Crisi finanziarie e voglia di autocritica

17 05 2008

Tassi d’interesse, valute, moneta. La riduzione dei tassi-guida della Fed è probabilmente l’ultima per questo ciclo di politica monetaria espansiva. Il problema per Bernanke & Co. si è meglio ridotto e precisato e si può riassumere nella parola confidence. Come scrisse Walter Bagehot in «Lombard Street» del 1873: «Credito significa che una certa confidence (fiducia) è data e una certa fede riposta. Ciò è giustificato? Quella fiducia è saggia? Tali sono le domande cardinali». E queste questioni cardinali non possono essere risolte da tassi bassi ma solo dal ritorno della fiducia: fiducia delle banche tra di loro o quanto meno fiducia che il ruolo “bancocentrale” del prestatore di ultima istanza sarà svolto fino in fondo. E questo è stato fatto, sia dalla Fed che dalla Bce. Contrariamente alla saggezza convenzionale, la Bce non è stata meno attiva della Fed sul versante diverso dal movimento dei tassi: se la Fed ha dato l’impressione di essere più inventiva è solo perché aveva bisogno di inventare mentre la Bce non aveva bisogno. Lo statuto di quest’ultima dà molta più latitudine dello statuto della Fed nella scelta delle controparti cui prestare e nella scelta dei titoli da accettare in garanzia, e di questa libertà ne ha fatto buon uso. La Fed ha invece dovuto talvolta agire «ai limiti della legalità» (Paul Volcker), specie nel caso della Bear Stearns. Tuttavia, i mercati si sono rassicurati, forse proprio perché hanno visto la determinazione della Fed nello sfidare «i limiti della legalità» pur di mantenere oliate le giunture del sistema finanziario.
Anche le azioni recenti della Banca d’Inghilterra vanno nello stesso senso; e l’analisi che le accompagna ha opportunamente sottolineato come le valutazioni che il mercato dà di molti titoli legati al subprime avrebbero senso solo se «la probabilità di insolvenza dei mutui sottostante fosse almeno del 76% e solo la metà del valore del prestito residuo potesse essere recuperata vendendo l’immobile in garanzia. Dati evidentemente da catastrofe biblica, non da crisi economica» (Marco Onado, Il Sole 24 Ore del 3 maggio 2008). Insomma, la fase acuta è finita, e ora siamo nella fase di convalescenza, che si annuncia lunga dato che il primum movens – la riduzione dei prezzi delle case – ha ancora strada da fare. Le tensioni tuttavia non sfoceranno in rischi sistemici; questi sono circoscritti dal l’azione pressante e potente delle Banche centrali.
Sul fronte dei tassi a breve si annuncia un periodo di stabilità, dato che sia la Fed che la Bce non hanno grandi ragioni di muoverli. I tassi a lunga, sia nominali che reali, hanno cessato di ridursi a marzo e, in concomitanza con lo stemperarsi della crisi del credito e con segnali di tenuta dell’economia reale (meno peggio del previsto in America e meglio del previsto nell’Europa continentale) si sono stabilizzati. Anche qui non sono da attendersi strappi, né in un senso né nell’altro.

tratto dal sito del Sole24Ore del 17/5/2008

Un ottimo articolo (è una parte!) del Sole24Ore per chiudere la settimana! Nel frattempo La banca centrale americana sembra stia riflettendo su quello che è stato il proprio ruolo nella formazione delle bolle speculative degli utlimi 10 anni (ben 2!) e pare abbia la volontà di fare anche un pò di autocritica: il momento pare opportuno, dato che la crisi sembra acquietarsi e il governatore oggetto di eventuali critiche si limita oggi a scrivere articoli (in verità piuttosto influenti!). Allora è proprio il momento di farsi qualche domanda e chiedersi se davvero le autorità monetarie dovrebbero farsi carico, oltre che di difendere il sistema fiannziario nel suo complesso, anche di sorreggere e quindi avallare un certo modo (piratesco) di fare finanza (come forse ci è semrbato di assistere in questi anni). Forse è bene che i pirati vadano incontro alla propria sorte quando sbagliano, in fondo al mare (in senso metaforico ovviamente)!


Azioni

Informazione

Lascia un commento