Da sempre il calcolo dell’inflazione è stato oggetto di dibattito e a volte di dure critiche: da una parte i governi in carica e gli istituti ufficiali di statistica, dall’altra le forze politiche di opposizione, i sindacati e le associazioni dei consumatori. Il punto del contendere è sempre stato il divario tra inflazione ufficiale inflazione percepita (dai consumatori). Si tratta di un problema non certo irrilevante che influisce fortemente sulle politiche economiche, i rinnovi contrattuali e l’evoluzione complessiva del sistema economico e finanziario.
Come scrive Ennio Caretto in un suo articolo nel numero de “Il Mondo” di settimana scorsa, l’argomento sta diventando caldo anche negli USA a seguito dell’attuale surriscaldamento dei prezzi. E anche se la Federal Reserve respinge ogni critica sul calcolo dell’inflazione, non si può fare a meno di notare la verve critica del “Wall Street Journal” sull’argomento.
Va detto che un tale dibattito non deve certo sorprendere. Chi tesse le politiche economiche di un paese sa bene quanto contino le aspettative, soprattutto in tema di inflazione. Più si incrementano le attese di un’alta cresita dei prezzi, maggiore sarà la spinta in questo senso: insomma, una sorta di profezia autorealizzantesi. In tal senso, l’approccio di banche centrali e governi non è del tutto biasimabile.
Tuttavia c’è da chiudersi se sia biasimabile un atteggiamento dettato dalla volontà di minimizzare una dinamica inflazionistica sfavorevole. Ad esempio, perchè non creare indicatori alternativi e complementari al classico “indice dei prezzi al consumo (o alla produzione)” nelle sue svariate versioni?
Una corretta analisi economica e sociologica del potere d’acquisto (e quindi non semplicemente dei prezzi) potrebbe tenere in considerazione le relazioni tra stipendi e costo di accesso alla casa o tra retribuzioni e costo di accesso all’automobile. L’intento non sarebbe quello di sconfessare i dati statistici classici di inflazione, quanto completarli per avere un dato sociologico ed economico più trasparente: il concetto di potere d’acquisto non va visto solo in funzione della spesa al supermercato, ma anche in relazione alla possibilità di acquistare beni funzionali alla dignità della persona e all’equità nell’accesso alle risorse, alla tecnologia e ai mezzi di informazione.


troppo saggio…mi sa che la saggezza non è dote richiesta a certe teste..Sempre interessante leggerti..