solo. «Il mercato della sostituzione, ossia del cambio di abitazione, è ingessato – spiega Luca Dondi di Nomisma -. Molto di quanto arriva sul mercato è fermo perché manca la domanda. È così che continuano ad aumentare i tempi di vendita e a salire gli sconti: il divario tra prezzo richiesto e costo alla conclusione della transazione è del 15%. Mentre le compravendite scendono ancora. Stupisce la tenuta dei prezzi, la cui crescita resta in linea con l’inflazione». Sono queste le linee guida dell’Osservatorio che Nomisma presenterà la settimana prossima, che contiene previsioni di una ripresa non prima del secondo semestre del 2009. Ma la novità è che si è ridotto ai minimi termini l’acquisto per investimento. Dal 20% delle compravendite totali, questo specifico segmento si sta progressivamente portando verso i valori del 2000, quando si aggirava sul 5% delle transazioni. La situazione italiana si differenzia quindi dalla fase di crisi che nazioni come Stati Uniti e Gran Bretagna stanno vivendo – e in cui si respira una pesante pressione per via della discesa dei prezzi del mercato immobiliare residenziale già in atto -, ma non resta immune dalle reazioni emotive che seguono alle notizie che arrivano da oltre frontiera.
«La difficoltà è anche quella di individuare – continua Dondi – una linea di sviluppo per il futuro. Per questo motivo gli indicatori che emergono dal nostro Osservatorio focalizzato sulle 13 maggiori città italiane sono tutti negativi». Ma sono proprio le anomalie del nostro Paese che per ora lo tengono al riparo dalla burrasca. Fattori frenanti per l’economia come la scarsa mobilità dei lavoratori, la poca propensione all’indebitamento delle famiglie e il fatto che il parco residenziale sia costituito per la maggior parte da prime case di proprietà al momento permettono al segmento residenziale di non subire pesanti contraccolpi. E per i prossimi mesi? L’arrivo di una nuova “colata” di cemento, sulla scia dei progetti di Governo ed Enti locali, unita al numero crescente di annunci di vendita, produrrà un aumento dell’offerta che non necessariamente la domanda saprà assorbire. «Oggi il 40% delle compravendite è costituito da nuova edilizia – dice Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme – contro il 25% di dieci anni fa. Una forte componente che se subirà contrazioni inciderà pesantemente sul sistema. Siamo all’inizio di una fase di calo dei prezzi. Anche per via del deciso calo della domanda d’acquisto». Partita soprattutto dalla disaffezione al mattone come investimento. «Bisogna distinguere due grandi aree – dice Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – quella dell’investimento privato e quella degli investitori. Per le famiglie oggi è più difficile accedere al credito (secondo i dati Nomisma il 22% delle famiglie italiane ha un mutuo per un totale di 226 miliardi di euro di erogato a fine 2007) e la domanda è quindi in flessione. Si stima che quest’anno chiuda con una flessione delle compravendite del 10 per cento. In cambio i prezzi restano stabili almeno in termini reali, in linea con l’inflazione». Cospicuo è anche il patrimonio immobiliare dei Comuni, 320 miliardi di euro in totale ma soltanto 20 miliardi (pari a 14 milioni di metri quadrati) di beni residenziali. «Una pioggia di immobili che potrebbe arrivare sul mercato qualora i Comuni decidessero di fare cassa – spiega Breglia – per rifarsi del mancato introito dell’Ici. Le due operazioni già messe in atto dai Comuni di Torino e Milano hanno avuto esiti positivi. Ma a fare male al mercato immobiliare è soprattutto la crisi economica. Si compra casa se si ha la prospettiva di un lavoro». Ancora di più, se c’è crisi, si riduce l’investimento nel mattone a scopo di reddito. Soprattutto oggi che non si trovano gli inquilini. E il rendimento annuo lordo di un appartamento non supera il 4,5% contro il 6% di cinque anni fa. Come dire: rendimento inferiore e più rischi rispetto ai titoli di Stato. Secondo l’ultimo Osservatorio dell’Agenzia del Territorio dedicato al 2007 le compravendite totali sono scese del 7,1%, il 4,6% nel segmento residenziale. Il dato è peggiore delle stime, basate sui valori positivi degli anni passati. Le compravendite sono scese a 806.225 transazioni contro le 845.051 del 2006. E i prezzi? Anche sul fronte quotazioni si evidenzia un cambiamento di trend: l’aumento dei valori è omogeneo nei Comuni non capoluogo e nelle grandi città, che finora invece hanno trascinato il mercato. Secondo l’Agenzia del Territorio, il prezzo medio al metro è pari a 1.557 euro (+2,6% rispetto al semestre precedente e +5,5% su base annua), con una crescita però rallentata rispetto a quella registrata nel semestre precedente. Su quest’ultimo punto dal l’Agenzia sottolineano che i prezzi del residenziale sono saliti nei grandi Comuni in media del 35% negli ultimi tre anni.

tratto da articolo de IlSole24Ore del 16/07/2008

Questa prima parte dell’articolo evidenzia bene le caratteristiche della situazione italiana nel mercato immobiliare, forse diversa da quelli di altri paesi, ma con rischi analoghi e comuinque da prendere in adeguata considerazione.

Ma come si comporterà il mercato immobiliare di fronte ad un’eventuale crescita dell’inflazione? Nel lungo termine proteggerà il potere d’acqusito dei risparmi meglio di altri strumenti di investimento? In passato si è dimostrato un buon modo per difendersi dall’inflazione; si confermerà tale anche nel caso di una crisi sistemica del mercato immobiliare?

Staremo a vedere…. intanto è meglio sperare in un contenimento dell’inflazione!!!!!!


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Una risposta

20 07 2008
Sabino Berardino

sarà che c’è la crisi, ma determinate nicchie tirano tant’è che l’appartamento di fianco al mio è stato venduto: superficie praticamente uguale al mio, prezzo che nel giro di 5 anni (l’ho comprato nel 2003) sarebbe raddoppiato; hanno sfrattato i vecchi inquilini, vuoto per un anno, venduto comunque nonostante un prezzo – a mio giudizio – delirante

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